"Nitto Santapaola fu venduto da Ercolano", i verbali del collaboratore Squillaci

Le dichiarazioni di Franco 'Mattiddina' raccolte dai magistrati:"Pippo Ercolano fu ricompensato con un miliardo di lire"

Omicidi, strategie di potere, dissidi interni e una scia di sangue che resta ancora viva nella memoria di Francesco Squillaci: la lettura dei verbali delle dichiarazioni rese ai magistrati da Franco “Mattiddina”, tra l'aprile e il settembre del 2018, restituisce i termini di quella che dagli inquirenti viene definita una volontà di collaborazione “genuina”. Un personaggio di alto spessore criminale che però decide, dopo venticinque anni di detenzione ininterrotta di iniziare a “vuotare il sacco”. Sono ben nove gli interrogatori che raccolgono i ricordi e i dettagli del “nuovo” collaboratore che - oltre ad aver fornito riscontri definitivi su fatti di sangue occorsi tra la fine degli anni '80 e il 2007 - contengono anche un capitolo dedicato alla “storia criminale” di cosa nostra catanese. Squillaci, come lui stesso racconta, fu affiliato nel 1994 per volere di Aldo Ercolano e scelse come padrino Eugenio Galea, all'epoca rappresentante provinciale del clan Santapaola-Ercolano.

La latitanza e le “coperture”

Franco “Mattiddina” ripercorre gli anni in cui, secondo quanto lui stesso dichiara, la criminalità organizzata operante a Catania e provincia, godeva di complicità e coperture significative: “Durante la carcerazione noi uomini d'onore parlavamo spesso del fatto che Nitto Santapaola avesse amicizie importanti nell'ambito giudiziario e nelle forze di polizia – racconta ai magistrati - tra l'altro noi venivamo sempre a conoscenza quando c'era un blitz nei nostri confronti. “Quando facevamo dei veri e propri summit nella villa di Ragalna, durante la latitanza di mio padre e poi durante la mia, noi eravamo tranquilli che nessuno delle forze dell'ordine sarebbe intervenuto. Noi uccidevamo persone, trascorrevamo la latitanza e facevamo summit a Ragalna, senza che nessuno ci disturbasse. Mentre sarebbe bastato seguire i nostri parenti per arrestarci tutti”.

Le strategia stragista

Da “responsabile” della zona di Piano Tavola e dintorni, Squillaci godeva della fiducia dei capi del clan: a partire proprio da Nitto Santapaola che incontrò diverse volte durante la latitanza: “Ricordo anche che quando Nitto mi disse che voleva venirci a trovare a Ragalna – racconta ancora - io gli rappresentai il pericolo perché ci radunavamo numerosi affiliati per decidere e commettere omicidi, Ma Nitto mi disse che non c'era alcun problema e che lì eravamo al sicuro, senza specificarmi altro. Sto parlando del periodo immediatamente prima delle stragi, perché dopo l'omicidio Falcone Nitto ci fece sapere che dovevamo prepararci al peggio”. Nitto Santapaola, secondo Squillaci, non condivideva la strategia stragista voluta dai corleonesi. Su questo argomento Squillaci, nel verbale del 30 maggio del 2018, riferisce che il suo “padrino” Eugenio Galea gli raccontò di una riunione avvenuta in un luogo imprecisato tra tutti i capi provincia della Sicilia. Consesso che, secondo quello che gli raccontò Galea, fu disertato da Santapaola. “Mi disse che Nitto giustificò la sua assenza dicendo che aveva addosso la pressione delle forze dell'ordine e che non voleva far correre rischi agli altri presenti, ma in realtà aveva paura per la sua incolumità perché i rapporti con i corleonesi non erano più così buoni, e la sua posizione da esplicitare nel corso della riunione era quella di prendere tempo e cercare di farli ragionare perché non era d'accordo sulle stragi. Al contrario, i corleonesi, in particolare Totò Riina erano convinti della strategia e quindi volevano che tutte le province si sporcassero le mani”. Squillaci definisce “significativo” il fatto che prima della strage di Falcone, “Leoluca Bagarella venne a Catania per fare uomo d'onore Santo Mazzei”. Secondo loro “Nitto ora si stava tirando indietro e veniva considerato dai corleonesi un traditore”. Nonostante ci fu chi brindò alla notizia dell'attentato di Capaci (compreso lo stesso gruppo dei “Mattiddina” come lo stesso Squillaci afferma) “Nitto non era affatto felice anzi ci disse che si sarebbe spostato di zona. Voglio precisare cha a Nitto Santapoaola la caccia non gliela diede nessuno fino alla strage di Falcone”.

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L'arresto di Nitto Santapaola

“L'arresto di Nitto Santapaola destò stupore tra noi affiliati detenuti perché capimmo che Nitto era stato venduto”. Furono Eugenio Galea e Natale Di Raimondo, secondo quanto raccontato ai magistrati da Squillaci il 30 maggio del 2018, a dirgli che gli artefici del “tradimento” erano stati “Pippo e Sebastiano Ercolano”. “Anche Vincenzo Aiello e Eugenio Galea mentre si trovavano con me a Catania Bicocca mi confermarono che Nitto Santapaola e u malpassotu furono traditi dai fratelli Giuseppe e Sebastiano Ercolano – si legge ancora nel verbale - il Galea aggiunse che Pippo Ercolano fu ricompensato con un miliardo di lire. Mi dissero anche i ragazzi del mio gruppo che durante il processo Orsa Maggiore quando arrivava in cella Nitto non salutava gli Ercolano”. Tante parti dei verbali di Franco “Mattiddina” sono ancora coperte dagli “omissis”, passaggi che potrebbero contenere dettagli conosciuti da Squillaci sul mondo parallelo della contiguità tra la criminalità organizzata, la politica e il mondo imprenditoriale.

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