Proiettili, minacce e scorte: come funziona il sistema di protezione?

Le inquietanti vicende che hanno coinvolto il presidente dell'Antimafia regionale Claudio Fava ed il procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bertone, riaprono importanti riflessioni sul sistema delle 'scorte'. Ecco come funziona e cosa non va

Le inquietanti vicende che, negli ultima settimana, hanno coinvolto il presidente dell'Antimafia regionale Claudio Fava, prima, ed il procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bertone, poi, riportano il Paese intero ad un clima che avremmo volentieri dimenticato. Fatto di minacce, terrorismo psicologico, tensione e, soprattutto, di confusione. Che colpisce al cuore le istituzioni democratiche, quelle inquirenti e quelle politiche, e che riapre importanti riflessioni. Una tra queste riguarda le procedure ed i meccanismi con i quali lo Stato protegge sé stesso e, quindi, organizza la sicurezza delle persone che, oggi, sono direttamente sottoposte ad esplicite intimidazioni.

Il sistema invididuato negli anni, sin dai primi omicidi ed attentati eccellenti, è quello della cosiddetta 'scorta' di polizia. Esistono però diversi livelli di protezione che, in base all'entità del pericolo concreto, vengono applicati dalla Prefettura. Un politico, un magistrato, un giornalista o - in ogni caso - chiunque sia sottoposto direttamente a minacce di morte da parte della criminalità organizzata, può essere accompagnato da una o più automobili - blindate o meno - con equipaggio formato da agenti specializzati delle forze dell'ordine.

L'Ufficio Centrale Interforze per la Pubblica Sicurezza

Chi decide se è una minaccia è 'seria' e, quindi, preoccupante? La legge, in generale, rimette al ministro dell'Interno, autorità nazionale di pubblica sicurezza, la competenza ad adottare i provvedimenti e impartire le direttive per la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio di "natura terroristica o correlate al crimine organizzato, al traffico di sostanze stupefacenti, di armi o di parti di esse, anche nucleari, di materiale radioattivo e di aggressivi chimici o biologici o correlate a attività di intelligence di soggetti o organizzazioni estere".

Ma, nel 2002, dopo l'assassinio del giuslavorista Marco Biagi - a cui era stata tolta la scorta nel 2001 - rivendicata dalle Nuove Brigate Rosse, il governo Berlusconi, con un decreto, istituitì l'UCIS. L'Ufficio Centrale Interforze per la Pubblica Sicurezza ha compiti di gestione complessiva dell’apparato di protezione attraverso "la raccolta e l’analisi coordinata delle informazioni relative alle situazioni personali di rischio". Stiamo dunque parlando dell'organismo attraverso cui il dipartimento della Pubblica sicurezza, nello specifico settore della protezione dei soggetti a rischio, coadiuva il ministro dell’Interno nella sua funzione di Autorità nazionale di pubblica sicurezza. In sostanza, in base alle segnalazioni e alle indagini delle forze di polizia, il prefetto - rappresentante del governo sui territori - può segnalare all’UCIS che un soggetto ha bisogno della scorta.

La scorta e le minacce a Claudio Fava

Claudio Fava, ad esempio, ha attualmente una scorta di quarto livello costituita da una macchina non blindata con due poliziotti. Una misura decisa 5 anni fa dopo la notizia di un progetto di attentato da parte di Aldo Ercolano, ordinato dal carcere. In generale, l'attuale presidente dell'Antimafia Ars, è stato sottoposto per tre volte ad un servizio di scorta negli ultimi 25 anni, sempre per progetti di attentati sventati, come hanno svelato alcuni collaboratori di giustizia nel 1993 e nel 1998. In tutti i casi precedenti il dispositivo di scorta è stato aumentato, assegnando immediatamente a Fava due automobili blindate e cinque poliziotti in servizio. Questa volta, invece, dopo aver ricevuto negli uffici di presidenza un plico contenente un proiettile calibro 7,65, la scorta del presidente è rimasta la stessa. A differenza del caso di Caltanissetta dove, invece, quella del procuratore capo è stata immediatamente rinforzata. La decisione sull'eventuale surplus per Fava pare che verrà presa però all'inizio della prossima settimana dal comitato per la Sicurezza, riunito nei locali della Prefettura di Catania. Una tempistica che alcuni ritengono irrituale. 

La vita sotto scorta 

Numerose sono state negli anni le critiche all'affidamento delle scorte, soprattutto quelle legate alle personalità politiche. Episodi noti, come la vicenda dei poliziotti affidati alla catanese Anna Finocchiaro - fotografata durante la spesa all'Ikea - hanno negli anni incrementato polemiche legate a presunti sprechi o favoritismi di 'casta'. Ciononostante, la vita sotto scorta, come hanno raccontato diverse personalità negli anni - non ultimo lo scrittore Roberto Saviano - non è affatto un privilegio. Sono molti i sacrifici a cui ci si deve sottoporre, soprattutto nella gestione della propria vita privata ed in quella dei più stretti familiari.

Anche dal punto di vista della polizia, quello degli agenti di scorta, non è un lavoro semplice: molti sono infatti tenuti a rispettare orari e turni massacranti, proteggendo la vita di persone il cui lavoro è fondamentale per la tenuta della nostra democrazia. Pur se imperfetta, la misura rimane tuttavia l'unica realmente efficace per prevenire eventuali pericoli. Soprattutto oggi che l'aria torna ad essere poco rassicurante per chi sta indagando, provando a far luce sull'oscurità del nostro recente passato.  

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