Il senatore Giarrusso (M5S) a processo per diffamazione chiede l'immunità parlamentare

Il procedimento riguarda delle presunte offese che l'esponente pentastellato avrebbe rivolto a una blogger e giornalista che, in quel periodo, collaborava con Fratelli d'Italia

Il senatore Mario Giarrusso del Movimento Cinque Stelle si è opposto all'imputazione coatta richiedendo l'autorizzazione a procedere per la vicenda giudiziaria relativo alle presunte offese - anche di matrice sessuale - , via social, rivolte alla giornalista e blogger Debora Borgese.

La prima udienza, che si è tenuta oggi presso la IV sezione penale del Tribunale di Catania, ha visto la difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Christian Petrina, sollevare una questione preliminare relativamente al ruolo istituzionale del senatore. La disputa tra Giarrusso e Borgese, secondo la difesa, sarebbe nata nell’ambito di una critica politica tra due soggetti politici, ovvero il senatore Mario Michele Giarrusso, politico di fatto, e Debora Borgese che, all’epoca dei fatti contestati, era una collaboratrice parlamentare di Fratelli d’Italia. Pertanto, secondo l’avvocato dell’imputato, era necessaria l’autorizzazione a procedere per questo procedimento

Il pubblico ministero ha rimandato la questione nel corso del dibattimento al fine di contestualizzare l’oggetto dell’imputazione coatta a carico del senatore Mario Michele Giarrusso verificando dove il fatto è avvenuto e non con una riserva sic et simpliciter della carica istituzionale dell’imputato.

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L’avvocato Eleonora Condorelli, difensore della parte offesa, costituitasi parte civile, si è associata alle richieste del pubblico ministero e il tutto è stato rinviato al prossimo 1 aprile. Giarrusso è finito anche al centro delle polemiche dentro il Movimento Cinque Stelle: da un anno non ha elargito nessun rimborso previsto, secondo le regole grilline, e ha giustificato le "mancanze" adducendo alle diverse spese sostenute proprio per il pagamento degli avvocati.

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