Universitari e studenti dell'Accademia di Belle Arti: "disparità" di trattamento?

Che differenza c'è tra uno studente di una delle qualsiasi facoltà dell'ateneo catanese e un altro dell'Accademia di Belle Arti? Sembrerebbe nessuna e, invece, si lamenta una "disparità" di trattamento

Che differenza c’è tra uno studente di una delle qualsiasi facoltà dell’ateneo catanese e un altro dell’Accademia di Belle Arti? Si potrebbe pensare nessuna differenza dato che, in entrambi i casi, si pagano le tasse universitarie, ci si immatricola, si seguono lezioni tenute da docenti, si sostengono esami a cadenza regolare, si frequentano gli stessi ambienti studenteschi. E i sacrifici delle famiglie per mantenere gli studi dei figli, sono gli stessi. Eppure non tutti sembrano riconoscere questa naturale parità tra gli studenti.

Una nostra lettrice -riguardo alla notizia pubblicata sull’iniziativa dell’Unict di attivare un fondo destinato al sostegno di studenti “in stato di bisogno economico”- ha sollevato la questione, lamentando che, specialmente nelle librerie, gli studenti dell'Accademia di Belle Arti, spesso si vedono respinto lo sconto universitario-del 30%- perchè “quella non è Università” o perché “non se ne ha diritto”.

Un giro tra gli studenti dell’Accademia, ci aiuta a capire come stanno le cose, cosa ha spinto loro a scegliere questo indirizzo e come "si avverte" la  “disparità” di trattamento.


Valeria Fichera, 21 anni, studentessa di “Scenografia” chiarisce che è una scelta che si fa esclusivamente per passione. “Io mi sono diplomata al Liceo Scientifico e il mio indirizzo mi permetteva una certa continuità con quello che avevo studiato. E’ però altrettanto vero che in Italia l’arte è molto sottovalutata, rispetto a quanto non succede in Europa”, precisa Valeria. “Il pregiudizio,anche tra studenti, esiste. Molte delle nostre materie sono progetti, ma questo non significa che sia meno faticoso dello studio sui libri, che ci tocca da vicino comunque. Ad esempio, quando devo creare una scenografia, mi documento sul tema,f accio ricerche su altri artisti. Spesso i risultati non sono quelli che ti immagini e, in più, la ricerca di determinati materiali può essere più o meno complicata. Non si tratta di uno studio più o meno faticoso, ma semplicemente diverso: anche i nostri professori hanno curricula di tutto rispetto, lavorano all’Estero e sono molto preparati”. Quanto al diritto allo studio, la studentessa aggiunge che si fruisce di benefici economici-vedi in primis borsa di studio- normalmente, ma che episodi di mancato riconoscimento dello sconto sui libri le sono capitati e, in quei casi, l'unico sconto garantito è stato del 10%.


C’è chi invece,come Matteo Balata, 21 anni, studente di “Graphic Design-Comunicazione d’Impresa” non si è sentito “vittima di discriminazioni”, godendo,come tutti gli altri, di sconti nei cinema, musei e avendo accesso alla borsa di studio. “Credo che il problema sia solo una grande confusione in termini: accademia non vuol dire “nullafacenza”, anzi! Semplicemente noi ci occupiamo di altro rispetto alle università. A noi la responsabilità  di trattare con serietà e diligenza tutte le tematiche affrontate nel nostro corso di studi, e soprattutto di saper comunicare l’importanza dell’interesse verso le discipline artistiche che, in particolar modo oggi, vengono sottovalutate. La nostra società ha bisogno di medici, avvocati, giornalisti e professori, ma anche di preservare e far conoscere il patrimonio artistico che contraddistingue la nostra terra. Servono artisti, grafici, fotografi ed esperti di design per rendere sempre più bello il nostro paese”, conclude Matteo.


Tuttavia il quadro generale appare evidente, così come si evince dalla dichiarazione del direttore, il prof.Carmelo Nicosia, sul sito dell’Accademia di Belle Arti, facendo riferimento per l’appunto alla legge 509 del ’99 che assegna alle istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale, un ruolo centrale nel sistema formativo italiano. "L’Accademia -si legge- con la riorganizzazione dell’assetto didattico, pedagogico, tecnologico ha perseguito l’intento di privilegiare anche il diritto allo studio. “I corsi presenti (…) dialogano efficacemente con il variegato e affascinante mondo delle sperimentazioni(…). Appare sempre più evidente che produzione dell’arte ed elaborazione teorica non possono più essere viste come funzioni distaccate, ma devono divenire patrimonio comune di un fare e di un sapere contemporaneo in grado di sostenere il confronto dialettico con la complessità. Oggi, infatti, inevitabilmente i campi si intrecciano, poiché non esiste produzione senza riflessione teorica, né teoria che possa prescindere dalla creatività.”

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