Caso Farmacia. Familiari e legali delle vittime: non cali il silenzio

Accertare la verità su quanto accadde nei laboratori di Scienze Farmaceutiche e riportare all'attenzione della città questa vicenda. È quanto chiedono con forza i familiari e i legali delle vittime

Accertare la verità su quanto accadde, fra il 2000 e il 2007, nei laboratori di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Catania e riportare all’attenzione della città questa vicenda. È quanto chiedono con forza i familiari e i legali delle vittime del cosiddetto “caso Farmacia”, venuto alla luce nel 2008 dopo il sequestro dei laboratori in cui, secondo l’accusa, non venivano rispettate le misure di sicurezza per lo smaltimento di sostanze chimiche.

In quelle strutture, infatti, sono avvenuti finora otto decessi e ventisei casi di malattie gravi, presumibilmente legati all’esposizione alle sostanze tossiche. A seguito di un’indagine svolta dalla Procura etnea, i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio dell’ex Rettore dell’Ateneo Ferdinando Latteri e di alcuni docenti e funzionari, per il reato di disastro ambientale. Nei prossimi giorni si terrà l’udienza preliminare, in cui si deciderà l’eventuale rinvio a giudizio. Nel corso della conferenza stampa, tenutasi venerdì scorso presso la libreria Tertulia di Catania, i legali che assistono le famiglie di alcune delle vittime hanno illustrato lo stato attuale della vicenda processuale.

“Il prossimo 8 luglio - ha riferito l’avvocato Santi Terranova  - si svolgerà l’udienza preliminare davanti al gip Ricciardolo, nel corso della quale è prevista la costituzione di parte civile dei nostri assistiti”. “Sull’argomento  - ha proseguito - è stata consegnata una perizia, dalla quale risulta non solo che l’edificio 12 della Facoltà di Farmacia era altamente inquinato, ma anche che ci fu una sottovalutazione del rischio da parte dell’Università. Nella perizia si parla, in particolare, della presenza di mercurio nel sottosuolo dei laboratori, in un valore assai superiore alla norma. È stato, inoltre, provato che esisteva la pratica di versare direttamente nei lavandini le sostanze inquinanti, senza alcuna precauzione”.

L’avvocato ha dato anche notizia che il procuratore della Repubblica Michelangelo Patanè, parteciperà all’udienza preliminare, a testimonianza del forte impegno dimostrato dalla magistratura inquirente. Inoltre, collateralmente al procedimento per disastro ambientale, sarà chiesto un incidente probatorio anche nell’ambito di un procedimento per omicidio colposo plurimo aggravato. Ciò è finalizzato ad accertare il nesso di causalità fra ciò che succedeva in quei laboratori e le numerose malattie neoplastiche che, negli anni, hanno colpito chi li frequentava. Per chiarire meglio tale possibilità, nel corso della conferenza stampa, il docente Giacinto Franco ha illustrato i legami fra la presenza di metalli pesanti e l’insorgere di alcune patologie. Il professore Franco ha una lunga esperienza in materia alle spalle, avendo affrontato casi del genere nella zona di Augusta.

Durante la conferenza, hanno preso la parola i familiari di alcune delle vittime, ragazzi e ragazze giovanissimi e in buona salute, ammalatisi improvvisamente e senza alcuna apparente spiegazione.  “Quando il pm ha spiegato che esistevano prove inconfutabili di inquinamento nei laboratori – ha raccontato la madre di Agata Annino, ex studentessa e dottoranda ricercatrice di Farmacia, morta 6 anni fa per un tumore celebrale-  ho avuto la reale convinzione che mia figlia si fosse ammalata per questo motivo. Mi chiedo perché nessuno, dopo il clamore iniziale, parli più di questa vicenda. Pur essendo una persona riservata, insieme ad altri genitori mi sono decisa ad espormi in prima linea per smuovere le acque, ed evitare che una tragedia così grave venga dimenticata”. Io sono una professoressa in pensione -ha aggiunto la signora Annino -  e ho sempre sentito la responsabilità della salute dei miei studenti. Perché nessuno si è preso la responsabilità dei nostri figli, che abbiamo affidato all’Università?”.

Anche la madre di Agostino Agnone ha espresso il desiderio che non cali il silenzio: “Sono troppe le analogie fra le malattie dei nostri ragazzi – ha detto – e non può essere un caso. Mio figlio si è ammalato ed è morto in soli sei mesi. Perché?”. Ha portato la sua breve testimonianza sulla vicenda anche Lucio Lanza, ricercatore della Facoltà di Farmacia, colpito da una forma particolare di leucemia e adesso sottoposto a cure chemioterapiche. L’interesse della città verso il “caso Farmacia” è testimoniato anche dalla massiccia presenza in conferenza stampa di cittadini comuni e movimenti civici. Fra questi Cittadinanzattiva, rappresentata dal suo legale Vito Presti, il quale ha annunciato l’intenzione dell’associazione di costituirsi parte civile al processo. “Vista la gravità dei fatti – ha sottolineato - è interesse dell’intera comunità accertare come sono andati i fatti e perseguire le eventuali responsabilità, pur senza avere alcun “animus” colpevolistico”.
 

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