L'attrice Lucia Sardo e il suo appello alle vittime di femminicidio

L'attrice si racconta durante il convegno " Stefania e le altre donne- L'insopportabile pesantezza dei femminicidi", organizzato nel comune di Licodia Eubea per omaggiare la memoria di Stefania Noce, la giovane studentessa uccisa lo scorso anno

Incontriamo l'attrice Lucia Sardo durante il convegno “ Stefania e le altre donne– L’insopportabile pesantezza dei femminicidi", organizzato nel comune di Licodia Eubea per omaggiare la memoria di Stefania Noce, la giovane studentessa uccisa lo scorso anno. Accanto a lei anche Franco Battiato, fresco di carica regionale.

"Parlare, parlare, parlare - dichiara l'attrice - La solitudine crea paura, monta tutto nella testa. Adesso, stiamo chiaramente parlando di femminicidio, ma io ho vissuto il caso di un mio parente maschio che era, invece, succube di una donna che lo ha torturato per anni. In sala, prima, ho raccontato l’episodio di tanti anni fa durante il quale una mia zia fu vittima di femminicidio. Questa brutale esperienza, mi ha aiutato ad affrontare in modo diverso il problema. Dopo tanti anni, anche io ho vissuto un’esperienza a limite, ma quando ho iniziato ad avvertire e a riconoscere nella persona che mi stava accanto atteggiamenti destabilizzanti, ho saputo subito come comportarmi e come reagire. Sono schemi, sono schemi familiari che noi abbiamo, non ne possiamo fare a meno finchè non li vediamo. Quando cominciamo ad avvertire episodi del genere dobbiamo subito chiederci: ' Chi sto onorando?' . E' come se onorassimo qualcuno attraverso delle azioni che, di solito, sono patti d’amore fino alla morte. A tal proposito, consiglio a tutti di leggere 'Le costellazioni familiari' di Bert Hellinger, grazie al quale ho capito tantissime cose che la psicologia, da sola, non mi aiutava a capire".

Lei rappresenta la sicilianità, nella concezione più alta del termine, ovvero quel modo di essere e di fare, genetico e culturale, che può colorare una vita intera anche quando questa vita si sposta e si trasferisce lontano dalla Sicilia. Come ha fatto a conservare e a trasferire tali tratti distintivi nella sua vita da attrice?

"Intanto, mi chiamano solo per quello, quindi, volente o nolente. La sicilianità è un marchio indelebile, un marchio molto forte; questa terra che è madre un po’ ingrata, terra che rende i propri figli dipendenti. Noi non amiamo la Sicilia, noi abbiamo dipendenza dalla Sicilia, questo è il dramma di noi siciliani. Io sono stata tantissimi anni al Nord, ma sono tornata per dipendenza. Nel mio lavoro mi viene naturale trasmettere questi tratti, anche perché sono quelli i ruoli che mi offrono, a me invece piacerebbe fare qualcos’altro".

Quanto è stato appagante per lei, interpretare donne come Felicia Impastato e Giovanna Cannova, donne così lontane dalla realtà di oggi?
"Beh, non sono poi così lontane dalla realtà di oggi, non esistono soltanto i nostri ambienti. Io per lavoro, per curiosità, sono sempre a contatto con altri ambienti, poi attraverso il mio corpo mi piace dare voce a persone che non potrebbero averne e ti assicuro che ci sono ambienti dove ancora esistono donne così, anche più abbrutite di Giovanna Cannova".

Lei è stata candidata alle elezioni regionali del 2008; come vede la decisione di Franco Battiato di accettare di far parte della giunta Crocetta, con l’intento di dar vita a quel processo di rivalutazione artistica e culturale della Sicilia?
"Come posso vederla, benissimo. E’un segnale forte, anzi la mia paura è che Franco se ne possa andar via, nel senso che dopo qualche mese non ce la possa fare in mezzo a questo manicomio. Io mi fido tantissimo di Franco. Molta gente pensa che lui non abbia tempo da dedicare a questo nuovo ruolo, ma una sola ora di Battiato equivale a venti ore di qualunque altra persona, perchè ha una mente lucida, pulita e determinata, e poi conosce gli obiettivi".

Qual è la prima cosa che fa ogni qualvolta ritorna in Sicilia?
"Quando vivevo al Nord, la prima cosa era mangiare un arancino sul traghetto, anche se non erano buonissimi, infatti, stavo con il mal di stomaco tutto il giorno, però dovevo mangiare a tutti i costi un arancino. Adesso, non ho rituali, anche perché visto che ci abito in Sicilia, mi mangio quelli buoni di arancini".
 

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