Il primo anno del sindaco Pogliese "tra la gente": "Abbiamo ereditato una situazione paradossale"

L'intervista al primo cittadino di Catania a un anno dalla sua elezione. Tra l'eredità del dissesto e i primi obiettivi raggiunti nei primi 365 giorni, Pogliese riserva qualche stilettata al suo predecessore

Salvo Pogliese un anno dopo. Era il 18 giugno 2018 quandoil neo sindaco si insediava a Palazzo degli Elefanti. Il claim della fortunata campagna elettorale "una scelta d'amore per Catania" lo ha accompagnato anche durante questi primi e difficili 12 mesi.Il dissesto - certificato dalla Corte dei Conti - con il debito di 1,6 miliardi di euro come uno spettro lo ha seguito nel corso dei suoi primi 365 giorni da primo cittadino. Una liquidità ai minimi storici, una continua difficoltà per reperire le risorseanche per l'ordinarietà e tanti viaggi a Roma per chiedere al governo nazionale misure in grado di aiutare la città. Adesso, come spiega lo stesso sindaco nella lunga intervista rilasciata a Catania Today, i segnali sembrerebbero essere positivi: a breve il governo dovrebbe approvare le misure di sostegno ai comuni in difficoltà. Ma il tempo stringe.

Per Pogliese l'obiettivo di uscire dalle secche del dissesto è stato sempre all'ordine del giorno. Poi il sindaco, nel corso dell'intervista, fa il punto sul piano regolatore, sulle prospettive turistiche, sulla raccolta rifiuti, sui quartieri e riserva qualche stilettata al suo predecessore, l'ex sindaco Enzo Bianco.

INTERVISTA VIDEO AL SINDACO POGLIESE

Sindaco, com'è stato questo primo anno alla guida della città. Rifarebbe questa "scelta d'amore", così come l'ha chiamata in campagna elettorale?

"E' stata una scelta d'amore puntalmente confermata da ciò che è accaduto qualche settimana dopo il mio insediamento, nel momento in cui la Corte dei Conti ha notificato le due delibere 153 e 154 del 4 maggio 2018 e le date hanno una valenza importante, perché io sono stato eletto il 10 giugno. Sapevo perfettamente a cosa sarei andato incontro e sapevo che il rischio dissesto era incombente. E così è stato. Ma ho compiuto una scelta di lucida follia e sono felice di averla fatta. Una scelta d'amore che però andava portata avanti: sono visceralmente innamorato di Catania. Ero al Parlamento europeo dove ho cercato di servire la mia terra nelle fredde stanze di Bruxelles e Strasburgo, ma ho deciso di affrontare questa sfida e sono felice di averlo fatto. E' stato un anno intenso, non ci siamo fatti mancare niente in questi 12 mesi: prima il dissesto, poi l'alluvione e il terremoto. Mesi drammatici ma vissuti con passione e abbiamo ottenuto importanti segnali seppure in un contesto delicato, dove abbiamo affrontato sempre l'emergenza nel tentativo di pagare gli stipendi ai dipendenti comunali,  a quelli delle partecipate e delle cooperative sociali, avendo ereditato una situazione paradossale".

Oltre il debito di 1,6 miliardi lei ha evendenziato la mancanza di liquidità. Che situazione ha trovato?

"Abbiamo avuto non soltanto i debiti che hanno determinato il dissesto ma è opportuno che i catanesi sappiano e non scordino che quando mi sono insediato io ho ricevuto 4 milioni e 800 mila euro nelle casse del Comune a fronte di una anticipazione di tesoreria di circa 190 milioni. Il comune di Catania a differenza di molti altri comuni in dissesto ha questo problema aggiuntivo, determinato dalla mancata liquidità e nonostante ciò ci siamo impegnati in maniera totalizzante facendo cose importanti".

Quali sono i segnali che arrivano da Roma per dare la tanto attesa "mano" a Catania?

"In questo anno abbiamo riservato un impegno totalizzante per risolvere il grave problema economico e finanziario ereditato. Aspettiamo da Roma notizie ma i segnali sono positivi, dopo un silenzio assordante dei primi mesi. Da qui a breve ritengo che il governo nazionale darà una mano concreta alla città. Non abbiamo chiesto, come accadeva in passato, contributi a fondo perduto ma degli interventi normativi che possano permettere a Catania di risalire la china e che ci possano permettere di proseguire nel percorso di eliminare gli sprechi, razionalizzare le risorse e di riqualificare la spesa. La Regione Siciliana ha dato una mano in tal senso con due interventi normativi nel dicembre scorso, uno dei quali indirizzato a un contributo di otto milioni di euro che, in realtà, ha permesso il recupero degli otto dei nove milioni che avevamo perso a causa del dissesto. Inoltre un altro intervento è quello relativo a un fondo per consentire il pagamento dei dipendenti e delle società partecipate e che a breve arriverà in aula e sono convinto che si confermerà".

La stagione estiva sembra essere, almeno sotto l'aspetto del meteo, arrivata. Questa sarà la sua prima e "vera" stagione da sindaco. Che prospettive ci sono per la crescita turistica e su cosa ha puntato la sua amministrazione?

"Abbiamo appprovato un nuovo regolamento della tassa di soggiorno che ha permesso l'estensione dell'applicazione anche agli appartamenti ad uso turistico e abbiamo siglato una convenzione con Air b and b, uno dei più importanti portali di hosting per definire la riscossione della tassa che pagano i turisti. Quando ci siamo insediati gli incassi della tassa di soggiorno, nei primi 6 mesi del 2018, rispetto l'anno precedente, avevano subito un decremento del 15%. Un dato in controtendeza rispetto a un contesto di crescita turistica e nonostante il mio predecessore comunicava spesso dati enfatizzanti. Noi abbiamo avviato un percorso di contrasto all'evasione e promosso Catania in Italia e nel mondo e, grazie ai nostri sforzi e agli accordi stipulati con i portali di prenotazione, abbiamo registrato un incremento del 70% della tassa di soggiorno nel primo trimestre 2019, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Siamo passati dal meno 15% al piu 70%. Catania sta conoscendo una fase di crescita turistica anche attraverso una campagna capillare che stiamo facendo con alcuni motori di ricerca e siamo certi di attrarre maggiori prenotazioni. Inizieremo con una campagna mirata su Expedia, scelta con gli operatori del settore, e continueremo su questa strada. Inoltre abbiamo aperto alcune strutture della nostra città di grande pregio a grandi eventi musicali, nella consapevolezza che Catania possa diventare meta di attrazione per grandi eventi. Ad esempio nel passato la Villa Bellini veniva 'donata' e utilizzata per la festa nazionale di un partito, noi abbiamo voluto aprire la Villa, un'area splendida della città e con le dovute precauzioni, per eventi di valenza nazionale e internazionale. Penso a cibo nostrum e ad alcuni concerti di valenza nazionale che presenteremo da qui a breve".

Sui solarium aveva preso un impegno preciso per l'inizio della bella stagione...

"Sì, l'anno scorso a causa della situazione paradossale ereditata e dei ritardi enormi non sono stati allestiti i solarium e i catanesi e i turisti non hanno potuto fruire delle splendide strutture del nostro litorale. L'anno scorso abbiamo preso un impegno con la città di consegnare i solarium i primi di giugno: lo abbiamo fatto utilizzando la tassa di soggiorno, i cui proventi con noi si sono incrementati del 70%, senza gravare sulle tasche e tasse dei cittadini. Abbiamo programmato in tempi ragionevoli e abbiamo consegnato alla città la struttura di San Giovanni Li Cuti e quella del Nautico".

L'intervento sulla macchina amministativa dell'ente che rivendica con maggiore orgoglio in questo primo anno?

"In maniera silente e senza riflettori mediatici abbiamo stabilizzato oltre 130 precari storici del Comune, il tutto due settimane dopo la dichiarazione di dissesto. Molti comuni non sono stati in grado di farlo, qualcuno magari scientificamente ha prorogato i contratti. Noi con determinazione siamo andati avanti e abbiamo stabilizzato, il 27 dicembre, 130 precari che da 30 anni aspettavano quella firma. Mi piace ribadire che il tutto è stato fatto nonostante la situazione di dissesto".

Il suo predecessore l'ha duramente attaccata nel corso di una recente intervista dicendo che la città è "nelle mani di nessuno" e ha coniato un hashtag #Cataniainmanoanuddu. Lei se dovessere rispondere con hashtag quale userebbe?

"Forse prima c'erano troppe mani interessate a questa città. Le cose che ha detto Bianco sono bassezze che si addicono al personaggio. E' il consigliere comunale più assente, è il sindaco che ha tradito la nostra città nel 2000 quando, a  due anni dalla sua elezione a sindaco, scappò da Catania per una comoda poltrona ministeriale. Io ho fatto il contrario, lasciando una comoda poltrona belga per servire la mia città. Ognuno ha il proprio stile. Bianco mi addebitta un comportamento, caratterizzante del mio modo di essere, che è quello dell'umiltà: ho un contatto costante con la mia gente e il mio popolo, sono orgoglioso di avere rapporti con tutti, dal più umile dei miei concittadini sino al concittadino più 'nobile' dell'aristocrazia catanese. Non sono mai cambiato a differenza di chi mi ha preceduto e che si è ritrovato in una torre d'avorio dalla quale non è mai stato in condizione di scendere. Ha vissuto da sindaco arroccato nel palazzo e distante dalla gente che, poi, lo ha puntualmente punito. Io sono umile e molti mi chiamano 'Salvuccio', come Bianco ha voluto in maniera spregiativa ricordare, e sono orgoglioso di questo. Continui Bianco a servire la città in maniera molto più capillare rispetto a quello che ha fatto oggi, essendo il consigliere più assente".

Dentro il consiglio c'è stato qualche malcontento, metterà mano agli equilibri politici cittadini?

"Penso che sia fisiologico quello accaduto. Nelle ultime settimane il clima in consiglio è più sereno e tutti hanno la consapevolezza che nei momenti difficili ci si stringe all'amministrazione comunale. Recentemente in consiglio comunale abbiamo affrontato un dibattito successivo auna conferenza stampa, secondo me, inopportuna del Movimento Cinque Stelle. Qualcuno, infatti, ha inteso ricattare il sottoscritto e la città condiziando un impegno nazionale in merito alla famosa vicenda della telefonata privata registrata.Un errore madornale in parte recuperato grazie a un impegno, di cui prendo atto, di alcuni autorevoli esponenti del Cinque Stelle come Nunzia Catalfo, Dino Giarrusso e Simona Suriano che sono stati sempre sensibili alle istanze della città. Adesso il clima è molto disteso e da qui a qualche giorno i numeri della maggioranza aumenteranno dentro il civico consesso".

La sua uscita da Forza Italia ha portato molti a chiedersi dove andrà. Lega o Fratelli d'Italia?

"In questo momento la priorità assoluta è salvare la città. Io sono stato sempre coerente e leale. Il mio percorso in Forza Italia si è interrotto perché in Sicilia il partito ha vertici che disistimo e di cui non apprezzo la linea politica. La mancata candidatura di un catanese alle Europee ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma vi sono stati tanti altri episodi nel passato. Ma c'è anche una diversità di stile: io ho iniziato a fare politica a 14 anni e i miei maestri mi hanno insegnato che viene prima il rispetto delle istituzioni e poi vengono le bandiere di partito. Micciché rappresenta il sovvertimento di quelle gerarchie. Così sono stato coerente al mio credo e ai miei valori. Il mio campo è certamente il centrodestra. Dopo aver salvato la città deciderò con la mia comunità. Per adesso stiamo continuando con il nostro contenitore Muovititalia che conta oltre 300 amministratori in Sicilia. Alle Europee abbiamo sostenuto Meloni e Stancanelli per chi era più sensibile alle istanze di FdI e la Tardino e Donato, oltre Salvini, per chi si avvicina di più a quella identità politica. Ci confronteremo, ma prima viene Catania".

Rifiuti, un grande problema per Catania. Si attende la nuova gara per avere finalmente una città pulita e un aumento delle percentuali di differenziata. E' verosimile che l'aggiudicazione alla nuova azienda possa avvenire nei primi mesi del prossimo anno?

"Ritengo che sia possibile rispetto ai tempi tecnici necessari. Abbiamo predisposto le linee guida della nuova gara settennale e abbiamo posto all'attenzione dell'Anac e della Prefettura le linee caratterizzanti del bando. L'Anac ci ha chiesto qualche domcumento integrativo che stiamo fornendo. Siamo convinti che in tempi ragionevoli pubblicheremo la gara che cambierà il sistema. Abbiamo ereditato una percentuale di differenziata del 6%, con un sistema di raccolta che prevede il porta a porta solo in un'area che interessa 40mila cittadini a fronte di oltre 300mila. L'unica soluzione, suggerita da tutti gli esperti del settore, è il porta a porta. Oggi siamo al 13%: avremmo voluto e potuto fare meglio, ma abbiamo invertito la rotta e sono convinto che potremmo ancora crescere. Con la nuova gara sono sicuro che potremo svoltare e raggiungere percentuali importanti che Catania merita".

I quartieri spesso risentono delle mancate attenzioni anche nel quotidiano. Noi riceviamo, ogni giorno, tantissime segnalazioni di disservizi. Qual è il suo orizzonte da qui a fine mandato per le zone decentrate della città che, spesso, lamentano la lontananza del "palazzo"...

"Su questo non devo ricevere lezioni da nessuno perché sto sempre in mezzo alla gente e in tutti i quartieri, compatibilmente con gli impegni del palazzo. Frequento i quartieri, le feste, le celebrazioni religiose e da abbonato, e non da privilegiato, seguo il Catania e ascolto ogni giorno critiche e suggerimenti. Catania merita una attenzione aggiuntiva specie dentro i quartieri che vivono difficoltà e contraddizioni in più rispetto ad altre zone. Su questo tema stiamo rimodulando delle scelte ereditate inserite nel patto per Catania. Vi sono ingenti finanziamenti e abbiamo individuato delle economie, grazie a ribassi di gara, e abbiamo eliminato delle scelte non condivise creando così un tesoretto. Adesso ci confronteremo su come investire le risporse nei quartieri coinvolgendo i consigli di circoscrizioni, le sigle datoriali, i sindacati, le associazioni di categoria, i comitati, puntando specialmente sulla grande questione aperta dell'emergenza abitativa".

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