Corso Martiri della Libertà: diritti negati dentro la baraccopoli

Quotidianamente vi abitano circa 160 persone, stando alle stime del Comune. Tra panni sporchi, case di legno, rifiuti, topi costruiscono sogni di cartone

Considerate se questo è un uomo, che vive in una baraccopoli di Corso Martiri della Libertà. Senza dignità. Senza diritti. Vive. Gli occhi indiscreti di Catania lo guardano: tra le fessure che si aprono, tra le crepe dei muri. Passando lungo Via Vincenzo Saitta, la porta d’ingresso, costruita in legno. Qui inizia la fine, la non-vita.

Chi arriva parcheggia, scende dall’auto e percorre la strada nell’indifferenza. Nella normalità. Perché ormai la città è abituata. O addirittura disconosce ciò che riservano le mura di Corso dei Martiri. Spostandoci in Corso Sicilia, infatti, troviamo chi vive un’altra dimensione della città. Come ad esempio la signora Maria Marino, che lavora lì: “C’è una baraccopoli? Guardi non ne sono a conoscenza assolutamente”.

Gli unici a vivere lo scenario sulla propria pelle, i residenti di via Archimede. Ma anche loro sembrano essere preoccupati per la totale e comunque grave mancanza di condizioni igieniche. Nessuno, però, pensa che dentro a quell’enorme fossato, racchiusi da mura solide e spesse, vivono esseri umani. Che siano rom, zingari, poco importa.

La storia sembra ripetersi a distanza di 50 anni. L’area che ospitava il vecchio San Berillo, continua a raccontare una realtà fatta di diritti negati. Furono, infatti, circa 30.000 le famiglie "deportate", dopo che l’intera zona venne totalmente sventrata, con l’intenzione da parte del Comune di avviare un’opera di riqualificazione della città. La loro destinazione: San Leone o nuovo San Berillo.

I lavori non vennero mai portati avanti, a fronte di un’enorme speculazione immobiliare tra privati e pubblico. Oggi la zona ospita un’immensa baraccopoli, dove quotidianamente vivono circa 160 persone, stando alle stime del comune. Tra panni sporchi, case di legno, rifiuti, topi costruiscono sogni di cartone. Il progetto attuale, firmato dall’architetto Mario Cucinella, prevede la creazione di un boulevard alberato, al posto dell’attuale baraccopoli. L’opera dovrebbe coinvolgere tutta la zona che da Corso Martiri della Libertà porta fino alla stazione, edificando musei, alberghi, teatri e negozi. Per Ottobre era già previsto lo sgombero forzato dell’area. Tutto, però, sembra ancora fermo. La storia continua, si ripete: tra le promesse di una città moderna, muoiono i diritti degli uomini.

 

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