Dissesto Comune, il "buco" di oltre un miliardo e mezzo di euro

La sezione Controllo della Corte dei Conti di Palermo, nell'adunanza del 4 maggio scorso, ha deliberato il dissesto finanziario del comune di Catania. La situazione debitoria del Comune ammonta a 1.580.078.603,99 euro al 15 giugno 2018

"Abbiamo ereditato una situazione drammatica". Con queste parole, ieri, il sindaco Pogliese ha annunciato alla stampa di aver ricevuto la notifica della delibera della Corte dei Conti di Palermo che accerta la sussistenza delle condizioni per il dissesto finanziario dell'Ente. La situazione debitoria del Comune ammonta a 1.580.078.603,99 euro al 15 giugno 2018, così come emerso dopo la ricognizione effettuata dall'assessore al Bilancio e vicesindaco Roberto Bonaccorsi.

Si tratta di importi relativi ad anticipazioni di cassa, debiti verso banche, mutui, fondo rotazione, passività per contenziosi di rischio medio e alto, debiti fuori bilancio, verso le partecipate e verso terzi, transazioni e ruoli esattoriali. Il dato complessivo fa riferimento ad un debito certificato di 1.247.294.159,53 euro, ai quali aggiungere 332.784.444,46 euro di interessi, arrivando all'importo totale di quasi 1,6 miliardi di euro.

A fronte dei numeri sul debito, il dato sulle entrate comunali registra un tasso di mancata riscossione molto significativo: prendendo a riferimento il 2017, con entrate accertate provenienti dalle imposte comunali nella misura di 278.260.150 euro, il riscosso ammonta a 210.914.396 euro.

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Corte dei Conti, deliberazione n.153/2018

Nella deliberazione numero 153 del 2018 si fa riferimento al piano, approvato con delibera consiliare n. 14 del 2 febbraio 2013, che aveva preventivato di ripianare il complesso delle passività stimate di importo totale pari a 526 milioni di euro attraverso un percorso di risanamento articolato nelle annualità 2013-2022. Affinchè il piano potesse conseguire i risultati attesi, la condizione era che "non si manifestassero nuovi debiti fuori bilancio che non trovassero adeguata capienza nel predetto fondo istituito dall’Ente e che, come opportunamente rappresentato dalla Commissione ministeriale, il Comune riuscisse a realizzare compiutamente tutte le iniziative di risanamento deliberate".

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Ma come si legge nella deliberazione numero 153, così non è stato. "L’esito di questa attività di controllo, che comunque si ricollega a quelli delle precedenti verifiche sul piano di riequilibrio svolte in riferimento agli esercizi 2014 e 2015, consente una rappresentazione della situazione economico-finanziaria contraddistinta dalla sussistenza di gravi e rilevanti irregolarità contabili registrate nel corso degli ultimi esercizi finanziari, oltre che dalla sussistenza di un considerevole ammontare di passività, in gran parte sottostimate al momento dell’approvazione del piano che, in ogni caso, alla data odierna, appaiono tali da non consentire l’attuazione del programmato risanamento e che, viceversa, evidenziano un preoccupante definitivo consolidamento e, per talune di esse, addirittura un sostanziale aggravamento".

In particolare, il disavanzo di amministrazione, quantificato in euro 140.106.096,00 al 31 dicembre 2011, risulta poi aumentato, al 31 dicembre 2014, ad euro 169.706.813,80 e ridefinito in euro 580.987.451,22, a seguito del riaccertamento straordinario dei residui operato ai sensi del decreto legislativo n. 118/2011, "come già ampiamente rilevato nelle precedenti verifiche semestrali del piano di riequilibrio e da ultimo in sede di controllo finanziario ex. art. 148 bis del Tuel con riferimento agli esercizi 2015 e 2016", specifica la Corte dei Conti.

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"Si è accertato, con la deliberazione n. 200/2015  che il Comune di Catania non ha rispettato le condizioni imposte dall’articolo 243 bis, comma 7, del Tuel, come ulteriormente ribadito dalla delibera n. 16/2012/INPR della Sezione delle Autonomie. La ricognizione dei debiti fuori bilancio e delle passività potenziali, infatti, non è stata effettuata in modo puntuale ed analitico come disposto dal legislatore, e, conseguentemente, si è fornita alla Sezione, in sede di approvazione del piano, una rappresentazione sottostimata e poco attendibile della situazione economico - finanziaria dell’ente".

La delibera n. 185/2016 ha poi posto in evidenza le criticità riconducibili alla gestione di cassa per la quale si rilevava una situazione di aggravamento ancor più significativa di quella già difficile esistente al momento dell’approvazione del piano di riequilibrio. Numeri che, anno dopo anno, hanno portato al "buco" di circa 1,6 miliardi di euro.

La delibera della Corte dei Conti Sicilia sez. controllo 153/2018 del 4 maggio 2018 depositata in segreteria della Corte il 23 luglio 2018, così pertanto conclude: "Ciò premesso, risulta indifferibile, nell’interesse generale, prevedere il risanamento dell’ente nelle forme disciplinate dall’articolo 244 del Tuel in quanto l’anzidetto esito appare indilazionabile e necessitato”. 

Corte dei Conti, deliberazione n.154/2018

L’esame dei rendiconti relativi agli esercizi 2015 e 2016 evidenzia, così come risulta dalla deliberazione n.153, una "situazione di grave e irreversibile criticità riferita alla gestione di cassa che costituisce una delle principali condizioni che contraddistingue in modo negativo la situazione economico finanziaria del comune di Catania". In particolare si fa riferimento ad un costante "ricorso alle anticipazioni di tesoreria e all’utilizzo delle entrate a destinazione vincolata impiegate al fine di rimediare alla cronica incapacità di riscuotere le entrate proprie. L’utilizzo della predetta forma di finanziamento comporta l’onere accessorio del pagamento degli interessi ed evidenzia, alla fine di ogni esercizio finanziario, uno scoperto che, nel corso degli ultimi anni, a conferma della grave crisi di liquidità che attanaglia l’ente, ha assunto proporzioni sempre più rilevanti".

Ecco che nell’esercizio 2013, quando il comune di Catania ha approvato il piano di riequilibrio volto a consentire il ripiano delle passività come fino a quel momento registrate, lo scoperto al termine dell’anno risultava pari a 42 milioni di euro. Negli esercizi successivi tale dato, considerando anche l’utilizzo delle entrate a destinazione vincolata non reintegrate, subisce un incremento notevole in quanto nel 2014 lo scoperto risulta pari a 137 milioni, nel 2015 a 188 milioni e nel 2016 si attesta a 173 milioni di euro.

Fondamentale nella deliberazione n.154 è questa conclusione: "Con riguardo all’accertata e non chiarita discrasia tra le fatture di liquidazione rendicontate alla Cassa Depositi e Prestiti ed i corrispondenti residui passivi ingiustificatamente conservati ancora nel bilancio 2016, il Collegio ritiene che eventuali ulteriori accertamenti potranno essere svolti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania e dalla Procura regionale della Corte dei conti, le quali, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, potranno accertare l’eventuale ricorrenza di fattispecie rilevanti in considerazione delle rispettive attribuzioni".

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