Napolitano nel discorso di fine anno ha citato la lettera di una studentessa di Linguaglossa

Serena Cacciola, 16 anni, studentessa del terzo liceo scientifico non era davanti alla Tv ed è stata avvisata dai familiari di quanto stava accadendo. La ragazza rivela di aver scritto una lettera anche a Papa Francesco. "Noi giovani - dice - lo sentiamo vicino, accanto ai nostri problemi"

Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha citato la lettera scritta da Serena Cacciola, 16 anni, studentessa del terzo liceo scientifico di Linguaglossa.

“Non ho scritto niente di più di quello che noi giovani viviamo e sentiamo ogni giorno: il disagio per una crisi occupazionale e lavorativa che avvertiamo nostra e, nello stesso tempo, la fiducia nell'Italia, nella nostra terra, nei valori che ci hanno insegnato in famiglia”.

A parlare con lei il quotidiano La Sicilia di Catania, che l'ha intervistata. La giovane si dice ancora sorpresa e commossa per l'inattesa citazione da parte del Capo dello Stato ed esprime fiducia in lui.

“Ha dato voce - spiega - alle persone semplici, quelle che non hanno potere, pensavo cestinassero la mia lettera e invece mi ha riposto, citato ed era commosso anche lui”. Serena presa dai preparativi del Capodanno non era davanti alla Tv, ed è stata avvisata dai familiari di quanto stava accadendo. “Ero incredula - rivela - e quando ho visto la registrazione sono rimasta senza parole”.

“Non è solo una crisi delle classi adulte, dei nostri genitori - osserva la 16enne - ma è anche nostra perchè abbiamo paura del futuro; molti amici più grandi hanno difficoltà a poter costituire una famiglia e parlando coi compagni avverto questo senso di preoccupazione”. Serena parla anche della fiducia che i giovani hanno nell'Italia e nelle Istituzioni, “nelle quali crediamo fortemente, e con le quali vogliamo un dialogo, perchè può nascere uno spiraglio di luce”.
Serena rivela di aver scritto una lettera anche a Papa Francesco. “Noi giovani - dice - lo sentiamo vicino, accanto ai nostri problemi. Abbiamo bisogno di parlare, di essere ascoltati. Lo ripeto, i giovani non sono il futuro, bensì il presente”.

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