Traffico e spaccio di droga tra Bronte e Catania, blitz dei carabinieri: 12 arresti

Lo stupefacente, che proveniva da vari canali di approvvigionamento, riferibili sia a Paesi limitrofi sia ai quartieri Librino e Villaggio Sant’Agata della città di Catania, veniva poi rivenduto nel territorio brontese con ricavi notevoli

Su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, nelle prime ore del mattino, 60 carabinieri del comando provinciale di Catania, con l'aiuto di unità cinofile, di militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e della compagnia d’Intervento operativo del 12° Reggimento Sicilia nonché da un elicottero del 12° NEC, hanno dato esecuzione, a Bronte, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini Preliminari nei confronti di 12 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

I nomi dei 12 arrestati

Operazione Sciarotta | VIDEO

Il provvedimento trae origine da una complessa indagine condotta dalla compagnia dei carabinieri di Randazzo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, mediante attività tecniche e servizi di osservazione sul territorio.

E' stata così scoperta un’organizzazione ben strutturata finalizzata alla detenzione e vendita di marijuana nella città di Bronte e territori limitrofi. L’attività si è svolta nell’arco temporale tra il mese di febbraio e il mese di novembre 2017 e ha consentito di monitorare le dinamiche della piazza di spaccio, definendo i ruoli ricoperti, le modalità nonché i luoghi dove veniva occultata la sostanza stupefacente. Si è accertato a tale proposito che la sostanza era custodita presso immobili rurali e terreni in modo da eludere gli accertamenti in ordine alla riconducibilità dello stupefacente all’organizzazione in caso di sequestro.

Lo stupefacente, che proveniva da vari canali di approvvigionamento, riferibili sia a Paesi limitrofi sia ai quartieri Librino e Villaggio Sant’Agata della città di Catania, è stato poi rivenduto nel territorio brontese con ricavi notevoli, derivanti dal fatto che gli indagati, esercitando un ruolo dominante sul territorio nel traffico di stupefacenti, erano in grado di determinare il prezzo di ogni singola dose di sostanza spacciata.

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