Operazione "Samael", sequestrato patrimonio "storico" dei Santapaola-Ercolano

Oltre 12 milioni di euro tra società, terreni e immobili: l'organizzazione stava tentando di "smobilizzare" i beni per realizzare denaro finalizzato al mantenimento dei boss all'ergastolo

Trent'anni di operazioni economiche e finanziarie finalizzate a garantire la “salvaguardia” e le “rendite” del patrimonio illecitamente accumulato dalla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano con la collaborazione attiva di imprenditori che, negli anni, si sono prestati a reinvestire i capitali di provenienza illecita in attività perfettamente inserite nel tessuto economico: sono i carabinieri del Ros a ricostruire tutta la rete degli investimenti, delle attività economiche e immobiliari, riconducibili agli storici vertici della famiglia, Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano e del defunto Francesco Mangion. L'operazione denominata “Samael” - coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia ed eseguita dai carabinieri - oltre ad aver condotto all'arresto di 9 persone, ha portato al sequestro preventivo di società e beni per un valore complessivo di 12.660.000 euro.

Il contesto delle indagini

“Si tratta di investimenti che risalgono agli anni Novanta – ha spiegato il procuratore capo Carmelo Zuccaro – che ammontavano a diversi miliardi di lire e che oggi al culmine di un determinato ciclo economico si erano anche rivalutati grazie alla compiacenza di pubblici amministratori che, nel caso dei terreni, ne avevano consentito la trasformazione da agricoli in edificabili”. Le attività investigative partono sul finire del 2016, nel momento in cui si iniziano a documentare le relazioni tra Giuseppe Mangion, detto “Enzo” e Giuseppe Cesarotti: “Stavano tentando di smobilizzare alcuni di questi beni – ha continuato Zuccaro – per realizzare denaro che serviva al mantenimento in carcere dei più importanti esponenti della famiglia mafiosa, e noi cogliamo questo momento dalle intercettazioni ”. A spiegare i dettagli delle indagini sono stati il colonnello Giancarlo Scafuli, vicecomandante del Ros e dal tenente colonnello Antonio Parillo, comandatnte della sezione di Catania: il monitoraggio avviene dunque sui contatti tra il figlio del defunto Francesco Mangion detto “Ciuzzu u rirraru” già consigliere di Benedetto Santapaola e Giuseppe Cesarotti, quest'ultimo “storico” favoreggiatore dello stesso Santapaola. In tale ambito, sono state captate conversazioni dalle quali è emerso che Cesarotti consegnava a Mangion cospicue somme di denaro contante e aveva inoltre rapporti con i figli di Benedetto Santapaola, cui erano destinate parte delle citate somme. Cesarotti, sempre da quello che è emerso dalle intrcettazion, era a conoscenza, per avervi preso personalmente parte a suo tempo, di investimenti fatti in passato da benedetto Santapaola, Aldo Ercolano (il vice rappresentante della famiglia) e dal defunto Francesco Mangion. La certezza di relazioni pregresse tra Cesarotti e gli esponenti di vertice della famiglia è confermata dal ruolo emerso già nell'ambito della sentenza “Orsa Maggiore”. in cui si dà atto che “l’apporto arrecato dai fratelli Cesarotti all’organizzazione malavitosa non si limitava solo alla “gestione della latitanza” degli esponenti di vertice della famiglia catanese, bensì si estendeva anche alla gestione di attività economiche nell’interesse e per conto del sodalizio malavitoso”. L'obiettivo di Cesarotti era quello di rientrare in possesso del denaro a suo tempo investito e di garantire inoltre gli interessi in assurto di chi – secondo le sue stesse parole - è “nell’altra vita”, (in riferimento al defunto Francesco Mangion e da qui il coinvolgimento del figlio Enzo) e di coloro che invece “sono sepolti vivi” (in riferimento agli ergastolani Benedetto Santapaola e Aldo Ercolano).

Gli arrestati

Le ipotesi di reato e i colletti bianchi

Le ipotesi di reato vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e illecita concorrenza con minaccia. Dalle indagini è emerso il ruolo di primo piano dell'imprenditore farmaceutico Mario Palermo nella gestione economico-finanziaria del patrimonio illecito: Palermo, secondo le ipotesi e le rilevanze investigative, risulta essere legato da “risalenti rapporti fiduciari” con i vertici della famiglia: a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quale titolare fittizio della società Tropical Agricola S.r.l. (già Antoniocostruzioni s.r.l.) e per il tramite di essa, acquistò beni immobili con fondi provenienti prorpio da Santapaola, Ercolano, Mangion e Cesarotti; negli anni ’90 curò personalmente la latitanza di Ercolano e Mangion Francesco. Nel corso dell’indagine, Palermo è risultato impegnato, in concorso con Giuseppe Cesarotti e Enzo Mangion (presente in ragione della riconducibilità di parte dell’investimento del padre), nell’alienazione, a favore di terzi in buona fede, del patrimonio immobiliare della società. L’ammontare dell’originario investimento, sulla scorta degli esiti delle attività di intercettazione, è stato quantificato in 2 miliardi di lire. Altro “colletto bianco” coinvolto nell'inchiesta è il “faccendiere” Francesco Geremia, che dovrà infatti rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Nello specifico, secondo gli inquirenti, metteva costantemente a disposizione degli associati i locali nella sua disponibilità per incontri riservati, raccogliendo il denaro investito dai vertici della famiglia mafiosa attraverso l’imprenditore Palermo, curando l’organizzazione degli appuntamenti tra gli associati e gestendo, per loro conto, i rapporti con le pubbliche amministrazioni e in particolare con il comune di Catania.

La storia del patrimonio e i sequestri

Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano, Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti, negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Mascali S.r.l., acquistarono un rilevante appezzamento di terreno sul quale realizzare immobili. Negli anni 2000, la società fu venduta a imprenditori che, ignari della riferibilità dell’assetto societario a cosa nostra, divennero oggetto di richieste estorsive, formulate da Cesarotti nell’intento di recuperare così le somme investite. Cesarotti nell’avanzare le richieste, pretese l’intestazione di un appartamento e, sempre al fine di sollecitare ulteriormente gli imprenditori, ordinò l’incendio, avvenuto nell’agosto del 2017, dello stabilimento balneare mascalese denominato Jaanta Bi, gestito dalle parti offese. L’ammontare degli investimenti, e dunque della corrispondente pretesa vantata da cesarotti, sulla scorta degli esiti delle attività di intercettazione e delle dichiarazioni rese dalle persone offese, è stato quantificato in un miliardo e ottocento milioni di lire. Questa vicenda imprenditoriale è documentata inoltre nella sentenza Orsa Maggiore: “I Cesarotti provvedevano a reinvestire i proventi illeciti per conto della famiglia Santapaola”… sfruttando le loro conoscenze con il Sindaco di Mascali, Susinni, per conto del Santapaola dovevano acquistare dei terreni agricoli che presto sarebbero diventati edificabili”. Attraverso la società Co.Invest. s.r.l., acquistarono beni immobili. In relazione a ciò, è stato disposto il sequestro dei beni riconducibili a Cesarotti attraverso la Co.Invest. S.r.l., consistenti in terreni siti in Belpasso (20 ettari circa) e villette site in Marina di Gioiosa (RC). Nel contempo, si è accertato che Giuseppe e Salvatore Cesarotti, benché formalmente estranei agli assetti della LT Logistica e Trasporti S.r.l. e della G.R. Transport Logistics S.r.l., hanno personalmente curato e fatto fronte, con metodo mafioso, alle vicissitudini aziendali, intervenendo tanto sui committenti quanto sugli altri operatori del settore dei trasporti, al fine di influenzare l’iniziativa imprenditoriale di questi ultimi e acquisire una posizione di sostanziale monopolio sul mercato. In più, si è accertato che la G.R. Transport Logistics S.r.l., sin dalla data della sua costituzione ha sede legale all’interno di immobile fittiziamente intestato ad altri ma nei fatti riconducibile a Cesarotti. I due inoltre, nell’esercizio dell’attività imprenditoriale di deposito ferroviario e trasporto merci svolta attraverso la GR Transport Logistics Srl, hanno posto in essere atti di concorrenza attraverso minacce ed intimidazioni. Nello specifico, al fine di garantirsi una situazione di sostanziale monopolio per le merci inviate a Catania dalla società Mercitalia Logistic Spa intervenivano sia nei confronti di questi ultimi che dei titolari di aziende operanti nel settore dei trasporti. Il giudice ha disposto dunque il sequestro della LT Logistica e Trasporti Srl e della GR Transport Logistics Srl e dell’immobile occultamente riconducibile a Giuseppe Cesarotti sito in Mascali e sede della GR Transport Logistics Srl.

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