Cara di Mineo verso la chiusura, è allarme per i possibili licenziamenti

La prefettura solleciterà una definizione delle procedure affinché vengano rispettati i diritti elementari dei lavoratori

Entro il 5 maggio il Cara di Mineo si svuoterà ulteriormente, con la partenza di 450 ospiti su 780. Sono più che a rischio i 162 lavoratori del centro di accoglienza. "Vanno ricollocati da Stato, Regione, città metropolitana: la politica ha innescato questa vertenza, la politica trovi ora soluzioni all’emergenza occupazionale che rischia di esasperare un disagio sociale già gravissimo nel nostro territorio”. Lo dichiara la segretaria generale della Uil di Catania, Enza Meli, che ha incontrato con il vicecapo di gabinetto della Prefettura Tommaso Mondello,il rappresentante del prefetto Claudio Sammartino. Nel corso della riunione gli esponenti della Uil hanno anche evidenziato i ritardi nei pagamenti ai lavoratori del centro di Accoglienza.

“Si sono già accumulati – affermano gli esponenti sindacali – due mesi di arretrati e mai come in questo caso possiamo dire che piove sul bagnato, aggiungendo sofferenza a preoccupazione. Tutto nasce da ostacoli burocratici. La prefettura, stando agli impegni assunti con la Uil, solleciterà una definizione delle procedure affinché vengano rispettati i diritti elementari dei lavoratori”. “Attualmente i circa 780 ospiti sono assistiti da 41 addetti alla cucina e 37 pulizieri, un direttore, 5 addetti amministrativi, 5 coordinatori, 3 insegnanti, 29 operatori di base più 10 persone a tempo determinato, 5 psicologi più 4 a partita iva, 11 mediatori culturali, 5 assistenti sociali e 6 operatori legali. A loro - conclude la sindacalista - vanno aggiunti i lavoratori dell’indotto. Questi numeri, ma anche la dimensione del Cara di Mineo che per lungo tempo ha rappresentato la struttura-simbolo del sistema italiano di accoglienza, rendono evidente come questa vertenza abbia rilievo nazionale e meriti attenzione pure in sede comunitaria. A oggi la Prefettura annuncia solo la futura apertura di un nuovo centro dalle dimensioni ridotte, senza certezze su tempi e individuazione del sito. Siamo preoccupati. Non si può più giocare sulla pelle dei lavoratori, attendiamo risposte chiare e concrete”.

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