Università, al via elezioni rettore: primo confronto diretto tra i candidati

L'incontro è avvenuto presso il Campus D'Aragona: "Università, giovani e impresa", questo il tema della tavola rotonda promossa dalla Cdo, in vista delle prossime elezioni del 21 Febbraio

La parola competitività ha spazzato via tutte le vecchie certezze. Mentre sopravanzano le sfide del nuovo millennio, nascono nuove criticità e l’università deve essere in grado di coglierle. Soprattutto quella di Catania, che il 21 febbraio vedrà eletto il nuovo rettore. I candidati alla carica si sono incontrati, nella serata di ieri, al Campus D'Aragona di via San Vincenzo de Paoli: “Università, giovani e impresa”, questo il tema della tavola rotonda promossa dalla CDO.

Due le linee guida della serata, affrontate dai 4 candidati: Vittorio Calabrese, Enrico Iachello, Giacomo Pignataro, Giuseppe Vecchio.

EDUCAZIONE E LIBERTA': RAPPORTO UNIVERSITA'-STUDENTI.

Il dialogo, serrato, ha sollevato tematiche inerenti alla dialettica tra studenti e mondo universitario. Ognuno dei candidati ha specificato ulteriormente i temi legati alla sfera semantica della libertà.

Vittorio Calabrese, ordinario di Biochimica clinica, ha delineato il compito dell’università, sottolineando il valore dell’educazione: “Non c’è libertà senza educazione. Quest ‘ultima ha 2 concetti semantici fondamentali: educazione come crescita; educazione come capacità di compiere azioni in maniera libera”.

Enrico Iachello, dipartimento di Scienze Umanistiche, ha parlato invece di libertà responsabile. “La responsabilità dell’università – ha chiarito Iachello – è quella di riconoscere il momento di crisi che sta vivendo la società, per dare un contributo ad uscirne”. L’ingrediente segreto sembra essere uno: la meritocrazia. “L’ università deve scommettere sulla meritocrazia, parola che dal ‘68 è diventata inusuale” ha concluso.

L’attenzione sulla formazione dell’individuo e della persona, è stato il punto forte toccato da Giacomo Pignataro, docente di Scienza delle Finanze del dipartimento Economia impresa. “L’università deve educare la futura classe dirigente alla libertà e responsabilità, non solo fornendo le competenze professionali – ha specificato Pignataro – ma contribuendo alla crescita umana, morale e civile”.

“L’associazionismo studentesco e il dialogo con gli studenti – ha concluso – deve essere sempre vivo, per non ridurre l’ambiente universitario in un vero e proprio esamificio”.

 Ha chiarito le finalità dell'università in rapporto agli studenti, invece, Giuseppe Vecchio, direttore del dipartimento di Scienze Politiche e sociali: “Produrre intelletti con competenze professionali e coscienza critica”.

Dopo aver citato gli articoli 2-4-30 e 33 della Costituzione, ha tracciato i valori che l’università dovrebbe adottare come propri: sviluppo della persona umana, diritto al lavoro, dovere allo sviluppo economico, libertà dell’arte, della scienza e dell’insegnamento. “L’ università – ha aggiunto - non deve avere condizionamenti, né pubblici, né privati. Come tutte le autonomie, sociali(partiti), locali deve avere pari dignità esercitando competenze critiche con ricerca libera”

RAPPORTO UNIVERSITà-IMPRESE-LAVORO
Questa la seconda linea guida del dibattito, aperta dall’intervento del presidente “EtnaValley”, l’imprenditore Salvo Raffa, che ha sollevato una questione cruciale: “L’università tende a creare insegnanti, un po’ meno ricercatori”.

Giacomo Pignataro, il primo a rispondere:

“Università di catania deve svolgere un ruolo di piattaforma scientifica culturale. Bisogna puntare a far salire il posizionamento nel ranking tra gli atenei, ma non solo per avere accesso a fondi maggiori”. “Occorre, infatti, - ha continuato - invertire il flusso della fuga dei cervelli. Aprendosi a collaborazioni e consulenze con i paesi paesi emergenti del mediterraneo, in modo tale che ci sia un flusso in entrata”.

Giuseppe Vecchio nel successivo intervento, ha parlato delle nuove sfide da intrapredere:

“Per una certa fase storica, l’università ha svolto con dignità il ruolo di formazione critica, formando notai letterati, medici ecc”. Di fronte alle nuove sfide tecnologiche, emergono però problematiche in rapido mutamento: “ma ora queste competenze sono in velocissima obsolescenza – ha specificato – occorre quindi produrre abilità che sappiano riciclarsi di fronte all’evoluzione delle scienze, non creare supertecnici o eccellenze poi richieste in tutto il mondo”.

Enrico Iachello è stato chiaro:

“Il futuro si gioca in campo tecnologico, mentre i beni culturali si ritagliano soltanto una piccola fetta di spazio nel mercato”. Poi sottolinea la necessità di un cambio di marcia, necessario per evitare il tracollo del territorio: “ Ben vengano i privati, per competere con altri paesi e restare al passo del cambiamento e comprendere meglio quello che le aziende richiedono dall’università”.

Vittorio Calabrese ha invece affermato:

“Noi non sentiamo la presenza delle imprese. I nostri ricercatori e dottorandi non sanno a chi bussare, sanno che qualunque porta gli verrà chiusa. La ricerca e la collaborazione ateneo- imprese è il terreno sul quale giocare la partita”.

Da quest’ultima sollecitazione e dal successivo intervento da parte di un altro imprenditore catanese, si è passati alla questione delicata della formazione avanzata, relativa al periodo post-laurea e quindi lavorativo.

Tutti i candidati, con un appello finale, hanno espresso la necessità di incrementare il dialogo tra università e imprese del territorio, unica ricetta per uscire dalla crisi attuale.

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