Dossier preti gay, parla l'escort: "L'ho fatto per la Chiesa sana"

Francesco Mangiacapra, l'escort che ha fatto scoppiare il caso sul dossier dei preti gay, si racconta a CataniaToday. Si parla del suo lavoro e delle ragioni che l'hanno portato a denunciare i fatti alla Diocesi

Francesco Mangiacapra è un ex avvocato che, da alcuni anni, si prostituisce come escort ed è riuscito ad arrivare alle alte sfere vaticane, in quella che lui definisce la "lobby gay" dei sacerdoti. Da questa sua esperienza è nato anche un libro, Il numero uno. Confessioni di un marchettaro, edito da Iacobelli Editore, un lavoro che ha dato vita al dossier sui preti gay che, da pochi giorni, il gigolò ha consegnato alla Curia di Napoli. Al suo interno, come abbiamo raccontato questa mattina, si trovano anche i nomi, le chat e le fotografie di nudo, di due religiosi della provincia di Catania. Intervistato dalla nostra redazione Mangiacapra spiega i motivi del suo gesto e parla della sua attività, chiarendo che il suo è stato un gesto che vuole "avere un valore politico e sociale" e non una denuncia "contro la Chiesa in generale".

Francesco, perché questo dossier? 

"Voglio spiegare sin da subito che il mio non è un gesto che va contro la Chiesa cattolica, anzi, è paradossalmente a suo favore. Il mio libro ed il contenuto del file che ho consegnato a Napoli vogliono portare alla luce delle realtà palesemente in contrasto agli obblighi che impone l'abito talare. Stiamo parlando di mele marce che, secondo me, andrebbero ridotte allo stato laicale non per essere punite ma per aver la possibilità di entrare in contatto e riconciliarsi con la propria omosessualità. La Chiesa, come comunità, quella sana, ha solo da guadagnare. Quello che mi preme spiegare è che io, da persona che gode di libertà sessuale, non condanno l'omosessualità dei preti. Non è un crimine l'omosessualità, quello che si condanna è l'incoerenza di questi preti. Il mio non è un dossier fascista, non c'è nessun intento punitivo". 

Parlaci del tuo lavoro, come hai iniziato? 

"Ho iniziato molti anni fa ma, pian piano, sono riuscito ad introdurmi nella lobby gay che c'è all'interno dei preti. Tra loro, infatti, esiste una vera e propria comunità che si copre, si riunisce, non stiamo parlando di cani sciolti ma di condotte reiterate nel tempo. Molti, ben consapevoli dei loro comportamenti, utilizzano l'app per smartphone Telegram, dove i messaggi si autodistruggono dopo pochi secondi. E' chiaro che si è coscienti di non voler lasciar traccia".

Ti facevi pagare?

"Certo. La clientela dei preti paga meglio di tutte le altre. Le cifre ammontano a centinaia di euro e fanno capire che i preti sono ben disposti a sborsare somme molto alte. Bisognerebbe interrogarsi sulla provenienza di questi soldi, è chiaro. Nel caso dei religiosi catanesi, tuttavia, voglio chiarire che il materiale riguarda chat e video di persone con cui sono in contatto, non riguardano me in prima persona, e non ho ricevuto un euro dai preti. Come per le altre diocesi, visto che si parla di peccati e non di reati, ho solo chiesto di fare un accertamento, affinché queste persone facciano mea culpa e la smettano di predicare l'odio nei confronti dei gay".  

La domanda che viene spontanea è: ma come, prima prendi i soldi e poi li denunci? 

"Il mio atteggiamento non è diverso da quello dei preti che si prendono l'8 per mille e poi lo spendono in escort, io sono stato piu coerente di loro. Anzi, in verità, io sto rinunciando ad un guadagno perché sono stanco di vendere la dignità insieme al mio corpo".

I preti ti cercano ancora? 

"Questi che ho denunciato, visto che ancora non sono partiti gli accertamenti da parte delle diocesi, continuano amabilmente a fare incontri in questi giorni con altri. E' chiaro che io ho perso una fascia di clientela, non mi chiamano più. Mi sono dato la zappa sui piedi perché ero stanco di sentirmi accusato dal pulpito da queste persone. Se fossi stato zitto avrei continuato a guadagnare, ma sono disposto a prendere meno per una causa più importante". 

Si parla anche di casi di pedofilia, lo confermi? 

"No, nel mio dossier non ho materiale che mette in luce reati, altrimenti oltre che in Curia mi sarei recato presso la Procura della Repubblica per denunciare. E' vero però che uno dei preti di cui parlo è stato coinvolto in procedimenti penali per pedofilia".

Quale è stato l'atteggiamento della Curia di Napoli?

"Monsignor Sepe ha dichiarato che la maggior parte dei preti non è di Napoli, quasi a voler fare lo scarica-barile. Io però mi sarei aspettato un comportamento diverso. Quando mi rivolgo ad un prete penso che rapprensenti la Chiesa nella sua totalità e prenda i dovuti provvedimenti". 

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