Di Giacomo (S.PP): "Che fine hanno fatto i 27 milioni per il nuovo carcere?"

Il sindacato di polizia penitenziaria in una conferenza stampa ha acceso i riflettori sulla mancata realizzazione della struttura a Bicocca

Un nuovo carcere a Bicocca con un ingente finanziamento di 27 milioni rimasto lettera morta e impatanato nei meandri del ministero. Così il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP Aldo Di Giacomo, nel corso di una conferenza stampa tenuta dinanzi al tribunale etneo, ha voluto puntare il dito contro questo immobilismo che rischia di costare caro anche in termini di penali da pagare all'azienda che avrebbe dovuto realizzare la struttura.

Video | L'intervista

"Ci sono 27 milioni - spiega Di Giacomo - messi da parte per realizzare una nuova struttura a Bicocca ma l'allora ministro della Giustizia Orlando ha bloccato il progetto poiché si pensava non fosse più necessaria. Invece oggi siamo con diecimila detenuti in più e la mancata costruzione la dice tanto sul disinteresse della politica sulla questione carceraria".

Il sindacalista ha annunciato di voler valutare la presentazione di un esposto sulla vicenda Bicocca anche perché "la costruzione di un nuovo carcere darebbe dignità ai detenuti e alle condizioni lavorative della polizia penitenziaria".

Di Giacomo ha avuto contatti anche con l'amministrazione comunale etnea sulla vicenda Bicocca e nelle prossime settimane potrebbe esserci un incontro.

Inoltre se il progetto non andrà avanti potrebbe esserci il rischio di dover pagare ingenti penali alla ditta per mancato guadagno.

"Si può consentire tutto questo? - chiede il sindacalista della polizia penitenziaria -. Senza dimenticare che la costruzione di una nuova struttura sarebbe un momento importante per l'economia dell'intera città, dando posti di lavoro e opportunità".

Nel progetto presentato ci sarebbero 400 posti e strutture di sicurezza all'avanguardia anche per impedire evasioni o comunicazioni con l'esterno, una piaga che Di Giacomo sottolinea a più riprese nel corso dell'incontro con la stampa.

"Dai penitenziari - spiega - i detenuti riescono a comunicare con l'esterno e a dare ordini. Lo dicono la Dda, i procuratori e molti altri esperti. Una nuova struttura impedirebbe tutto ciò e garantirebbe una migliore vivibilità. Sono stato a luglio nelle strutture di Catania e in una cella per due persone ve n'erano cinque, senza aria condizionato o ventilatori con un caldo atroce. Una situazione che ricordava un girone infernale dantesco".

Poi la conclusione con alcuni penitenziari che vengono definiti "università del crimine": "Ci sono strutture con forti carenze strutturali. Strutture dove entrano armi, droga, telefonini. A Catania hanno fatto un nuovo sistema dei termosifoni che è esploso subito. Ci sono carenze di personale e va cambiato il sistema di vigilanza dinamica con i detenuti che possono girare e con una mancata rieducazione".

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