Corruzione, condannato l'ex presidente della Pubbliservizi

Il Gup Simona Ragazzi ha condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione Adolfo Maria Messina, e a cinque anni e sei mesi il consulente della società partecipata dall'ex Provincia, Alfio Massimo Trombetta

Il Gup Simona Ragazzi ha condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione l'ex presidente della Pubbliservizi di Catania, Adolfo Maria Messina, e a cinque anni e sei mesi il consulente della società partecipata dall'ex Provincia, Alfio Massimo Trombetta. Il procedimento, per una presunta truffa emersa durante l'inchiesta che ha portato all'operazione 'Cerchio magico' della Guardia di finanza, è stato celebrato col rito abbreviato. I Pm Fabio Regolo e Fabio Saponara avevano chiesto due mesi in meno di condanna per ciascuno degli imputati.

Secondo l'accusa, dalle indagini sarebbe emerso quello che per la Guardia di finanza e' "un collaudato sistema corruttivo orchestrato dall'ex Presidente della Pubbliservizi, Messina, e dal suo stretto collaboratore Trombetta, che indirizzavano l'affidamento di lavori e servizi a imprese traendone svariate utilità".

L'aggiudicazione degli appalti, sostiene la Procura di Catania, è "avvenuta in violazione della normativa di evidenza pubblica rappresentata dal Codice degli Appalti". Dall'inchiesta è sfociato un processo che si celebra col rito ordinario davanti al tribunale.

Le parole del difensore di Messina

"Sono deluso ma non certo sorpreso - afferma il legale Pietro Ivan Maravigna - . Rimane certo la curiosità di capire come siano state superate, in punto di diritto, le nostre eccezioni alla qualificazione giuridica dei fatti che trovano fondamento nella granitica giurisprudenza di legittimità. La delusione diviene, però, più grande per la mancata valorizzazione del contributo informativo dato dal Messina in relazione alla posizione di altri soggetti non ancora coinvolti nelle indagini. Tali dichiarazioni, depositate in modalità integralmente omissata, non sono state ovviamente, in tal modo, valutabili dal giudice ed hanno portato ad una esagerata determinazione della pena. Rimango fiducioso che il giudizio di appello, cessato il clamore iniziale, ricondurrà la vicenda sui binari della corretta interpretazione giuridica".

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