Il Cara chiude ma Mineo viene abbandonata, il sindaco: "Ci porteranno a un dissesto di Stato"

Dure accuse del primo cittadino Giuseppe Mistretta a Matteo Salvini. Il centro d'accoglienza chiuderà a breve ma lascerà tanti nodi irrisolti al piccolo comune etneo

L'annuncio di Matteo Salvini, come spesso accade, è arrivato via social sul Cara di Mineo. L'iter sta procedendo in maniera veloce e si pensa che, entro luglio, il "residence degli Aranci" chiuderà i battenti come centro d'accoglienza.

Ma la chiusura del centro, oltre diversi disagi sotto il fronte occupazionale, lascia aperti molti problemi. Il primo cittadino di Mineo Giuseppe Mistretta, eletto giusto un anno fa, lancia un vero e proprio grido d'allarme: da qui a breve il Comune potrebbe andare verso il dissesto.

Senza mezzi termini il sindaco parla di un vero e proprio "dissesto di Stato".

"Tutti i Comuni siciliani - spiega a Catania Today il sindaco di Mineo - vivono fortissime difficoltà di bilancio. Il nostro ha avuto sulle spalle circa 8 anni di Cara e abbiamo dovuto dedicare risorse umane e amministrative soltanto alla gestione della struttura. Un sovraccarico importante per un Comune come il nostro che conta 5mila residenti e che si è dovuto occupare di pratiche dei servizi anagrafici per oltre 4mila migranti".

"Nonostante ciò - prosegue il primo cittadino - abbiamo continuato a lavorare cercando di garantire servizi ai nostri concittadini. Adesso si annuncia la chiusura del Cara, ma non si è trovata nessuna intesa sulle modalità della cessazione delle attività. Penso soltanto alla grande quantità di rifiuti presente nel sito: ci sono elettrodomestici da smaltire, raee, ingombranti e molto altro di cui si dovrà fare carico il Comune con i nostri fondi".

Il sindaco, che ci richiama dopo aver fatto ricevimento con i cittadini, ci spiega inoltre che "in questi miei primi 12 mesi mi sono dovuto dedicare per molto tempo al Cara, sottraendo tempo ed energie ai miei concittadini".

Un centro di accoglienza che - secondo il primo cittadino - "ci ha danneggiato sotto il profilo economico e turistico, adesso stiamo facendo un lavoro importante per promuovere il nostro territorio".

"Con il Cara si è creato lavoro - prosegue Mistretta - ma era un lavoro provvisorio. Adesso i flussi verso i nostri servizi sociali aumenteranno e già ho ricevuto comunicazione che alcuni ospiti del Cara non trasferibili dovranno essere seguiti dai nostri uffici. E per un Comune come il nostro è una grande difficoltà".

Un altro problema per il Comune di Mineo - che secondo il sindaco potrebbe portare al dissesto - è rappresentato dall'eredità di oltre 100 randagi che si trovano all'interno del Cara e che l'ente dovrebbe prendere in carico.

"Stiamo facendo un censimento dei cani presenti ma dalle prime stime, ai 60 che erano stati registrati, microchippati e sterilizzati a carico del Comune, ne sono emersi altri 40. Questi ultimi sono stati fatti entrare in violazione di una specifica ordinanza e, comunque, ce ne dovremo far carico".

Ciò significherà una spesa del Comune per ogni randagio di almeno 4 euro al giorno. Una cifra che rischia di far sbandare i già fragili equilibri di bilancio e per questo Mistretta parla di un "dissesto che è causato dallo Stato".

Lo stesso Stato che sinora non ha interloquito con il territorio: "Ho più volte scritto al ministro Salvini per chiedere un incontro al fine di gestire la chiusura del Cara ma ho soltlanto incontrato il suo capo di gabinetto, il dottor Piantedosi. Dovevamo stilare un protocollo d'intesa ma non si è visto nulla. Abbiamo chiesto al ministro Di Maio il rispetto delle misure compensative previste e mai attuate per il territorio. Ho scritto anche al presidente della Repubblica".

Il sindaco, inoltre, ha sottolineato la vicinanza della prefettura ma lancia ancora un accorato appello: "Lo Stato non può lasciare le macerie. Mi auguro che tutte le istituzioni parte in causa intervengano, il presidente della Regione lo ha già fatto. Non posso tagliare servizi ai miei concittadini, come trasporto scolastico o mensa, per via dell'eredità dei randagi del Cara e di altri problemi connessi".

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