Reddito di cittadinanza, Agata Arena si difende: "Io cresco da sola tre figli"

La cantante neomelodica fornisce la sua versione dei fatti: "Il disco è finanziato dal mio manager, forse pago solo per il cognome che porto"

“Sono madre di tre figli, e cerco di crescerli da sola al meglio delle mie possibilità. Per loro sono sia la figura materna che quella paterna”: a parlare è Agata Arena, la cantante neomelodica che a CataniaToday fornisce la sua versione dei fatti a seguito della notizia dell'indagine a suo carico per truffa aggravata per l'ottenimento di sussidi pubblici, nello specifico il reddito di cittadinanza.

Tutto nasce dai controlli effettuati dalla polizia nel quartiere di Librino che hanno preso di mira un minimarket in viale San Teodoro, nei pressi del quale campeggiava il cartellone promozionale dell'uscita del primo album da solista della Arena. “Io non lavoravo più in quella bottega – spiega - ho presentato domanda per il reddito di cittadinanza perché ho necessità veramente, non volevo certamente truffare. Per quanto riguarda l'attività di produzione discografica in corso, posso dire che i soldi non li sto investendo io – precisa ancora la Arena – tutto è frutto del lavoro di un mio amico, che è il mio manager, che crede in me e sta investendo i soldi puliti della sua azienda. Anche i cartelloni pubblicitari li ha fatti realizzare lui. Con le due mensilità del reddito che ho percepito non potevo di certo finanziare il cd. Basta verificare i movimenti che ho fatto con la carta”. “Forse pago il fatto di portare un certo cognome – commenta la cantante che è la nipote dello storico boss Giovanni Arena – ma io sono io e la mia famiglia è la mia famiglia, e non c'entro niente con tutto ciò che la riguarda”.

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