Ex mulino Santa Lucia, l'ecomostro a pochi passi dal Porto: dopo il dissequestro quale futuro?

Il grido di residenti e abitanti: si augurano che la ditta, dopo il dissequestro, possa finalmente riavviare i lavori e ridare dignità ad una struttura ormai fatiscente. A farsi portavoce delle loro istanze il consigliere della prima municipalità, Davide Ruffino, il quale punta i riflettori sulle condizioni dell'edificio di via Cristoforo Colombo

A fine ottobre 20 mila croceristi sono arrivati al Porto di Catania. Ma, a pochi passi dallo scalo catanese, si staglia impervio l'ex mulino Santa Lucia. Un ecomostro di proporzioni gigantesche, con due palazzoni di circa 8 piani ciascuno che, ogni giorno, diventa dimora per clochard, extracomunitari e senza tetto. Mare, ma anche cemento, con attorno il paesaggio barocco catanese, un prospetto che grazie agli archi della marina diventa il vero biglietto da visita del centro storico etneo per i turisti.

Una storia, quella dell’ex Mulino di Santa Lucia, che affonda le radici nel lontano 2009, quando la magistratura mette sotto sequestro l’immobile con l’accusa di presunta speculazione edilizia. I reati contestati erano quelli di lottizzazione abusiva e violazione del codice della navigazione, nello specifico della distanza di costruzione dal demanio marittimo. L’accusa era rivolta agli imprenditori Giovanni Cervi,  Muarizio Pennisi e Giovanni Beneduci, oltre che a due funzionari del comune di Catania, Vito Padalino e Mario Arena, rei, secondo l’accusa dei pubblici ministeri, di non aver vigilato e di aver permesso il cambio di destinazione d’uso del’ex Mulino, cozzando con la legge vigente.

Nello specifico, dopo il progetto iniziale, secondo la tesi della magistratura, si sarebbe cambiata destinazione d’uso dell’edificio, con un aumento considerevole della volumetria della struttura rispetto al progetto iniziale e la creazione di un centro direzionale, con uffici e negozi. Il processo dopo la durata di 4 anni si è concluso nel 2013 e il Tribunale di Catania ha assolto tutti gli imputati. Anche Francesco Bellavista Caltagirone, amministratore della società Acqua Pia Antica Marcia che è adesso la proprietaria dell’immobile a pochi passi dal porto di Catania.

Più alto dei circa 8 piani si alza il grido di residenti e abitanti, i quali si augurano che la ditta, dopo il dissequestro, possa finalmente riavviare i lavori e ridare dignità ad una struttura ormai fatiscente. A farsi portavoce delle loro istanze il consigliere della prima municipalità, Davide Ruffino, il quale punta i riflettori sulle condizioni dell’edificio di via Cristoforo Colombo.

Come testimoniato dalle immagini, infatti, all'interno e in prossimità del palazzo si trova di tutto: bottiglie di vino, utensili, oggetti. Inoltre le vetrate, quelle dei piani terra, sono distrutte e ammassate insieme ai resti di cemento. Indizi questi che lasciano intendere come la struttura sia ormai rifugio per i senza tetto e miraggio per i vandali della città.

“La paura è che la struttura diventi a tutti gli effetti un nuovo palazzo delle Poste di viale Africa- dichiara Ruffino- con una struttura ormai vandalizzata e riparo per i senza dimora. A questo si aggiunge un danno grossissimo d'immagine, con un vero e proprio mostro di cemento che si innalza in un contesto barocco del centro storico. Come è possibile che all'epoca politici e sovrintendenza abbiano permesso tutto questo?".

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