Ponte Gioeni, la relazione tecnica smentisce Bianco: "Solido, andava sistemato"

La relazione del 2011 dell'ordinario di Ingegneria dell'Università di Catania, Antonio Badalà, smentisce la necessità dell'abbattimento. Per quella consulenza il Comune deve ancora ai professionisti oltre 17 mila euro

Il sindaco Enzo Bianco l'aveva citato a sostegno della tesi dell'abbatimento del ponte del Tondo Gioeni all'interno di uno spot elettorale, ma la relazione tecnica di Antonio Badalà, ordinario di Ingegneria dell'Università di Catania, dice l'esatto opposto. Il professore, responsabile scientifico di una convenzione tra il Dipartimento di Ingegneria civile e Comune di Catania del 2010, insieme ad altri due professionisti, aveva infatti redatto una lunga analisi degli interventi da effettuare per mettere in sicurezza la struttura. Uno studio che aveva certificato lo stato di solidità dell'opera, certamente da sottoporre a diversi interventi di manutenzione, ma che mai ha sottolineato la necessità della distruzione. Del resto le intenzioni delle passate amministrazioni erano chiare già dall'oggetto della relazione, che parlava di "procedura più idonea per l'adeguamento statico e sismico delle strutture del ponte di piazza Gioeni". Per questa consulenza, tra l'altro, gli ingegneri aspettano ancora di essere pagati dal Comune, che è loro debitore di oltre 17 mila euro, come spiega Badalà a CataniaToday.

Lo stato del ponte e la vulnerabilità sismica

In merito allo studio di vulnerabilità sismica ed adeguatezza statica dell'opera esistente, gli ingegneri, nella relazione dei lavori da attuare, spiegano che occorre distinguere due aspetti fondamentali. Prima di tutto, si legge nel documento, "il livello di degrado dei materiali e delle parti strutturali: attacco al calcestruzzo da parte di sostanze aggressive: CO2, solfati, nitrati, etc.; ossidazione delle armature, etc." e in secondo luogo,"il grado di soddisfacimento delle verifiche imposte dalle normative tenendo conto delle sezioni effettive reagenti, in presenza ed in assenza di azioni sismiche, anche tenendo conto dello stato di degrado (sezioni di armatura effettiva al netto della parte ossidata, sezioni reagenti di calcestruzzo al netto delle porzioni ammalorate o espulse, etc…)". Per quanto riguarda il livello di degrado, scrivono ancora, dalle indagini svolte, "si evince che lo stato di conservazione generale dell’impalcato è buono". "Pur tuttavia si riscontrano molti punti ammalorati (barre di armatura in stato di ossidazione avanzata ed attiva, calcestruzzo espulso e degradato, profondità eccessiva di carbonatazione, etc..), che necessitano di immediato intervento di restauro conservativo".

La manutenzione mai effettuata negli anni 

"Si pensi, a tal proposito - continua la relazione - che la stessa Amministrazione Comunale è stata sollecitata durante i lavori di indagine sull’impalcato a rimuovere con urgenza delle parti di copriferro ammalorate e porzioni di barre di armatura usata come distanziale delle barre longitudinali, che erano in procinto di staccarsi e che potevano costituire serio pericolo alle persone in transito al di sotto dell’impalcato. La struttura sarebbe rimasta integra e nelle stesse condizioni originali se fossero state eseguite delle ordinarie e frequenti operazioni di manutenzione, almeno nell’ultimo trentennio, consistenti essenzialmente nelle seguenti operazioni: 1. Pulizia periodica dei tombini di scolo della sede viaria; 2. Manutenzione degli innesti tra i tombini e i tubi in pvc bianco di scolo con malta o resina sigillante, tipo siliconica. Oppure, in vista di un eventuale persistere del fenomeno di infiltrazione e scolo delle acque dai fori di areazione della soletta inferiore, sigillatura delle vecchie tubazioni ed collocazione all’esterno di nuovi pluviali di scolo delle acque, opportunamente mimetizzati o ricoperti con scossaline di forme adeguate ed ornamenti architettonici. 3. Impermeabilizzazione della superficie laterale ed inferiore con malte impermeabilizzanti per intonaco esterno (disponibili anche in tempi meno recenti) o con speciali resine, di moderna concezione".

Ma, sottolineano i tecnici, "tutto ciò non è stato fatto, e la struttura ne ha risentito, in misura tale da essere comunque restaurabile, utilizzando le moderne tecniche di intervento e seguendo un opportuno piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, cui si accennava sopra".

Riguardo all'adeguamento del ponte alle norme antisismiche entrate in vigore nel 2008, dalle analisi eseguite "emerge un certo deficit di resistenza delle armature disposte, che rende la struttura inadeguata ai moderni standard di sicurezza prescritti dalle norme", continuano. "Pur tuttavia tali deficit - ed è questo il punto centrale - riguardando soltanto il quantitativo di armatura necessaria e non la resistenza del calcestruzzo, rendono l’opera suscettibile di adeguamento (o miglioramento) con moderne tecniche di intervento, che colmino le carenze di resistenza lungo le isostatiche di trazione".

Gli interventi da svolgere secondo l'Università

Alla fine dell'analisi, effettuata anche dal secondo responsabile scientifico, l'ingegnere comunale Corrado Persico, i professionisti stimavano diversi tipi di intervento che sarebbero dovuti costare alle casse del Comune un totale di circa 123 mila euro. Nello specifico l'Università raccomandava di: 

"Eseguire i lavori di abbassamento della sede stradale; Divellere la pavimentazione stradale e la massicciata esistente dell’impalcato con rimozione del copriferro di circa 2 cm della soletta superiore, fino a mettere bene a nudo i ferri di armature; Rimuovere i vecchi guard rails, da sostituire in seguito con dei nuovi conformi alle norme attuali, e successivi aggiornamenti; Eseguire le operazioni di rimozione del copriferro ammalorato nella soletta inferiore e sui lati; Soltanto dopo le precedenti operazioni di alleggerimento dell’impalcato, procedere con il ripristino delle barre di armatura all’intradosso tranciate; Eseguire interventi di risanamento conservativo delle parti interne dell’impalcato; Eseguire il trattamento delle superfici dei ferri ossidati della soletta inferiore; Procedere con il trattamento delle superfici e dei ferri ammalorati della pila e con il rinforzo in materiale composito. In questa fase l’impalcato è sgravato di molti carichi permanenti non strutturali, e dunque è maggiore l’effetto benefico di confinamento". 

Nel rapporto si spiega inoltre di "dover procedere con i lavori sulla spalla alta; Procedere con i lavori di sistemazione idraulica dell’impalcato, esclusa la posa in opera delle canalizzazioni esterne; Eseguire il rinforzo con compositi della soletta inferiore e superiore; procedere con la costruzione della soletta prefabbricata o gettata in opera di calcestruzzo alleggerito; posa in opera dei nuovi guard-rail, e delle scossaline, grondaie, e pluviali per lo smaltimento delle acque meteoriche; Realizzazione dello strato di usura in calcestruzzo leggero ad alta resistenza, trattando la superficie in maniera da garantire gli standard di aderenza, o con tradizionale manto bituminoso realizzato a regola d’arte". 

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Incidente stradale, auto si schianta contro spartitraffico: 4 morti

  • Strage dopo una serata in discoteca, nessuno indossava la cintura di sicurezza

  • Operazione dei carabinieri contro capi clan e affiliati dei “Santapaola-Ercolano”: 31 arrestati

  • Incidente stradale a Piano Tavola, 4 morti: Procura apre inchiesta

  • Operazione "Black Lotus", alla sbarra 31 affiliati del clan Santapaola-Ercolano

  • Mafia: blitz antidroga della polizia contro il clan Arena a Librino

Torna su
CataniaToday è in caricamento