Librino, viale Moncada: un teatro dietro il palazzo di cemento

Costruito e mai utilizzato. Questo il simbolo di una logica perversa che colpisce il quartiere più popolato della città. Doveva essere una new town, stando al progetto iniziale. Oggi è soltanto un enorme polmone "grigio" di cemento

Una delle periferie più grandi d’Italia. Il mito del progresso ha generato un mostro, figlio della speculazione edilizia. Ha costruito sogni intrappolati nel cemento. Librino: un esempio delle contraddizioni del nostro Paese. Il luogo dove è difficile sentir parlare di diritti: il luogo dove la qualità della vita non è garantita e gli spazi di socializzazione sono inesistenti. Piero, membro dell’Iqbal Masih - centro da tanti anni attivo all’interno del quartiere – ci ha guidato alla scoperta del viale Moncada.

Dietro il palazzo di cemento, un teatro

viale Moncada. Qui sorge il palazzo di cemento, considerato ormai da anni come simbolo della criminalità catanese, essendo una vera e propria centrale dello spaccio. Subito dietro il teatro Moncada, possibile centro di aggregazione con 500 posti a sedere. Mai  uno spettacolo, però, è stato fatto da quando è nato. Oggi solo distruzione. Si trova persino una macchina bruciata, in prossimità dell’ingresso. Il resto solo macerie, con segni di proiettile lungo le saracinesche e le vetrate superiori. Completata nel 2000, la struttura non è mai stata ufficialmente consegnata alla cittadinanza. Il costo complessivo si aggira attorno ai 7,5 milioni di euro. Dopo aver speso una cifra iniziale intorno ai 4,5 milioni, nel 2005 l’impianto viene presentato all’allora Ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. Si accende così una nuova speranza di riutilizzo del teatro, tanto che altri 2,5 milioni vengono stanziati dal Comune per ristrutturare e completare i lavori. In realtà, da quel momento in poi sono rimaste soltanto vane promesse. Le date di una possibile consegna si sono susseguite, senza mai arrivare a una conclusione concreta. Risultato: il teatro Moncada non è mai esistito. Resta soltanto un buio spettrale all’interno, dove a malapena si intravedono i posti a sedere. Fuori dall’ingresso è solo distruzione, macerie e abbandono.

La terra di “nessuno”, abitata da 80000 persone

Oggi è la terra di nessuno. Dimenticata, abbandonata, priva di spazi di aggregazione. Nemmeno una scuola superiore, per un quartiere che ospita circa 80000 persone. Librino è diventato un vero e proprio parcheggio umano, pieno di case popolari e cooperative edilizie. Costruito nella zona sud-ovest della città, dove prima sorgevano agrumi e uliveti, resta isolato dal resto della città. Il progetto iniziale - nato negli anni 70 -era quello di rendere l’intera zona una new town. Un piano ambizioso, in realtà mai concretizzato. Apparte pochi supermercati, nel resto del quartiere si trovano banche e centri scommesse.

Il quartiere del cemento

Questo quel che resta oggi: degrado e abbandono. Intere zone di cemento, che sono il “polmone grigio” del quartiere. Tutti gli spazi possibili di aggregazione – un esempio il teatro  Moncada – sono totalmente abbandonati. Piero, membro dell’Iqbal Masih - centro da tanti anni attivo all’interno del quartiere – ci ha spiegato il progetto iniziale: “L’interno de quartiere doveva essere una zona con vie pedonali ricche di verde. L’esterno, invece, costruito ad anello circolare per spostarsi con la macchina”. Le spine verdi in realtà sono oggi inesistenti, tranne poche che sono totalmente inagibili. I residenti richiedono continuamente che vengano messe in sicurezza, per evitare di raggiungere qualsiasi posto soltanto in macchina, circumnavigando così l’intero quartiere.
 

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