Parrucchieri abusivi percepivano reddito di cittadinanza: indagati due coniugi

All'interno dell'esercizio abusivo lavorava un dipendente che veniva pagato con una porzione di "pasta al forno" o un panino

Nei giorni scorsi, personale del commissariato Librino ha effettuato dei controlli straordinari volti a reprimere l’illegalità diffusa nel quartiere della periferia catanese. Particolare rilievo ha assunto il controllo effettuato presso un parrucchiere ubicato in viale Bummacaro dove al momento del controllo vi erano numerosi clienti. A tal riguardo, si evidenzia che i due gestori/coniugi sono stati indagati in stato di libertà in concorso per il reato previsto dall’arti 640 bis del codice penale, truffa ai danni dello Stato. Detto nucleo familiare, pur avendo percepito erogazioni pubbliche quali carta rei e reddito di cittadinanza per migliaia di euro al mese, di fatto, esercitano la citata attività in modo totalmente abusivo e da lungo tempo.

Uno dei due indagati è stato inoltre deferito all’autorità giudiziaria per il reato previsto dall’arti. 603 bis del codice penale che punisce il datore di lavoro che sfrutta il lavoratore approfittando del suo stato di bisogno. In particolare e in relazione ai due dipendenti presenti al momento del controllo, è emerso che uno lavora 10 ore e 30 minuti al giorno, domenica e lunedì esclusi, e percepisce meno di 1 euro l’ora senza alcun contratto; l’altro dipendente, minorenne, a fronte della propria attività lavorativa di oltre 10 ore al giorno, non percepisce alcuna retribuzione ma solo il pasto corrispondente ad una porzione di pasta al forno oppure un panino. Riscontrate anche criticità in materia di sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro e, per tale motivo, verrà informato il competente organo Asp Spresal e, per quanto riguarda la mancanza di autorizzazioni e titoli professionali, la Polizia locale di Catania.

Ulteriore controllo volto ad accertare la regolare detenzione delle armi da parte dei detentori, ha consentito di indagare in stato di libertà due soggetti per aver omesso di comunicare all’Autorità di pubblica sicurezza il cambio del luogo di detenzione di 3 armi da fuoco e 47 munizioni di vario calibro che, nell’occorso, sono state sequestrate penalmente. Uno di questi è stato anche indagato per il reato di omessa custodia in quanto, nell’immediatezza del controllo, non è stato in grado di riferire dove si trovasse l’arma detenuta. Infine, sono state controllate, anche tramite la banca dati del sistema investigativo in uso alle forze di polizia, nr. 8 persone, 282 veicoli, rinvenendo un’autovettura provento di furto.

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