I terremotati: "Non c'è rinascita senza ricostruzione: vogliamo gli stessi diritti di tutti gli italiani"

L'intervista alla rappresentante del coordinamento del comitato di Zafferana Etnea che traccia un amaro bilancio a un anno dal sisma che ha cambiato il volto di diversi paesi

Incontriamo Matilde Riccioli, rappresentante del coordinamento dei terremotati di Zafferana Etnea, a Poggio Felice. Due bambini giocano in una piazzetta e le loro grida riecheggiano tra il freddo e il silenzio della frazione.

Poco distante ci sono le macerie, i calcinacci, le case con le crepe che rappresentano delle vere e proprie ferite ancora aperte. Le stesse ferite che ancora lacerano i cuori di chi ha dovuto abbandonare la propria casa e che ancora attende di capire se e quando potrà mai rientrarvi.

Video | L'intervista

Ferite sulle quali è stato sparso del sale dalla politica nazionale che, inzialmente, nel decreto sisma per la proroga dello stato di emergenza si era "dimenticata" del terremoto catanese.

"La politica si è dimenticata di noi - spiega Matilde Riccioli -, tranne qualcuno che si è mosso. Abbiamo contatti con diversi parlamentari dei 5 Stelle del territorio e io, essendo stata candidata con Leu, ho chiesto risposte a Epifani e a Speranza. Nel decreto sisma erano rientrati tutti i paesi italiali colpiti dal terremoto tranne noi e ci siamo subito mossi per rivendicare i danni subiti dalla popolazione. Non è stato un terremotino, come ha detto qualcuno a caldo".

Diverse le case danneggiate in modo serio e per questa ragione Riccioli sottolinea: "E' stata una fascia quella colpita e non ci sono stati morti per fortuna, ma le nostre case sono distrutte. Noi non siamo cittadini di serie B, siamo italiani e chiediamo rispetto perché continuiamo a lavorare e abbiamo le stesse esigenze degli altri".

I terremotati comunque precisano che chiedono abbattimenti e agevolazioni, così come previsto dal decreto, solo per chi ha subito danni ed è dovuto andare fuori casa o per chi ha subito danni alla propria azienda.

"Chiediamo giusitizia e pari trattamento - continua Matilde Riccioli -. Abbiamo affisso, qui a Poggio Felice, uno striscione che dice che senza ricostruzione non c'è speranza. Ancora non è inziato niente però. Nelle case ci sono i presepi dello scorso Natale e viviamo nel timore che ci possa essere un altro terremoto".

Il desiderio è uno soltanto: tornare a casa. Ma ancora ci sono famiglie in albergo, ritardi nei contributi dei Cas e le pratiche per i contributi per le piccole riparazioni di 25mila euro vanno a rilento.

"Noi vogliamo ritornare nelle nostre case e al nostro lavoro - evidenzia l'esponente del comitato -. Io ho lo studio distrutto, ma non mi voglio muovere da dove sono: questa è la mia terra".

Purtroppo queste splendide frazioni che si inerpicano verso l'Etna stanno perdendo decine e decine di abitanti. Molte vie sembrano quasi "fantasma" perché non ci abita più nessuno. C'è poi chi si è approfittato del sisma aumentando, sia nei comuni colpiti dal sisma sia in quelli limitrofi, i canoni d'affitto per chi era sfollato: "Gli affitti prima non erano così cari. La questione l'abbiamo posta subito dopo l'erogazione del Cas e abbiamo chiesto di non approfittare delle disgrazie, chiedendo anche ai sacerdoti di estendere questo messaggio: non si deve lucrare sul terremoto".

Così, mentre i bambini continuano a giocare con il loro Super Tele nella piazzetta deserta, Matilde Riccioli ci congeda con una speranza: "Dobbiamo rimanere uniti: siamo gente che vuole ricostruire i propri paesi con determinazione e forza di volontà".

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