Gas Radon in ambienti chiusi: i risultati del monitoraggio nelle scuole catanesi

Nelle scuole superiori del territorio etneo la concentrazione media annua di radon è al di sotto della soglia di pericolosità

Nelle scuole superiori del territorio etneo la concentrazione media annua di radon è al di sotto della soglia di pericolosità. Questo è il risultato di una ricerca, promossa dalla Città metropolitana di Catania e dall’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa). Per un intero anno è stata monitorata la presenza dell’agente inquinante in quindici istituti scolastici del comprensorio catanese e di competenza dell’Ente. La media del “radon” rilevato è di 80bq (Bequerel) per metro cubo, cioè molto al di sotto della soglia di pericolo che è di 500bq (per la legge italiana) e di 300bq per le direttive europee non ancora recepite nel nostro Paese.

Per due semestri consecutivi nelle aule, corridoi e ambienti comuni degli edifici scolastici sono stai collocati sessanta dosimetri CR-39, che hanno rivelato dati sul gas tossico, poi analizzati dai tecnici. Il campione ha privilegiato gli edifici con piano interrato e seminterrato, dove si presume che sia maggiore la concentrazione di radon, un gas che è incolore, insapore e inodore. I risultati confortanti delle analisi sono stati resi noti nella giornata-studio svolta nella sede della Città metropolitana di Catania di via Nuovaluce. I lavori sono stati introdotti dall’ingegnere capo dell’Ente Giuseppe Galizia che, tra l’altro, ha portato ai presenti i saluti del sindaco metropolitano, Salvo Pogliese; quest’ultimo ha anche trasmesso i complimenti ai professionisti impegnati nella ricerca per aver realizzato in “house” uno studio di notevole valore scientifico. Ha proseguito il dott. Gaetano Valastro, direttore della struttura territoriale di Catania dell’Arpa che ha chiarito i dettagli del progetto-pilota inserito nel Piano Regionale Radon e a seguire la relazione dell’ingegnere Salvatore Roberti responsabile dell’edilizia scolastica della Città metropolitana di Catania. Gli istituti coinvolti nella ricerca sono stati: I.T.I.S. “Archimede”, I.S.“Maiorana - Arcoleo”, I.S. “G. De Felice Giuffrida - Olivetti”, T.N. “Duca Degli Abruzzi”, L.S.“Galileo Galilei”,I.S. “C. Gemmellaro”, I.I.S. “E. Fermi – R. Guttuso”, I.P.S.A. “A. Mazzei - Sabin”, I.I.S.“E. Fermi - Eredia”, I.S. “M. Amari”, L.S. “G. Lombardo Radice”, L. S. e L.“Principe Umberto di Savoia”, I.I.S. “Riposto”, S.T.C. “G. Russo”, L.C. “N. Spedalieri”, ricadenti nei comuni di Catania, Giarre, Riposto, Caltagirone e Paternò.

Hanno relazionato: il dott. Daniele Schembri, dell’Ufficio Geologia e Geognostica dipendente della Città metropolitana e i tecnici Arpa: dott. Antonio Conti, dott. Agata Vittorio, dott. Daniele Morelli, il dott. Salvatore Casabianca e il docente universitario di petrografia prof. Rosolino Cirincione. I relatori hanno più volte ripetuto che è impossibile eliminare il radon, che è un gas di origine naturale. L’Etna, in particolare, in quanto costituito da lave e prodotti piroclastici, incide sulla presenza di questo gas. Le principali fonti sono il suolo, la natura delle rocce, i materiali di costruzione degli edifici e il loro anno di fabbrica.

Il radon si propaga attraverso micro fenditure. Anche l’acqua di uso domestico può essere una fonte di radon, se proviene da pozzi profondi. Solitamente l’aria libera ha concentrazioni minime di radon e per questa ragione si raccomanda di arieggiare spesso i locali. Precauzione fondamentale perché, secondo le statistiche mediche, il radon è la seconda causa di insorgenza di tumore al polmone: vi è infatti una elevata correlazione tra esposizione al radon e comparsa di neoplasie.

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