Tribunale Sorveglianza: detenuti non assistono ai funerali dei congiunti

Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania, dott. Carmelo Giongrandi, ieri, ha diffuso una nota in merito alla notizia del padre detenuto al quale è stato negato il permesso di assistere ai funerali del figlio

Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania, dott. Carmelo Giongrandi, ieri, ha diffuso una nota in merito alla notizia del padre detenuto al quale è stato negato il permesso di assistere ai funerali del figlio.

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"In merito alla mancata concessione da parte del Magistrato di Sorveglianza di Catania, del permesso c.d. "di necessità" previsto dall'art. 30 dell'ordinamento penitenziario, a due detenuti ( padre e figlio) di partecipare al funerale del loro congiunto, si precisa quanto segue. Ai detenuti che rappresentano la necessità di incontrare un familiare agli stessi legato da stretti rapporti di parentela e che si trovi in imminente pericolo di vita per gravi ragioni di salute, l'Ufficio di Sorveglianza di Catania concede normalmente l'autorizzazione a recarsi presso l'abitazione del congiunto; concede altresì l'autorizzazione a recarsi presso il cimitero nel caso in cui segua la morte del familiare. Non concede normalmente l'autorizzazione a partecipare al funerale del familiare deceduto, in considerazione della necessità di tutelare le superiori ragioni di ordine pubblico e di sicurezza nella traduzione del detenuto, legate soprattutto alla difficoltà per gli agenti di scorta, in numero limitato, di effettuare sul detenuto medesimo la vigilanza ed i controlli del caso, a fronte di una moltitudine di presenti, per lo più parenti e amici del ristretto che, come di consueto, partecipano a un funerale. Riguardo al caso specifico, si ribadisce che è stata comunque soddisfatta la legittima aspettativa dei detenuti a partecipare al grave evento familiare, tanto prima del decesso del congiunto attraverso l'autorizzazione a recarsi al cimitero. Il Magistrato di Sorveglianza, nell'esercizio della sua delicata funzione, ha in tal modo correttamente e doverosamente bilanciato l'esigenza di assicurare, a fini rieducativi, il carattere umanitario all'esecuzione della pena, in un momento doloroso segnato dal verificarsi di un grave evento familiare che ha colpito la famiglia e la vita del detenuto, con l'esigenza di ordine pubblico e di tutela della collettività, che parimenti deve costantemente guidare il suo operato".

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