Patto di mafia tra Catania e Trapani, nel mirino il clan Mazzei: 23 arresti

Estorsioni, ricostruzione dell'organico e delle dinamiche all'interno del clan Mazzei e anche una 'frode carosello all'Iva' con l'emissione di false fatture per oltre 100 milioni di euro che avrebbero fruttato un utile di 8,8 milioni. E' quanto emerso dall'inchiesta 'Scirocco'

Estorsioni, ricostruzione dell'organico e delle dinamiche all'interno del clan Mazzei e anche una 'frode carosello all'Iva' con l'emissione di false fatture per oltre 100 milioni di euro che avrebbero fruttato un utile di 8,8 milioni. E' quanto emerso dall'inchiesta 'Scirocco' di carabinieri e guardia di finanza di Catania, coordinati dalla Dda etnea, che hanno eseguito un'ordinanza cautelare per 23 indagati: 10 in carcere, cinque agli arresti domiciliari e otto misure interdittive.

I nomi degli arrestati

Il video delle indagini

In particolare, l’indagine, avviata allo scopo di monitorare le attività della famiglia “Mazzei” e del suo esponente di spicco Angelo Privitera detto “Scirocco”, ha permesso di individuare quale sede operativa del sodalizio l’esercizio commerciale “Ideal Carne”, gestito dai fratelli Lo Re Luciano e Pietro, presso cui si incontravano tutti gli elementi di spicco – tra i quali, Angelo Privitera,  Carmelo Munzone, Carmelo Pantalena, Sergio Minnella e Claudio Loria– al fine di discutere delle dinamiche criminali del gruppo mafioso, della gestione degli affari illeciti derivanti dall’usura e dalle estorsioni, nonché della tensione venutasi a creare in seno alla “famiglia” successivamente ai contrasti sorti tra Santo Di Benedetto, detto “Santo u panitteri” e Mario Maugeri, detto “Mario Ammuttaporte”, per il riconoscimento della leadership in seno al clan Mazzei.

Sequestrati orologi d'oro e brillanti

Nel medesimo contesto, i carabinieri hanno altresì documentato il reimpiego dei proventi delle attività illecite mediante l’intestazione fittizia della “World Games Srl”, società con sede in Catania, operante nel settore delle scommesse on line e nell’attività di gestione, noleggio e assemblaggio di apparecchiature elettroniche inerenti i giochi. In particolare, Angelo Privitera e Carmelo Pantalena attribuivano fittiziamente a Alessandro Lizzoli la titolarità delle quote della società, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Dalle indagini sono emersi collegamenti con imprenditori che gestivano depositi di impianti di carburanti coinvolti in operazioni finalizzate alla frode fiscale e in particolare con Francesco Burzotta, indicato come "soggetto orbitante nell'ambiente mafioso di Mazara del Vallo".

Accertamenti della guardia di finanza di Catania, inoltre, hanno fatto luce sulla cosiddetta 'frode Carosello dell'Iva'. Il gruppo, secondo l'accusa, riusciva a evadere il pagamento dell'imposta attraverso l'intervento di 'falsi esportatori abituali' che emettevano dichiarazioni d'intento non veritiere, consentendo di acquistare da soggetti italiani carburante senza l'applicazione dell'Iva per poi non rivenderlo all'estero, ma nel territorio nazionale.

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Indagini sono state eseguite anche sull'acquisto di carburanti da fornitori britannici, maltesi e della Repubblica Ceca da parte della Lubricarbo di Sergio Leonardi al quale carabinieri e guardia di finanza hanno sequestrato beni per 10 milioni di euro, comprese quote societarie di 10 imprese commerciali, tra l'altro titolari di 7 distributori stradali.

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