Bloccato in Messico con un tumore al cervello, la battaglia legale di Pasquale Porto

E' un catanese di 64 anni e adesso vive nell'indigenza a seguito della grave malattia. Vorrebbe tornare in Italia per affrontare un intervento che potrebbe salvargli la vita. Del suo caso si è occupato l'avvocato Falleti dell'Oma

Un tumore al cervello lo costringe a letto con una bombola d'ossigeno. Senza cure adeguate, lontano da casa e con una compagna che cerca di aiutarlo come può vista la situazione di indigenza economica. E' questa la situazione che sta vivendo il catanese Pasquale Porto, di 64 anni e da circa 15 in Messico, che a causa della malattia non riesce a muoversi agevolmente e che - a causa dei soldi spesi per le cure - adesso vive in difficoltà economiche che non gli consentono di lasciare l'America latina per far rientro in Italia.

Il caso di Pasquale Porto è seguito dall'Oma (l'Organizzazione Mondiale Avvocati) che si è recentemente riunita a Matera, nel corso di un congresso sui diritti umani, per fare il punto sui nostri connazionali all'estero e le difficoltà che molti di loro vivono.

E' l'avvocato Claudio Falleti, della sede italiana Oma di Alessandria, ad occuparsi del "caso" del signor Porto. Il legale, ai microfoni di Catania Today, ha illustrato l'attuale condizione del cittadino etneo: "L'Oma è una specie di apostolato laico dell'avvocatura e, focalizzandoci sul tema dei diritti umani, stiamo seguendo diversi casi riguardanti i nostri connazionali nei paesi esteri. Il signor Pasquale è un omone di un metro e novanta che per tutta la vita ha fatto l'autotrasportatore ma che ha avuto questa grave malattia e che è rimasto in un limbo".

Il limbo è, infatti, rappresentato dalla impossibilità di rientrare in Italia e ricevere cure adeguate: un centro tumori a Milano si è detto già disponibile ad accoglierlo per tentare un'operazione al cervello che potrebbe migliorargli la vita e consentirgli di lottare con più speranze contro questo terribile male.

"Il problema è - prosegue l'avvocato Falleti - che Pasquale vive in condizioni di indigenza e non ha il denato necessario per affrontare il viaggio. Gli servirebbe, tra l'altro, un trasporto medicalizzato che non può permettersi. Per questa ragione abbiamo sollecitato le istituzioni italiane in Messico. L'ambasciata, però, ci ha risposto che è impossibilitata a sostenere le spese per il rientro in Italia".

avvocato falleti-2

Il signor Porto, dopo aver vissuto a Catania, è stato per parecchi anni a Milano dove si era sposato e aveva avuto anche figli. Poi la separazione, con le spese di mantenimento sempre pagate alla ex moglie, e il trasferimento in Messico dove aveva continuato a fare l'autotrasportatore.

Nell'ultimo periodo aveva fatto la spola tra l'Italia e l'America Latina, prima che arrivasse la malattia. Adesso è in condizioni critiche, non possiede nemmeno un'auto ed è costretto a percorrere diversi chilometri a piedi con il bombolone d'ossigeno pur di raggiungere l'ospedale più vicino.

L'appello dell'associazione Oma va alla famiglia del signor Porto. I rapporti, probabilmente, si erano raffreddati dopo la separazione e il suo trasferimento in Messico. Alcuni parenti si trovano a Milano, altri - come un fratello - ancora a Catania. Così l'associazione conta di riuscire - anche grazie alla solidarietà di altre reti associative e delle istituzioni locali e nazionali - di poter fare rientrare Pasquale Porto in Italia prima che sia troppo tardi. E prima che possa morire da italiano "abbandonato" in un paese straniero.

Per informazioni e contatti è possibile visitare il sito www.studiolegalefalleti.it

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