Mensa di via Oberdan: gli studenti spiegano i disagi e l'Ersu risponde

Continua a far discutere la notizia della chiusura della mensa di via Oberdan, dichiarata inagibile. Gli studenti assegnatari dei posti letto e tutti gli altri utenti destinatari del servizio- specialmente quelli del polo umanistico- vogliono vederci chiaro

Continua a far discutere la notizia della chiusura della mensa di via Oberdan, dichiarata inagibile. Gli studenti assegnatari dei posti letto e tutti gli altri utenti destinatari del servizio- specialmente quelli del polo umanistico- vogliono vederci chiaro. L’ERSU nella persona dello stesso Presidente, dott. Gianni Silvia e del giovane Consigliere, Nuccio Rinzivillo, assicurano che prestissimo saranno adottate delle soluzioni per limitare al minimo i disagi degli universitari catanesi.

Floriana Costa,  22 anni, studentessa di Giurisprudenza, frequenta la mensa da quando si è trasferita in città.  “Mi sono sempre trovata bene qui; l’ambiente favorisce l’incontro e il confronto tra studenti, non solo delle varie parti della Sicilia, ma anche europei, nell’ambito del progetto Erasmus. E’ una situazione che agevola la vita dei pendolari, trovi tutto pronto, ci si sente più a casa". "Il problema -continua Floriana - è che quest’anno la quantità e la qualità dei cibi è stata carente. E' arrivato a mancare persino il pane. Ma, stavolta, una ribellione da parte degli studenti non c’è stata. Forse, negli ultimi tempi ci siamo abituati a queste circostanze sfavorevoli. Da questo punto di vista, devo ammettere che se prima l’Università era considerata un centro di studi e crescita sociale, ad oggi le cose sembrano essere cambiate..così come il ruolo dello studente. Credo, inoltre, che si approfittino del nostro silenzio e delle contestazioni calanti”.

Milena Divita, che si sta specializzando nella facoltà di Lingue e che vive nella casa dello studente della stessa struttura, sottolinea quanto travagliata sia stata la vicenda. “ Vivo qui da parecchi anni e, in una prima fase, dopo il terremoto in Abruzzo, parte dell’immobile è stato ristrutturato, ma subito dopo dichiarato inagibile, con la mobilìa e gli arredi nuovi rimasti confezionati. Da anni è chiusa l’altra ala della struttura. Quello che non si capisce è perché stia succedendo tutto adesso e per giunta quando la mensa sta per cambiare gestione. Anche i dipendenti sono preoccupati,ci vuole tempo e denaro e le ditte non vogliono caricarsi di questi oneri. Per noi il disagio è enorme:in camera non possiamo tenere fornelli e non esistono stanze da adibire a cucine comuni,come nelle altre case studente. Nel frattempo,non possiamo che consumare fuori i pasti e per conto nostro.”

Dall’Ersu giungono notizie confortanti. Nuccio Rinzivillo, consigliere, ricostruisce nei dettagli la vicenda. “Dopo i tragici fatti de l’Aquila, una ricognizione di tutte le case studenti a Catania, è stata effettuata dall’Ersu: è venuto fuori che 1 dei 2 immobili della residenza centro aveva problemi di staticità, per l’esattezza un problema di carbonatazione ovvero ammaloramento della struttura del pilastro. Gli ingegneri e il Genio Civile hanno stabilito che l’immobile doveva essere chiuso. Dei lavori di consolidamento dei pilastri sono stati effettuati nel 2010, per tenere aperta almeno una parte della mensa, meno della metà". Dagli ultimi controlli che seguono alla continua attività di monitoraggio da parte dell’ente-nei quali anche la Protezione Civile è intervenuta-è risultato che anche altri pilastri hanno subito una accelerazione di ammaloramento: la struttura non è più sicura,e nella sua totalità è stata dichiarata inagibile. “La chiusura è stata imposta e noi non possiamo certamente prenderci una responsabilità del genere: stiamo cercando di risolvere il problema nel minor tempo possibile. In questa situazione d’emergenza stiamo chiedendo l’autorizzazione per distribuire i pasti in sede, in questi primi giorni, nella parte aperta dell’immobile, quello della sala lettura. In secondo luogo siamo già alla ricerca di locali idonei,nei quali aprire,per ottobre,una nuova mensa in pianta stabile”.

Anche il Presidente dell’Ersu, il dott. Gianni Silvia chiarisce che l’ente ha risparmiato tanto e che i finanziamenti regionali e nazionali sono stati ridotti. “Senza dubbio queste residenze sono in una situazione scadente,dall’arredo alla struttura di sicurezza,che più importa. La chiusura è pertanto necessaria,nonostante i disagi che sta creando. La necessità attuale è quella di convogliare tutte le risorse,operando una riduzione negli altri capitoli,per rilanciare i mobili e gli arredi. Il fabbisogno è di 4,6 milioni di euro,e difenderemo con la dovuta fermezza la questione”. Il presidente aggiunge che tutte le info necessarie saranno rese sul sito internet,e che già in questi giorni la sala lettura è messa a disposizione per la distribuzione dei pasti,nell’attesa dell’ispettore dell’asp di Catania. Tutte le risorse saranno messe a disposizione per rimettere a posto le strutture. “Con il cambiamento di gestione non c’è alcun collegamento: la protezione civile ha detto che la struttura va chiusa. Il problema c’è e non potrà essere risolto dall’oggi al domani,ma nel giro di pochi mesi speriamo di ottenere delle residenze decenti”.
 

 

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