"Ci devi dare i soldi, la vita è difficile", le estorsioni per "mantenere" i detenuti

Dalle carte dell'operazione Overtrade emerge il quadro del pizzo richiesto a diversi commercianti da Salvatore Mazzaglia e dal genero Mirko Casesa

Nicolosi e Mascaluca erano "cosa loro". Ragionavano così Salvatore Mazzaglia e il genero Mirko Casesa, arrestati nell'ambito dell'operazione Overtrade che ha smantellato un vasto gruppo criminale, legato ai Santapaola-Ercolano, dedito allo spaccio di stupefacenti e alle estorsioni.

Proprio sul versante del pizzo gli inquirenti, nel corso della conferenza stampa che ha passato in rassegna i contorni dell'operazione, sono rimasti colpiti dalle mancate denunce e dal silenzio delle vittime. Queste ultime erano concentrate nel territorio d'azione di Mazzaglia: Nicolosi e Mascalucia.

Per Salvatore Mazzaglia. genero di Piero Puglisi - che è a sua volta genero di Giuseppe Pulvirenti meglio noto come il "Malpassotu" - il predominio territoriale è un dogma. I magistrati infatti nell'ordinanza annotano la volontà del gruppo criminale di voler "comandare" e "non era consentito a nessun altro di spacciare in quel territorio".

Emblematica una conversazione tra Mazzaglia e il genero Mirko Casesa nella quale il primo dice di comunicare a una terza persona, non identificata, un messaggio chiaro: “Qua siamo, qua siamo a Nicolosi, Gli dici a questo ragazzo che conoscete voialtri che qua non vende niente! Perché qua siamo a Nicolosi, è il paese di mio suocero e non si vende niente nessuno!”.

Oltre lo spaccio un'altra fonte di incassi è rappresentata dal racket, utilizzato anche per "stipendiare" le famiglie degli affiliati detenuti. Così l'esperto Salvatore Mazzaglia, parlando con il nipote Victor Mangano nel corso di una conversazione intercettata nel marzo del 2017, illustra come chiedere il pizzo a un ristoratore e fa un esempio concreto con un esercente di Nicolosi che - sentito dai magistrati riguardo la circostanza - ha però negato di aver ricevuto richieste estorsive.

Dall'intercettazione si evince un "Bignami" dell'estortore. Mazzaglia, rivolto al nipote, spiega nel dettaglio il dialogo con il commerciante: "Ma lei com'è combinato qua a Nicolosi? Ha qualche amico? Qualche cosa - gli dici - ci devi dare i soldi! Sennò se ne può stunnari. Ci devi dare i soldi perché purtroppo la vita è difficile, si devono pensare i cristiani che sono là dentro”.

Un'estorsione, invece, confermata dalla vittima è quella subita dal gestore delle macchinette slot in un distributore di benzina con annesso bar all'uscita di Nicolosi, sulla strada che porta a Belpasso. In quel caso Mazzaglia aveva chiesto "la messa a posto" per le festività natalizie di 500 euro.

La richiesta estorsiva, come emerge dalle carte dell'inchiesta, matura quasi per caso mentre Mazzaglia e Casesa, il genero, sono in auto e passano dinanzi il distributore di benzina e notano l'afflusso di gente.

"Guarda come lavora qua, ah!", dice Mazzaglia al genero. Da lì i due pianificano le modalità di incontro con il gestore delle macchinette nel dicembre del 2017. Incontro che poi effettivamente avviene grazie anche alla intercessione del titolare del bar e Mazzaglia dice al proprietario delle slot o di toglierle dal locale o di fare un, non precisato, "regalo".

“Tu,tu vieni qua – dice al gestore delle slot – io le macchine le ho, sono di Nicolosi. Le macchine nel bar le metto io che è meglio”. In un secondo momento all'uomo viene specificato l'importo dell'estorsione che, poi, viene consumata. Un altro capitolo di una storia criminale che si sviluppa tra silenzi e paura.

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