Mafia, blitz Cursoti: sventati assalti a due gioiellerie e a una Banca

Secondo le indagini della squadra mobile il capomafia, uscito dal carcere alla fine del 2010, voleva riorganizzare il suo gruppo e ricucire la frattura tra i Cursoti di Catania e di Milano per ritornare a ricostituire la cosca

La crisi mette in ginocchio commercianti e esercenti, rendendo difficili i pagamenti, e per questo la mafia è utilizzata come una sorta di agenzia per il recupero crediti. E' quanto emerge dall'operazione antimafia della Procura di Catania che ha disposto il fermo, eseguito dalla squadra mobile della Questura, di 20 presunti appartenenti al clan dei Cursoti, compreso il capo storico della cosca il boss Giuseppe Garozzo.

Tra i destinatari del provvedimento, infatti, c'é anche un imprenditore catanese, G.G., di 50 anni, indagato per associazione mafiosa. Lavora in un'azienda per la vendita di casalinghi. Secondo l'accusa si sarebbe servito dell'appoggio del clan per recuperare un credito che vantava nei confronti di un ristoratore di Gravina che non poteva pagarlo.

L'intervento di uomini del gruppo, che lo avrebbero minacciato, lo avrebbe "convinto" a pagare. Inoltre l'uomo avrebbe fornito alla cosca elementi utili per rapinare una signora che vendeva gioielli a casa.

Incontrava a casa sua i suoi ex rivali della frangia di Milano, ma non sapeva che la squadra mobile di Catania da tempo lo seguiva da quando era stato scarcerato e lo intercettava da tempo. E' stato il lungo ascolto del boss Giuseppe Garozzo a permettere alla polizia di fermare I presunti appartenenti alla cosca dei Cursoti.

Secondo le indagini della squadra mobile il capomafia, uscito dal carcere alla fine del 2010, voleva riorganizzare il suo gruppo e ricucire la frattura tra i Cursoti di Catania e di Milano per ritornare a ricostituire la cosca forte e organizzata degli anni Ottanta. Per questo 'Pippu u maritatu', aveva bisogno di uomini, ma anche di soldi. E aveva organizzato delle rapine. Non sapeva però che la polizia lo ascoltava e riprendeva con telecamere i suoi spostamenti, seguendolo passo dopo passo. Così la squadra mobile di Catania ha scoperto tre assalti che stavano per essere commessi e li ha sventati. Tra le vittime salvate, a loro insaputa, la titolare di una gioielleria di Catania che lavorava a casa, una banca in provincia di Torino e una rivendita di preziosi del Siracusano. I gioielli a Garozzo servivano anche per inviare regali alla compagna napoletana del boss detenuto Salvatore Cappello.

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"Il nostro - ha atodichiar il procuratore Salvi - è stato un intervento preventivo contro il tentativo di riempiere vuoti, creati nel mondo della criminalità dal buon lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura".

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