Sciopero dei Forconi: ritorna la protesta ma con modalità nuove

Lo sciopero dei Forconi che ripartirà da lunedì prossimo. Ma questa volta con modalità diverse rispetto a quelle dei sei giorni dello scorso gennaio che hanno paralizzato l'economia dell'isola

Annunciato, arriverà. È lo sciopero dei Forconi che ripartirà da lunedì prossimo. Ma questa volta con modalità diverse rispetto a quelle dei sei giorni dello scorso gennaio che hanno paralizzato l'economia dell'isola. Ci saranno presidi, ma per impedire al carburante di uscire dalla Sicilia. Il greggio lavorato non varcherà lo Stretto, e non arriverà nelle altre regioni.

Lo scioperò sarà a tempo indeterminato, perchè, spiegano dai Forconi, "ormai non c'è più spazio per chi usa la politica per promettere". La decisione matura durante un'assemblea infuocata e di "attacco" ai governi nazionale e della Regione Siciliana e a "tutti i politici sordi alla disperazione della gente che lavora". Il movimento invita i politici "a dare risposte concrete o a dimettersi e andare tutti a casa".

Sono pronti loro stessi a sostituirli: "non escludiamo - ipotizza il leader dei Forconi, Mariano Ferro - di trasformare il nostro movimento in un partito". Contestano il premier Mario Monti e il governatore Raffaele Lombardo che, dicono, li hanno "lasciati fuori dalle trattative, senza la convocazione di un tavolo comune". Tra gli obiettivi "l'applicazione dello Statuto Siciliano che prevede la defiscalizzazione della benzina" e la "protezione dei prodotti agricoli dell'isola che sono un'eccellenza italiana da tutelare".

La politica nel futuro prossimo, forse, con l'organizzazione di comitati cittadini. Nell'immediato i Forconi si muovono come "sindacato che tutela gli interessi dei siciliani". E per questo attueranno dei presidi nelle quattro raffinerie dell'isola: a Priolo (Siracusa), Milazzo (Messina), Gela (Caltanissetta) e Termini Imerese (Palermo).

Per "non fare uscire una sola goccia di carburante fuori dall'isola", cercando di creare problemi alle compagnie petrolifere. Un sostegno all'iniziativa arriverà anche dai pescatori dell'Isola, che parteciperanno, il prossimo 7 febbraio a Roma, alla manifestazione nazionale in programma davanti Montecitorio con i loro colleghi di tutta Italia: "Blocchemo i porti siciliani", annuncia il presidente dell'associazione regionale, Fabio Micalizzi. Ma non soltanto i porti saranno bloccati. Presidi saranno attuati davanti alla Serit e all'Agenzia delle entrate. E non mancano le polemiche neppure con il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, che aveva denunciato infiltrazioni mafiose tra i manifestanti.

"A lui non rispondo - afferma Ferro - dico solamente che bastava essere più chiari e dire che occorreva stare attenti alle infiltrazioni mafiose. Noi la persona che è stata arrestata a Lentini non la conosciamo nemmeno". "Se in Sicilia si pensa di attaccarci in questo modo, sminuendo quello che stiamo facendo - avvisa il leader dei Forconi - di annientarci con queste accusa di mafia, di populismo e di demagogia, sbagliano di grosso. I politici, ma tutti - chiosa Ferro - la smettano e diano immediatamente risposte a questa popolazione che soffre".

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di giuseppe
    giuseppe

    e giusto sono con te

  • Non siamo noi ad avere bisogno ne di Roma e tanto meno del'intera ITALIA, se ce qualcuno che ha bisogno qualcosa sono proprio loro. E   sono del parere che è ora di finirla col fatto che il sud lavora e fa sacrifici, mentre il nord si mangia quello che noi produciamo. e non solo: ma non ci riconosce neanche i meriti. SIAMO TERRONI ???   E ALLORA  LASCIATE CHE CE LA SBRIGHIAMO DA SOLI , E SMETTETELA DI PRENDERVI LA ROBA NOSTRA fto Daniele Mirabile

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