Incinta al quinto mese muore al Cannizzaro, a processo sette medici

Rinviati a giudizio cinque ginecologi, un anestesista e il primario del reparto di ginecologia Paolo Scollo, tutti con l'accusa di concorso in omicidio colposo. A deciderlo la giudice Giuseppina Montuori

Dopo una lunga udienza la giudice Giuseppina Montuori ha rinviato a giudizio sette medici dell'ospedale Cannizzaro per concorso in omicidio colposo. Cinque dirigenti medici: Vincenzo Filippello, Silvana Campione, Andrea Benedetto Di Stefano, Giuseppe Calvo, Alessandra Coffaro saranno processati insieme all'anestesista Francesco Cavallaro e al primario di ostetricia e ginecologia Paolo Scollo. Tutti accusati della morte della giovane mamma Valentina Milluzzo, morta il 16 ottobre 2016 nel nosocomio catanese dopo aver perso i due gemelli che portava in grembo. Presente in aula come parte civile la sorella della vittima Angela Maria Milluzzo con l'avvocato della famiglia Salvatore Catania Milluzzo.

La tragica vicenda

La donna era stata ricoverata al Cannizzaro per minaccia d'aborto il 29 settembre 2016, alla 17esima settimana di una gravidanza gemellare. La situazione di salute della 32enne però è precipitata due settimane dopo, nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, quando la donna ha cominciato ad accusare forti dolori e febbre alta. Poche ore dopo avrebbe perso il primo bambino. Il secondo aborto si sarebbe verificato invece poco prima del decesso, avvenuto nel reparto di rinanimazione dell'ospedale dove Valentina era stata trasportata d'urgenza.

Le accuse

Secondo l'accusa i medici "in concorso e cooperazione tra loro cagionavano con colpa il decesso della gestante" ricoverata per minaccia d'aborto in gravidanza gemellare bicoriale. La Procura contesta ai medici "colpa professionale" per "imprudenza, negligenza ed imperizia". In particolare "nella mancata attuazione di una terapia antibiotica adeguata" sia il 14 e il 15 ottobre, nel "mancato tempestivo riconoscimento della sepsi in atto", nella "mancata raccolta di campioni per esami microbiologici", nella "mancata tempestiva rimozione della fonte dell'infezione: i feti e le placente" e la "mancata somministrazione di emazie durante l'intervento".

Tutti eventi, che sostiene la Procura di Catania, avrebbero "determinato il trasmodare della sepsi in shock settico irreversibile con conseguente insufficienza multiorgano e coagulazione intravascolare disseminata" che hanno causato il decesso della paziente".

L'avvocato Catania Milluzzo ai microfoni di Catania Today ribadisce: "Se i medici si fossero accorti della sepsi in corso Valentina si sarebbe salvata. Il tampone vaginale del 14 ottobre mostrava chiari segni d'infezione in atto".

Il processo

Le indagini sul caso sono state avviate dopo la denuncia dei familiari di Valentina Milluzzo. Del caso si erano occupati anche gli ispettori inviati dall'allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin per accertarsi anche se davvero un medico del reparto si fosse rifiutato di praticare un aborto terapeutico alla donna in quanto obiettore di coscienza. Ipotesi poi esclusa da ministero e magistrati. Il processo proseguirà nella terza sezione del tribunale di Catania il prossimo 2 luglio 2019.

La sorella di Valentina: "Ringraziamo la magistratura"

"Voglio ringraziare la giudice Giuseppina Montuori per l'attenzione e la precisione dedicata al caso di mia sorella - afferma ai microfoni di CataniaToday Angela Milluzzo -. Un sentito grazie anche alla Procura di Catania e ai pm Saponara e Bonfiglio per le indagini svolte in maniera impeccabile. Speriamo davvero che il processo continui su questa linea. Vogliamo giustizia e ci auguriamo che quello che è accaduto a Valentina non accada mai più".

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