Dia, finisce l'era Panvino: "Catania modello vincente"

Dopo cinque anni a capo della direzione investigativa antimafia andrà a ricoprire il ruolo di vicario del questore di Nuoro in Sardegna

Cinque anni di impegno nel contrasto al crimine organizzato nel solco di quel "modello Catania" iniziato sotto la procura guidata da Giovanni Salvi e consolidato con l'arrivo di Carmelo Zuccaro a capo della procura etnea. Renato Panvino, 1° dirigente della polizia di stato, lascia Catania dopo la permanenza a capo del centro operativo della Direzione investigativa antimafia per assumere l'incarico di vicario del questore di Nuoro. Sotto la sua direzione sono stati raggiunti importanti risultati operativi nel campo del contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso in tutta la Sicilia orientale, con la conduzione di significative operazioni di polizia giudiziaria e l’aggressione ai patrimoni illeciti dei clan mafiosi, mediante il sequestro e la confisca di beni per centinaia di milioni di euro.

L'esperienza a Catania

"I tratti distintivi di questo modello investigativo sono stati il frutto di una strategia - ha commentato Panvino - con l'obiettivo di contrastare la mafia militare ma allo stesso tempo di portare alla luce il sistema di potere verticistico che opera nell'ambito, e con il supporto, dei cosiddetti colletti bianchi. Siamo interventuti in maniera decisa aggredendo i patrimoni illeciti accumulati, con sequestri e confische, poiché lo svuotamento delle casse criminali riesce a indebolire in maniera significativa il credito e il potere delle organizzazioni". Panvino tiene particolarmente l'attività investigativa svolta, grazie anche ai funzionari capaci e competenti del centro di Catania, "non ha fatto sconti a nessuno, e non ci sono stati santuari inesplorati". Panvino ha poi rivolto un ringraziamento ai giornalisti che lui stesso ha definito "compagni di viaggio", sottolineandone il ruolo fondamentale nel racconto dei fatti di mafia destinato all'opinione pubblica. "La stampa è importante perché restituisce la dimensione di quello che accade in una città - ha continuato - anche gli investigatori non possono prescindere dalla lettura di tutte le notizie che vengono pubblicate, anche e soprattutto quelle che riguardano il nostro lavoro. Per noi rappresenta anche un parametro di valutazione generale sullo stato delle cose". Prima di ringraziare ancora una volta tutto il personale che lo ha affiancato in questo quinquennio ha dedicato un ricordo commosso al padre recentemente scomparso. 

La cattura di latitanti 

Numerose sono state le operazioni di polizia giudiziaria condotte dal 2014 nelle province di Catania, Messina, Siracusa e Ragusa, che hanno consentito in questi anni di giungere anche alla cattura di latitanti: nel 2014 Mario Pappalardo, ritenuto al vertice del clan mafioso catanese dei Mazzei (cd. Carcagnusi); nel 2015, Paolo Balsamo, soprannominato “Sucasangu-Buttafuoco”, affiliato al clan catanese dei “Cursoti”; nel 2016, in collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, veniva catturata a Malta la latitante Donatella Concas, colpita da ordine di esecuzione per la carcerazione per reati associativi, in quanto appartenente al noto clan mafioso dei “Casalesi” attivo in Campania. Svariate e significative sono le attività investigative svolte a contrasto delle più pericolose e potenti cosche mafiose operanti nelle province siciliane, tra le quali si ricordano le più importanti. Nel 2014, l’operazione “Ippocampo”, con l’arresto di esponenti di spicco del pericoloso sodalizio mafioso catanese dei Mazzei, noti come Carcagnusi.

Autostrade e corruzione

Sul versante messinese, veniva condotta l’importante operazione di polizia giudiziaria denominata “Tekno”, nell’ambito della quale erano tratti in arresto funzionari del Consorzio Autostrade Siciliane (Cas) di Messina, in quanto ritenuti responsabili dei reati di turbata libertà degli incanti, corruzione, istigazione alla corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità, in relazione all’aggiudicazione di appalti pubblici banditi dal “C.A.S.”, condotte consistite in ripetute anomale richieste, offerte e dazioni di denaro e di altre utilità in favore dei pubblici funzionari ed imprenditori coinvolti in detti appalti. Gli approfondimenti di un troncone dell’indagine relativo alle verifiche sui meccanismi di attribuzione dei premi ai dipendenti confluiva nell’operazione “Tekno- Incentivi progettuali” , nel 2017, che ha visto coinvolti 57 indagati, tutti dipendenti del C.A.S., alcuni dei quali destinatari della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio, per la durata di mesi 6, tutti gli indagati ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L’ulteriore attività investigativa, finalizzata a risalire alle connivenze esistenti all’interno della Pubblica Amministrazione, conduceva all’operazione “Terzo livello”, che svelava una rete di rapporti clientelari e affaristici nella gestione del Comune di Messina. Veniva data esecuzione dei 13 provvedimenti cautelari emessi dal Gip. di Messina, nei confronti di esponenti di spicco della politica cittadina, tra i quali l’ex presidente del Consiglio Comunale – che avrebbe gestito e pilotato in maniera personalistica appalti e affari all’interno del Comune – e della criminalità peloritana, imprenditori e faccendieri di origine messinese, e a provvedimenti cautelari reali per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro.

L'inchiesta "Gòrgoni"

Nell’ottobre del 2016, nell’ambito dell’operazione denominata “Gòrgoni”, veniva sottoposti a fermo Ascenzio Maria Catena Maesano, sindaco pro tempore del Comune di Aci Catena, unitamente a un consigliere del medesimo Comune (Presidente della 1^ Commissione Consiliare Bilancio e Finanze e già funzionario del Comune fino al 2010) e a un imprenditore, Direttore Generale della Halley Consulting S.p.A., tutti ritenuti responsabili - a vario titolo - del reato continuato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. L’attività investigativa, completata nel 2017, consentiva di disvelare il rapporto esistente tra la mafia ed il settore imprenditoriale dei c.d. colletti bianchi e culminava nell’emissione di un provvedimento cautelare, in esecuzione del quale venivano arrestate 16 persone, elementi di spicco dei clan “Cappello” e “Laudani” di Catania, nonché di imprenditori e funzionari amministrativi del Comune di Trecastagni, responsabili dei procedimenti di affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti, con il sequestro preventivo di beni per un valore di 30 milioni di euro, e dell’intero compendio aziendale della società E.F. Servizi Ecologici s.r.l., alla quale veniva contestata la responsabilità unitamente alla Senesi S.p.A. Nel 2017, si segnala anche l’operazione “Lazarus”, con l’arresto di diversi pregiudicati, tra i quali spicca il boss mafioso Maurizio Galletta, pluripregiudicato e cugino del noto boss Maurizio Zuccaro, imparentato con Salvatore Santapaola, fratello del più noto Benedetto “Nitto” Santapaola.

"Garbage affair"

La materia degli appalti banditi e affidati per il servizio di raccolta dei rifiuti urbani è stata ulteriormente approfondita nell’ambito di un’ulteriore operazione di polizia giudiziaria, “Garbage Affair”, che nel 2018 conduceva all’arresto di imprenditori e funzionari con ruoli apicali in seno alla Pubblica Amministrazione, in servizio presso il Comune di Catania – Settore Ecologia e Ambiente e la Ragioneria Generale, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di turbata libertà degli incanti e corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. In particolare, il provvedimento ha colpito dirigenti e soci delle società Eco.Car s.r.l. e Senesi S.p.A., funzionari comunali, quali il Ragioniere Generale, il Direttore della Direzione Ecologia e Ambiente e il Direttore Esecuzione del Contratto per i servizi di spazzamento, raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e altri servizi di igiene pubblica, del Comune di Catania, appalto considerato il più consistente nel territorio nazionale (350 milioni di euro). Per tale operazione Legambiente conferiva il Premio Ambiente e Legalità 2018 alla D.I.A. di Catania. Sempre nel 2018, anche la Fondazione Antonino Caponnetto conferiva al Centro Operativo D.I.A. di Catania il Premio Omcom per “l’impegno quotidiano profuso dall’Ufficio contro la mafia degli anni ‘90”.

"Agon" e "Giano Bifronte"

Sempre nel 2018, dopo l’operazione “Agon”, con la notifica di numerosi avvisi di garanzia per il reato di scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale, nel mese di luglio nell’ambito dell’operazione di p.g. convenzionalmente denominata “Giano Bifronte”, sono stati tratti in arresto imprenditori coinvolti nella distrazione di fondi regionali per un valore di circa 10 milioni di euro, destinati a strutture socio-sanitarie. In particolare, il provvedimento ha colpito tra gli altri LABISI Corrado, già Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Medico Psico-Pedagogico “Lucia Mangano”, ente che si propone di assistere moralmente e socialmente i poveri della città e della provincia, nonché Presidente dell’associazione denominata “Saetta – Livatino”, impegnata a sostenere iniziative antimafia. Nell’ambito dell’aggressione ai patrimoni illeciti, nel corso degli ultimi cinque anni sono stati, complessivamente, sequestrati beni per un valore di circa 279 milioni di euro e confiscati beni per oltre 456 milioni di Euro, patrimoni illeciti sottratti alla disponibilità delle consorterie mafiose operanti nelle province della Sicilia orientale e riacquisiti a disposizione della collettività, in piena sinergia con le Direzioni Distrettuali Antimafia di Catania e Messina. Si citano, di seguito, le più rilevanti.

Sequestri e confische

Nel 2014, ad opera della Sezione Operativa di Messina, il contestuale sequestro e confisca dell’intero patrimonio riferibile a Giuseppe Scinardo – ritenuto appartenere alla famiglia mafiosa di Mistretta e uomo di fiducia del defunto boss Sebastiano Rampulla, quest’ultimo al vertice della stessa e rappresentante di Cosa Nostra per la provincia di Messina - ammontante a circa 50 milioni di euro. Nel 2016, la D.I.A. di Messina procedeva al sequestro/confisca del patrimonio nella disponibilità di Mario Giuseppe Scinardo, per un valore complessivo pari a 15.000.000,00 di euro. Nel 2017, sempre ad opera della Sezione Operativa di Messina, confisca del patrimonio, mobiliare e immobiliare di Salvatore Santalucia (strettamente legato alle note famiglie mafiose “Santapaola” di Catania - per il tramite di esponenti di vertice del clan “Brunetto” attivo nel versante jonico della provincia etnea - e a quella “barcellonese”, “referente” per la zona di Roccella Valdemone delle attività criminali finalizzate all’illecito controllo degli appalti) per un valore complessivo di 28,5 milioni di euro, e la confisca di tutto il patrimonio, comprensivo anche di svariati contesti imprenditoriali, il tutto per un valore pari ad € 170.000.000,00, riconducibile all’imprenditore Pietro Tindaro Mollica. Nel dicembre 2017, ad opera del Centro Operativo di Catania, il sequestro del patrimonio di Giovanni Cilia, appartenente al clan mafioso “Dominante”, aderente alla Stidda, egemone a Vittoria e in tutta la provincia di Ragusa, per un valore complessivamente stimato in 20 milioni di euro. Nel 2018, si segnalano: 1)nel mese di gennaio, la Sezione Operativa di Messina procedeva alla confisca definitiva del patrimonio di Nicola Pellegrino, per un valore complessivo di circa 51 milioni di Euro; 2) nel mese di marzo, il Centro Operativo di Catania procedeva alla confisca definitiva del patrimonio di Gaetano Liuzzo Scorpo, noto imprenditore originario di Tortorici (Me) a capo di alcune aziende operanti nel settore del noleggio di apparecchiature elettroniche (Videogiochi) - ritenuto in stretti rapporti con gli elementi di vertice del clan mafioso “Trigila – Aparo”, attivo nel territorio della provincia aretusea - consistenti in beni di varia natura per un valore complessivo stimato in 9 milioni di Euro; 3) nel mese di giugno, la D.I.A. di Messina, supportata dal Centro Operativo di Catania, a conclusione di un’articolata attività investigativa procedeva al sequestro di un ingente patrimonio nella disponibilità di Pietro Nicola Mazzagatti, soggetto di Santa Lucia del Mela (ME) socialmente pericoloso ed indiziato di appartenere all’organizzazione mafiosa denominata “clan dei Barcellonesi”, attiva nel territorio di Barcellona P.G. (ME) e nei comuni limitrofi, costola di “Cosa Nostra” siciliana. Il patrimonio, comprensivo anche di contesti imprenditoriali importanti quale la prestigiosa struttura ricettiva e sala ricevimenti “Villa Mont Valerie, o anche il bar/gelateria “Valerie coffee and pastry” sito nella nota località turistica di Milazzo (ME) ed appena inaugurato, comprendeva svariati beni immobili, aziende, terreni, rapporti finanziari e mezzi personali e aziendali, per un valore complessivo stimato di circa 32 milioni di Euro; 4) nel mese di luglio, la D.I.A. di Messina, supportata dal Centro Operativo di Catania, a conclusione di un’articolata attività d’indagine economico-finanziaria procedeva, in esecuzione a specifico provvedimento emesso dal Tribunale Misure di Prevenzione di Messina, al sequestro del patrimonio nella disponibilità di Nunzio Ruggieri, del quale era stato appurato l’esercizio di attività usuraia, per un valore stimato di circa 9 milioni di euro; il Centro Operativo di Catania procedeva alla confisca del patrimonio nella disponibilità di Giacomo Consalvo, pluripregiudicato e già sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, capo del nucleo familiare contiguo al clan mafioso “Dominante”, aderente alla Stidda, titolare di una ditta di imballaggi per prodotti ortofrutticoli, per un valore stimato di 5 milioni di euro. Nel primo quadrimestre 2019 si segnala la confisca patrimoniale, per un valore stimato di 10 milioni di Euro, eseguita dal Centro Operativo di Catania nel mese di aprile, nei confronti di Rosario Di Perna, imprenditore agricolo di Paternò (CT), già colpito dal ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Slave” perché ritenuto indiziato di aver costituito un’associazione, operante in Paternò e Romania, preordinata al reclutamento manodopera rumena per l’impiego nelle campagne paternesi in assenza delle garanzie minime di tutela spettanti ai lavoratori, costringendo le numerose vittime a subire condizioni lavorative vessatorie con violenze e minacce, implicite ed esplicite, integrando nei loro confronti più delitti di estorsione (cd. caporalato).

Sinergia istituzionale

A quest’ultimo proposito, notevole è stato l’impegno profuso dalla Dia di Catania e Messina, che, sotto la direzione del dott. Panvino, hanno massimizzato gli sforzi operativi anche sotto il profilo del monitoraggio degli appalti pubblici e dell’attività informativa antimafia, in piena sinergia con le autorità prefettizie, con le quali hanno collaborato strettamente anche in occasione dell’attività svolta dalle commissioni di accesso istituite, in seguito ad importanti operazioni di polizia giudiziaria, nei comuni di Trecastagni, Vittoria, Pachino, Mistretta, tutti all’esito sciolti con provvedimento governativo. In tale ambito, un particolare sforzo operativo è stato profuso con un importante contributo fornito, mediante una intensa, permeante e tempestiva attività informativa, in occasione dei preparativi e dello svolgimento dell’importante vertice internazionale del G7, tenutosi a Taormina nel maggio del 2017.

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