Dissesto del comune di Catania, Musumeci: "Aiuteremo la città"

Secondo i giudici contabili il 'buco' sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro e non ci sarebbe la sostenibilità finanziaria per gestirlo. Intanto, le associazioni, movimenti e partiti hanno deciso di organizzare una manifestazione, aperta a tutti il 13 novembre

"La decisione della Corte dei conti rende più complicato il processo di crescita della città di Catania. Per questo voglio, con maggior forza, ribadire l'impegno del Governo regionale, nella condivisione con l'Amministrazione comunale etnea, a supportare questa difficile stagione". Lo ha detto il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, dopo la delibera delle sezioni riunite della Corte dei conti che hanno rigettato il ricorso del Comune di Catania contro la delibera n.153 del 4 maggio 2018 con cui la sezione controllo della Corte dei conti della Sicilia ha decretato il dissesto economico-finanziario dell'Ente.

Secondo i giudici contabili il 'buco' sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro e non ci sarebbe la sostenibilità finanziaria per gestirlo.

Intanto, le associazioni, movimenti e partiti presenti hanno deciso di organizzare una manifestazione, aperta a tutte le cittadine e tutti i cittadini, alle lavoratrici e ai lavoratori, martedì 13 novembre alle ore 18,30 in piazza Duomo, in concomitanza con il Consiglio comunale che discuterà della crisi finanziaria del Comune.

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Catania Bene Comune

"Catania non ha bisogno oggi di elemosine dal Governo. Il Comune di Catania è strutturalmente in deficit. La povertà di ampie fasce della popolazione e un'economia in profonda recessione impediscono all'ente locale di far fronte solo con le proprie entrate ai servizi essenziali di cui i cittadini hanno diritto. Per salvare davvero Catania non sono utili scorciatoie, serve cambiare tutto!", si legge in una nota di Catania Bene Comune.

I Sindacati

"Di fronte ad una notizia del genere, che certifica l'avvio di una fase difficile, crediamo che l'amministrazione comunale non abbia altra via che assumere sin da subito decisioni condivise e drastiche per mettere in sicurezza i conti della città, da quì all'immediato futuro. Rispettiamo le decisioni della magistratura contabile ed ora che la questione passa definitivamente nelle mani della politica, come organizzazioni sindacali auspichiamo che dagli schieramenti venga superata ogni contrapposizione per stringersi attorno alla città e trovare le soluzioni per salvarla dal disastro sociale. Intanto, insieme alle associazioni datoriali ed alle altre parti sociali, continueremo a tenere accesa la speranza. Catania celebra oggi il fallimento di una gestione politica-amministrativa, che è stata poco oculata, ma è una realtà viva e nessuno può permettersi di far cessare la luce. L’attenzione prioritaria adesso deve essere rivolta ai lavoratori e alle imprese con alta incidenza dei costi del lavoro". A dichiararlo sono i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci, insieme ai vertici catanesi di Agci, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Confindustria, Legacoop, Uneba, Unci, Unicoop e Unimpresa, rispettivamente Silvana Strano, Andrea Milazzo, Riccardo Galimberti, Bernardo Catalano, Gaetano Mancini, Antonello Biriaco, Giuseppe Giansiracusa, Salvatore Caruso, Salvatore Bentivegna, Eleonora Contarino e Salvo Politino. 

Fratelli d'Italia

"Il 'no' al ricorso del comune di Catania da parte delle sezioni riunite in funzione di controllo della Corte dei Conti contro la dichiarazione di dissesto certifica uno stato di fatto il cui responsabile ha un nome preciso: Enzo Bianco. Fratelli d'Italia prende posizione in maniera netta sul dramma che sta vivendo Catania in queste ore. Bianco tenta di scaricare su altri le sue enormi responsabilità nel governo dei conti del Comune - attacca il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia Manlio Messina- magari tentando la carta di unirsi alle bandiere sindacali. Ma è un patetico tentativo, solo una mascherata per cercare di allontanare da sé gli effetti devastanti del suo disastro amministrativo-contabile".

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