"Calatino terra di accoglienza ma anche di emigrazione", l'allarme della Cgil: 400 lavoratori a casa

Gli ex lavoratori del centro profughi più grande d'Europa sono 350 e avevano un contratto a tempo indeterminato, 70 quelli a tempo determinato. Adesso sono in fortissima difficoltà

Era un'assolato pomeriggio dello scorso anno quando l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini chiuse definitavamente il Cara di Mineo, il centro d'accoglienza più grande d'Europa, aperto dal suo predecessore leghista Roberto Maroni per fronteggiare l'emergenza sbarchi dovuti alla primavera araba.

Sembra un'era geologica fa eppure sono passati pochi mesi. Salvini, vedendo i lavoratori in protesta dinanzi l'ingresso, aveva risposto con un lapidario "tweet" ai giornalisti: "Il futuro lavoratorivo della Sicilia non è nell'immigrazione".

I numeri

Nel 2011 svariate furono le proteste dei sindaci, dei cittadini che non volevano il Cara. Il centro nel territorio di Mineo, invece, è divenuto nel tempo fonte di sostentamento per centinaia di famiglie del Calatino che vi lavoravano, ha fatto fiorire un certo indotto, ha consentito l'apertura di strutture recettive che ospitavano le forze dell'ordine in servizio. Insomma dalle proteste si è poi passati a una convivenza per un territorio economicamente depresso e fortemente caratterizzato dall'emigrazione, soprattutto dei giovani.

Da luglio 2019, però, il Cara ha lasciato macerie. Sono circa 350 i lavoratori a tempo indeterminato rimasti in mezzo a una strada a cui si aggiungono circa 70 che erano a detempo determinato. Una mannaia per quasi 400 famiglie. Ma non solo: a Caltagirone ha chiuso i battenti l'hotel Nh che ospitava le forze dell'ordine in servizio al Cara, a Mineo diverse le attività commerciali che hanno subito una netta contrazione e altre attività, più piccole, dell'accoglienza diffusa hanno visto crollare il fatturato.

L'incontro della Cgil

Nella giornata di ieri la Cgil del Calatino ha discusso di questa enorme emergenza in un incontro dal titolo "Accoglienza, integrazione e politiche del lavoro" con la presenza di una delegazione dei lavoratori dell'ormai ex Cara.

Francesco D'Amico, della Cgil Filcams di Caltagirone, spiega che "i lavoratori del Cara non hanno ammortizzatori sociali, ma soltanto la Naspi che si sta riducendo in maniera progressiva e gli importi sono insufficienti per arrivare a fine mese anche perché moltissimi contratti erano part time".

"Le famiglie hanno fortissime difficoltà - continua - e noi abbiamo già chiesto la costituzione di un bacino dei lavoratori dell'accoglienza: sono operatori che hanno maturato professionalità ed esperienza".

Tutti gli esponenti della Cgil concordano sul fatto che anche un grosso indotto ha patito la chiusura del centro: "Abbiamo calcolato che circa 1000 persone lavoravano per l'indotto del Cara tra albergatori, ristoratori, panifici. Ci sono stati sino a 3mila ospiti e circa 400 componenti delle forze dell'ordine. In un territorio che patisce una forte crisi economica, specie nell'edilizia e nell'agricoltura, rappresentava una fonte di sostentamento per molti".

Mimma Argurio, della Cgil Sicilia, e Giacinto Milazzo, della Filcams Cgil Sicilia hanno chiesto incontri con il prefetto e stanno preparando una lettera per lamentare il mancato rispetto di alcuni impegni presi con i lavoratori tra cui il versamento del Tfr e di diverse spettanze arretrate.

Il futuro dell'accoglienza

Nel Calatino dovrebbero sorgere dei centri collettivi di accoglienza che potrebbero dare circa 100 posti di lavoro. Si tratta di piccoli centri diffusi sul territorio. La Cgil aveva chiesto una clausola sociale che consentisse di avere un canale privilegiato per i lavoratori ex Cara, ma non è stata applicabile perché l'appalto era già in corso e l'Anac ha chiarito l'impossibilità di fruirne.

"Questi lavoratori - prosegue Mimma Argurio - possono essere inseriti in un bacino dal quale attingere, un po' come fatto con i lavoratori dell'igiene ambientale. La vicenda del Cara è una vicenda su cui non vogliamo che si spengano i riflettori: è una vicenda nazionale".

"Infatti - sottolinea Totò Brigadeci, Cgil Caltagirone, con Mimma Argurio - vi sono i lavoratori in mezzo a una strada e centinaia di ospiti del Cara che sono stati sbattuti fuori e vagano per le campagne del Calatino. Occorre affrontare il dramma di una emigrazione da questo territorio incessante e anche il tema dell'immigrazione e dell'accoglienza".

Il processo

Intanto, lo scorso 15 gennaio, è stato aggiornato al prossimo 7 aprile il processo che si celebra davanti al tribunale etneo per turbativa d’asta e falso nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo. Sarà sentito Luca Odevaine, ex collaboratore di Walter Veltroni ed ex membro del tavolo nazionale di coordinamento sui migranti, proprio in qualità di imputato di reato connesso. E' stato condannato a sei mesi di reclusione con patteggiamento

Tra i 15 imputati anche l’ex sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione, in qualità di allora soggetto attuatore del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d’Europa, che aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Tra gli altri imputati ci sono l’allora sindaco di Mineo, Anna Aloisi; l’ex presidente del consorzio Sol.Calatino, Paolo Ragusa; l’ex direttore del consorzio 'Calatino terra d’accoglienzà, Giovanni Ferrera; gli ex vertici delle Ati interessate.

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I randagi

Via il lavoro e i migranti,  rimaste le inchieste giudiziarie, il Cara di Mineo sta ancora facendo i conti con i tantissimi cani randagi rimasti dentro la struttura. L'allora ministro Salvini, sollecitato dal sindaco di Mineo, aveva fatto un appello per l'adozione. A luglio erano 117 e se ne prendeva il Comune con le associazioni, adesso sono circa 60 e l'Enpa ha fatto un appello al ministro Lamorgese per le adozioni e una fattiva collaborazione. Anche i cani vanno via dal Cara.

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