Ailanto, la "pianta-killer" che sgretola i monumenti catanesi: è emergenza

Una specie non endemica, originaria della Cina che, secondo la forestale, rappresenta per Catania una seria minaccia

Cresce a dismisura fagocitando tutto ciò che incontra e si moltiplica in modo incontrollato creando danni seri agli edifici. Non parliamo di un mostruoso animale, ma di una pianta-killer, sempre più presente nel territorio etneo. Il suo nome  è "alianto", meglio conosciuto come "albero del paradiso". Una specie non endemica, originaria della Cina che, secondo la forestale, rappresenta per Catania una vera e propria emergenza. Per gli esperti si tratta della specie invasiva con il più alto potenziale distruttivo per i beni archeologici.

Tanto che al cimitero di Catania, in occasione delle festività dei morti, è appena stata eseguita una bonifica da parte del comune. Purtoppo, come spiegano gli stessi responsabili dell'area tecnica - questi alberi torneranno a moltiplicarsi a breve. Con ambrosia e senecio, infatti, l'ailanto è considerata la pianta più infestante d'Italia e la sua invasività è dovuta all'enorme numero di semi prodotti: fino a 250 mila per albero all'anno.

"Ultimamente - spiega Lara Riguccio, dirigente del Servizio Verde pubblico - personale del comune e operai della forestale e della multiservizi sono intervenuti per eliminare l'ailanto, oltre che all'interno del cimitero, anche nel boschetto della plaia, nel giardino bellini e nel parco gioieni. E questo non soltanto per salvaguardare le biodiversità eliminando le piante infestanti per proteggere quelle piante cosiddette mediterranee, ma anche per per evitare danni alle costruzioni".

"Ci siamo impegnati al massimo perché consideriamo l'ailanto un'autentica minaccia, - sottolinea il comandante del distaccamento forestale di Catania, Andrea Munzone - le sue radici possono provocare gravi danni a palazzi, case, strade e, senza che all'esterno si veda nulla, con le radici che si insinuano nel terreno, anche a serbatoi, pozzi e canalizzazioni".

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E' cresciuto anche su molti monumenti antichi ed è pericolosissimo perché li sgretola con il proprio apparato radicale. Il Cai ha rimosso questi alberelli dal prospetto della chiesa di San Nicolò l'Arena, ma altre piante di questa specie si trovano sul prospetto della Santissima Trinità, nel teatro antico, nelle terme della Rotonda, nel muro della biblioteca comunale.

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