Sisma Santo Stefano, l'imprenditore Russo: "Per le aziende nessun aiuto: siamo abbandonati"

Parla il titolare di Lady Ceramica, un'impresa di Poggio Felice che ha subito diversi danni dal terremoto dello scorso anno

A Poggio Felice c'è un'attività commerciale che dà lavoro a 36 dipendenti. Si tratta di Lady Ceramica della famiglia Russo che da più di mezzo secolo rappresenta un punto di riferimento per il circondario. L'impresa porta su di sé i segni del sisma di Santo Stefano. Già dall'esterno si vedono i danni che hanno colpito, in particolar modo, il piano superiore dove vi era un ampio show room. Entrando la situazione peggiora e sono ancora evidenti i postumi del terremoto che ha cambiato, giocoforza, il corso delle cose per l'attività aziendale e per i suoi titolari.

Video | L'intervista

Ma l'attività, già il giorno dopo il sisma, aveva riaperto grazie all'impegno dei titolari e dei dipendenti. Un segno di lotta e di resistenza da parte di chi vuole continuare a fare impresa e a lavorare.

"Abbiamo avuto enormi difficoltà - spiega il signor Russo, titolare di Lady Ceramica -  anche per via della chiusura della strada per circa nove mesi e ne abbiamo risentito in termini di vendite. Siamo un po' abbandonati e il sisma che abbiamo subito viene percepito come un terremoto di serie C".

L'imprenditore lamenta l'abbandono subito da chi ha una azienda: "Nessuno si è interessato alle aziende. Noi siamo qui da 55 anni e abbiamo 36 dipendenti, la maggior parte locali con ragazzi rimasti anche senza casa: è doveroso continuare a dare lavoro, ma le istituzioni non ci aiutano".

Si è sentito abbandonato il signor Russo, specie nei primi difficili mesi post sisma: "Tutto ciò che abbiamo fatto lo dobbiamo ai nostri sacrifici. La gente pensava che fossimo chiusi e abbiamo investito in pubblicità ed iniziative. Ma oltre il danno immediato è anche il dopo che è stato disarmante e adesso rischiamo di far morire due o tre paesi".

"Dal 26 diembre 2018 al 26 dicembre 2019 se andiamo a verificare per le imprese non si è mosso nulla: qualche piccola iniziativa privata ma per il resto niente. Le attività commerciali non sanno quanto possono ancora restare sul posto se non ci aiutano anche con sgravi. Andavano prese misure specifiche tenendo conto di ciò che è accaduto e dei danni subiti dalle aziende".

Russo teme, inoltre, che gli aiuti previsti in futuro possano andare dispersi e non giungere a chi ha davvero subito danni: "C'è il rischio di frazionare le somme ma le aziende coinvolte non sono una infinità, proprio per questo gli aiuti andavano stanziati degli aiuti localizzati".

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Il calo di fatturato è innegabile ma l'appello dell'imprenditore di Poggio Felice alla politica é chiaro: "Noi siamo persone operose che vivono di lavoro. Qui non si vive di sussidi o sovvenzioni. Vorrei soltanto che ci mettessero nelle condizioni di poter riavere la nostra operosità".

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