Infrastrutture a rischio, timori per la crisi dei grandi gruppi e per il dissesto

Difficoltà alla Cmc impegnata nella metropolitana e vendita della Tecnis entro il 21 dicembre. Timori per cofinanziare anche la mantellata del Porto di Catania

Dalla mantellata del porto alla metropolitana, fino alle opere inserite nel Patto per Catania. Il destino delle infrastrutture del territorio etneo appare sempre più legato al particolare momento attraversato dai grandi gruppi delle costruzioni, come la CMC, in crisi di liquidità, e la Tecnis, vicina alla vendita, al quale si è aggiunta la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Catania. Una fase di grande preoccupazione per il futuro dell’occupazione e dello sviluppo territoriale, analizzata oggi dalla Filca Cisl catanese, in occasione del suo consiglio generale di fine anno. Timori che sono stati espressi negli interventi di Nunzio Turrisi, segretario generale della Filca Cisl catanese, e di Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl Catania, davanti a Stefano Macale, segretario nazionale Filca Cisl.

"I grandi gruppi delle costruzioni sono in difficoltà – afferma Turrisi – dalla Astaldi alla Condotte fino alla CMC che, nonostante abbia il cantiere più importante della Sicilia, se non del Meridione, come quello della Metropolitana, sta avendo un grave problema di liquidità. Abbiamo già salvato 84 posti di lavoro e speriamo che l’azienda possa rimettersi quanto prima». «Per quanto riguarda la Tecnis – aggiunge – che era diventata la sesta azienda di costruzioni d’Italia, entro il 21 del mese sapremo chi la acquisterà e potrà così garantire almeno altri due anni e mezzo di lavoro nei cantieri ancora attivi. Purtroppo, è l’ulteriore sacrificio di un’impresa che, dopo la Sigenco, il territorio catanese viene a perdere, con tutto quello che ne deriva". Anche per le infrastrutture previste nel Patto per Catania, Turrisi mostra preoccupazione.

"Ci sono opere dove è prevista una parte di finanziamento del Comune. Se mancherà tale parte, il cantiere rischia di non poter partire. È il caso della mantellata del Porto, dove è previsto un cofinanziamento comunale di 10 milioni di euro, che aprirebbe investimenti nella zona industriale e per la cosiddetta via della Seta". Timori condivisi anche da Attanasio, per il quale «è importante evitare che il dissesto al Comune abbia ripercussioni irrimediabili sul Patto per Catania. È una questione che proporremo il 28 dicembre, assieme alla Filca, al tavolo in Prefettura, dove faremo di tutto perché le opere vengano fatte.

"Noi abbiamo una proposta – aggiunge il segretario della Cisl catanese – che intervenga per una quota l’Autorità portuale, che ha in dotazione 100 milioni di euro, e permetta così la realizzazione della mantellata. Ciò significa permettere non solo la riqualificazione del porto di Catania ma anche l’avvio della Zona economica speciale Catania-Augusta-Siracusa e lo sblocco di investimenti dalla Cina per 50 milioni di euro".

Migliori notizie arrivano dalla Regione Siciliana, dove l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone ha appena accolto l’appello della Filca per un tavolo sulle grandi opere. "È un buon segnale – sottolinea Macale – perché ci saranno tutti gli attori interessati e permetterà di coordinare lo sblocco dei cantieri fermi in Sicilia. Speriamo che ciò serva a rivitalizzare un settore che altrimenti sta lentamente morendo".

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