Salvini: "Catania modello dell'Italia del sì, ora al voto"

Il leader leghista ha fatto tappa, tra alcune contestazioni, a palazzo degli Elefanti e ha tuonato contro Renzi e i Cinque Stelle

Ci sono tre diverse "piazze" divise davanti al Duomo di Catania. C'è la piazza delle contestazioni a Matteo Salvini, con parti della sinistra e dell'associazionismo, c'è la piazza - divenuta poi sparuta a seguito di qualche tensione - dei sostenitori del ministro leghista e c'è la piazza dei cittadini comuni ben distanti dalla politica.

Video | L'incontro e le proteste

"Certo sull'immigrazione e con la cittadinanza qualche cosa hanno fatto, ma ora? Si mangiano tutte cose?". Questo il commento ricorrente ai piedi dell'Elefantino. E proprio di questi argomenti il leader leghista ha parlato nella sala giunta di palazzo degli Elefanti, alla presenza del sindaco Pogliese.

Le contestazioni

Erano state annunciate, assieme agli esposti anche alla corte dei Conti, e ci sono state. Inizialmente poche decine, poi sempre di più, i manifestanti dinanzi all'ingresso del palazzo municipale hanno atteso l'ingresso - e poi l'uscita - del ministro degli Interni. Cartelli, qualche striscione sulle finestre delle abitazioni che si affacciano su piazza Duomo ("Catania non si Lega"), bandiere raffiguranti la Trinacria e cori hanno accolto il leghista.

Video | Salvini non si ferma in piazza

C'è stato anche qualche piccolo scontro tra manifestanti e sostenitori di Salvini. Per quest'ultimo "fuori c'è il popolo del no, un mix di centri sociali, estrema sinistra e pezzi di Cinque stelle" e ha aggiunto: "Io chiamo a raccolta il popolo del sì".

La prevista granita sembra essere poi saltata, sia per il ritardo accumulato sul ruolino di marcia sia per l'attesa dei contestatori che non hanno abbandonato la piazza e che, anzi, alla sua uscita hanno lanciato qualche bottiglia vuota contro la sua auto.

L'incontro con Pogliese

Salvini sembra già avere il "claim" della sua prossima campagna elettorale: "l'Italia del sì". Lo ha ripetuto più volte contrapponendo il suo concetto di Paese a quello degli ormai ex alleati di governo che avevano detto "troppi no" anche alle "cause più importanti".

Cordiale l'incontro con il primo cittadino - che Salvini chiama "Salvo" - e dopo una breve introduzione di Pogliese, che ha ringraziato per l'aiuto dato alla città sia i leghisti sia i pentastellati, ha iniziato il suo discorso partendo proprio dalla vicenda Catania.

I Cinque Stelle attaccano Salvini

Rispondendo, infatti, al comunicato del Movimento Cinque Stelle che rivendicava la primogenitura e il merito degli aiuti poi ottenuti da Catania, Salvini ha detto: "Abbiamo esteso l'aiuto ai cittadini romani inserendo i cittadini catanesi e di altri comuni che sono gli ultimi ad essere colpevoli di questo disastro, perché altrimenti il primo luglio a Catania sarebbe stato l'anno zero".

"In quel decreto crescita - ha evidenziato non senza intenti polemici - c'era solo il salva Raggi sostanzialmente. E noi che eravamo secondo qualcuno dei bastian contrari, dicevamo o tutti o nessuno. Parola mantenuta".

Poi il ministro ha elogiato il percorso "di riordino e di efficienza assolutamente meritorio" dell'amministrazione etnea e ha indicato la città come un "modello" dell'Italia del sì: "Siamo qui perché abbiamo salvato Catania e se fosse per qualcuno di questi distratti qui fuori la città avrebbe avuto i bus fermi e l'immondizia in mezzo alle strade. Io guardo ai fatti".

Il ritorno al voto

Probabilmente innervosito dall'intervista rilasciata da Matteo Renzi al Corsera, che ha fatto intendere di una possibile intesa con i pentastellati per proseguire la legislatura, Salvini è tornato a chiamare in causa proprio l'ex premier toscano: "Stanno cercando di siglare il patto della poltrona. E' uno squallore l'appello di Renzi ai cinque stelle".

"Mi risultano - ha aggiunto - che siano per ora numerose telefonate all'insegna della poltrona, per fare una ammucchiata per non mollare la poltrona. una certezza. C'era il patto della crostata, questo è il patto della poltrona, L'appello di Renzi è fondato sulla paura, paura di ascoltare il popolo, cosa c'è di più bello che non fare decidere i cittadini".

Il leader leghista quindi vuole andare subito a elezioni e nelle prossime settimane si decidera la dead line del governo: "Non possiamo perdere tempo, si sono detti troppo no ultimamente. L'Italia non ha bisogno dei governi degli Scilipoti".

"Offriamo agli attuali parlamentari, ma soprattutto a 60 milioni di italiani, 5 anni di prospettiva certa, stabile, onesta, coraggiosa. L'importante è fare presto. Ci sono elezioni in Austria il 29 settembre, in Polonia il 13 ottobre, probabilmente anche in Spagna entro la fine di ottobre e quindi non possiamo perdere il treno della democrazia che in Europa tra settembre de ottobre passa da diversi paesi", ha poi specificato.

La rottura con i Cinque Stelle

Per spiegare la rottura con i pentastellati, in una terra dove i grillini nelle ultime politiche hanno trionfato, Salvini ricorre sempre alla dicotomia: "C'erano troppi no: sulla riforma della giustizia, sull'autonomia delle Regioni, sulla Tav, sul taglio delle tasse. Noi siamo per avere una nazione dei sì".

"Ho avuto una pazienza infinita, ora basta. Quando ho visto imprenditori che si lamentavano della crescita dello zero virgola non potevo fare finta di niente", ha poi aggiunto.

E' arrivata anche una bordata sulla misura "principe" dei Cinque Stelle: "Se ci rendiamo conto che il reddito di cittadinanza non crea lavoro, ma crea lavoro nero è un problema. Se non incentiva lavoro in più, ma anzi lo disincentiva allora credo che bisognerà ripensare a ciò che è stato fatto. Ho ricevuto qualche segnalazione di imprenditori in questi giorni, vanno fatte delle verifiche".

"Quello che mi hanno detto gli imprenditori, gli albergatori e gli agricoltori sul reddito di cittadinanza è l'esatto contrario dei presupposti di partenza. Se questo provvedimento, invece di incentivare il lavoro, allontana dal lavoro e diventa piuù conveniente stare a casa e non lavorare, evidentemente, per un paese che vuole crescere è un problema", ha aggiunto.

Per Salvini la priorità è il taglio delle tasse e far ripartire la crescita economica e, quindi, il lavoro. Con al fianco il neo coordinatore di Fratelli d'Italia Salvo Pogliese il ministro non si sbilancia sulle alleanze, anche se si dimostra più aperto rispetto a qualche giorno fa, quando aveva annunciato una corsa in solitaria.

Il ministro dice di essere aperto a tutti e a chi crede all'Italia "del sì", specificando che incontrerà i leader del centrodestra Berlusconi e Meloni nei prossimi giorni per parlare delle elezioni regionali in Umbria e, certamente, anche del quadro nazionale.

Per quanto riguarda le liste per le future competizioni politiche Salvini vuole aprire all'esperienza di sindaci e amministratori locali che hanno "fatto e assegnato appalti", lanciando anche una stoccata a qualche pentastellato che non aveva mai avuto esperienze politiche di rilievo.

Sulla classe politica leghista al Sud ancora in fieri e con molti "ex" che bussano alle porte del Carroccio il ministro ha sottolineato: "Non mi entusiasmano i cambi di casacca, quelli che si scoprono responsabili all'ultimo momento. Ma non nego che alle porte della Lega stanno bussando in tanti. Ma non faccio nomi. Certo che non possiamo accettare chi ci ha insultato fino a ieri e la sinistra. Ma l'appello al popolo del sì è aperto a tutti". 

Poi la conclusione, prima di congedarsi e avere un colloquio riservato con sindaco e giunta : "Se si vota a metà ottobre, a fine ottobre potrebbe avere un governo in carica nel pieno delle sue funzioni, si avrà così il tempo di fare una manovra finanziaria coraggiosa. Basti pensare che l'anno scorso la manovra  finanziaria si è fatta tra Natale e il nuovo anno".

La piazza sotto l'Elefantino, continuando a parlare di politica, guarda l'altra piazza che contesta andare via così come il corteo di auto al seguito del ministro, e commenta: "Devono pensare ai bambini: già quando uno ne nasce ha migliaia di euro di debiti. E cu i pava?".
 
 

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