Le "bandiere" della mafia sulle piazze di spaccio a San Berillo Nuovo: 40 arresti

Il clan Cappello-Bonaccorsi e i Cursoti Milanesi avevano raggiunto un equilibrio dopo momenti di fibrillazione per il controllo del quartiere. Le forze dell'ordine nel 2017 avevano arrestato 4 pregiudicati che giravano armati con l'intento di compiere un’azione dimostrativa contro i rivali

Stesso quartiere ma due piazze di spaccio differenti controllate rispettivamente da due gruppi riconducibili alla criminalità organizzata catanese: il clan Cappello- Bonaccorsi e i "Cursoti milanesi". Un equilibrio che è stato raggiunto dopo un periodo di tensione tra le due consorterie che si contendevano il controllo capillare delle vie del quartiere, e che ha portato alla identificazione dei "confini" delle aree d'influenza con due bandiere. I Cappello-Bonaccorsi avevano scelto la bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti d'America, mentre i Cursoti milanesi una più semplice bandiera calcistica del Milan, che rappresentava l'ovvio riferimento all'origine del gruppo criminale. La maxi operazione odierna della polizia ha portato a  quaranta misure restrittive disposte dalla Procura distrettuale a carico degli esponenti dei due gruppi criminali accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso: 30 sono stati condotti in carcere e 10 agli arresti domiciliari. Le foto e i nomi degli arrestati

"Con questa operazione si recide un altro importante canale di approvigionamento di profitti illeciti delle organizzazioni - ha dichiarato il procuratore capo Carmelo Zuccaro - un'azione mirata a far tornare il quartiere sotto il controllo dello Stato". "Non è un caso che l'operazione sia stata denominata 'Tricolore' - ha continuato il questore Mario Della Cioppa - proprio per riaffermare la presenza delle istituzioni. Le piazze devono rimanere libere da questi 'semi del male' e tornare a essere vissute liberamente dai cittadini".

Le indagini

L’indagine prende le mosse dagli arresti eseguiti nel gennaio del 2017, quando le forze dell'ordine hanno fermato quattro persone che giravano per il quartiere armati fino ai denti, segno che era in atto un momento di fibrillazione tra i gruppi criminali che si contendevano il territorio. In quella occasione infatti vennero arrestati quattro pregiudicati vicini a Rosario Pitarà conosciuto come “Sarettu u furasteri” , storico esponente di rango apicale del clan mafioso dei Cursoti Milanesi, in possesso di numerose armi da guerra e armi da fuoco clandestine, in procinto di compiere un’azione di carattere dimostrativo contro il clan rivale.Grazie al supporto di presidi tecnici, gli investigatori hanno dimostrato infatti l’esistenza, nel rione popolare di San Berillo Nuovo, di due distinte “piazze di spaccio” di sostanze stupefacenti (trafficanti in cocaina e marijuana), a breve distanza l’una dall’altra, la prima (quella in Corso Indipendenza – Angolo via La Marmora) gestita dal gruppo mafioso organicamente riconducibile al clan mafioso Cappello – Bonaccorsi, con a capo Lorenzo Christian Monaco, ovvero colui che aveva ricevuto da Salvatore Bonaccorsi, figlio di Concetto Bonaccorsi ed esponente apicale dei “Carateddi” (oggi entrambi collaboratori di giustizia), l’investitura per gestire la proficua attività nel complesso, preoccupandosi anche di definire i confini con gli altri gruppi mafiosi operanti sul territorio. La seconda, invece, operativa in zona limitrofa alla prima e precisamente in via San Leone, è gestita da diversi soggetti riconducibili – per la loro storia pregressa – al clan dei “Cursoti Milanesi”.

Le piazze di spaccio

Nel corso dell’attività d’indagine sono stati acquisiti elementi comprovanti le capacità dei due gruppi mafiosi di imporre il loro controllo sul territorio tramite un articolato sistema di pusher, vedette e custodi della sostanza stupefacente che garantivano la gestione, prolungata e continuativa, delle due piazze di spaccio e ciò nonostante alcuni interventi delle forze dell’ordine che eseguivano alcuni arresti dei sodali. La "piazza" dei Cappello-Bonaccorsi era oprativa dalle 15 del pomeriggio fino alle 4 del mattino con una media di 150 cessioni di droga al giorno tra cocaina e marijuana per un profitto stimato in 5 mila euro al giorno, mentre i "Cursoti milanesi" differenziavano i punti di spaccio per tipologia: in piazza San Leone, dal pomeriggio fino a mezzanotte, la marijuana; la cocaina invece veniva vendita all'interno dell'abitazione di Matteo Pitarà, fratello di Rosario.

Gli spacciatori in azione

Lo stampo mafioso dell'organizzazione criminale è confermato dal contesto investigativo di riferimento da cui si è appreso che i proventi dello spaccio non solo fossero destinati all’autofinanziamento della consorteria criminale ma anche al mantenimento dei criminali in carcere, secondo note e consolidate pratiche che impongono ai soggetti non raggiunti da misure restrittive di contribuire al sostentamento dei sodali, soprattutto di quelli aventi un ruolo apicale.

L'organizzazione

L'arresto del boss latitante

La capillare e articolata attività di indagine ha consentito di individuare non solo i fornitori delle piazze di spaccio, legati alla criminalità organizzata campana, ma anche di risalire a soggetti che sin da subito sono apparsi coinvolti nel favoreggiamento della latitanza di Concetto Bonaccorsi, storico boss, unitamente al fratello Ignazio, dell’omonima famiglia, detta dei “Carateddi”, alleata con il clan Cappello.L’accurato monitoraggio telefonico e l’osservazione diretta dei movimenti di tali soggetti, orbitanti in provincia di Pistoia, sono sfociati nell’aprile del 2017 nell’individuazione dell’abitazione in cui Bonaccorsi si era rifugiato, consentendone l’arresto dopo una latitanza protrattasi dal settembre del 2016.

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