Urbanistica, l'architetto: "Ripensare Catania su rischio sismico e possibili grattacieli"

Intervista con Mario Caruso sui temi che saranno oggetto del nuovo piano regolatore: rischio sismico, efficienza energetica e riqualificazione urbana

foto Mario Caruso - Base 51

Catania attende ormai da troppo tempo un nuovo piano regolatore, uno strumento urbanistico che sia in linea con la contemporaneità e soprattutto con l'idea di città che vogliamo per il futuro. E non sarà solo materia per “palazzinari”: in ballo c'è la messa in sicurezza degli edifici sul fronte antisismico, la sostenibilità ambientale e soprattutto la riqualificazione di edifici e intere aree urbane che versano in evidente stato di degrado e abbandono. Ne discutiamo con Mario Caruso, architetto che da anni lavora sul campo realizzando progetti di rigenerazione urbana, portando avanti anche una battaglia “culturale”.

Nuovo Prg, a che punto siamo?

“La situazione dal mio punto di vista è che la nuova amministrazione si stia muovendo con una certa speditezza. I tecnici che sono stati incaricati sono sicuramente figure di grande rilievo, di grande capacità ma soprattutto hanno una visione molto ampia del concetto di urbanistica e della tecnica. Hanno ben chiaro quale potrebbe essere lo sviluppo di questa città e questo ci fa ben sperare. Naturalmente poi tocca alla politica e quindi quello che avverrà in Consiglio comunale - spiega Caruso - Spero, da professionista e da cittadino, che il civico consesso abbia la capacità e la volontà di saper leggere ciò che la tecnica urbanistica e di progettazione potrà proporre. Il Prg rimane uno strumento di indirizzo politico prima ancora che uno strumento tecnico. Giovedì 13 dicembre ci sarà la presentazione delle linee guida del nuovo piano regolatore con il dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune”.

A detta dei professionisti l'aria è cambiata sotto questo punto di vista: durante l'amministrazione Bianco si era cominciato a parlare di piano regolatore su premesse molto ampie avendo come riferimento l'intera area metropolitanana. " Una logica condivisibile – commenta Caruso – ma in assenza di un quadro normativo che preveda una programmazione di tale entità, tutto si è risolto solamente in annunci. Sotto questo punto di vista adesso vedo molta più concretezza”.

Riqualificazione e rigenerazione urbana sostenibile

Due temi che sono diventati quasi un “mantra” negli ultimi anni, a volte usati e abusati dalla politica per captare l'attenzione dei professionisti e l'interesse delle imprese di costruzione che, da anni, attendono risposte concrete per il rilancio del settore. “Bisogna partire da un dato acquisito – continua l'architetto di Base51 – ovvero il rischio sismico che interessa tutta la Sicilia orientale e che nel caso della città di Catania aumenta in maniera considerevole in relazione alla densità di urbanizzazione e alla scadente qualità del costruito tra la fine degli anni '50 e gli anni '70, in assenza di norme antisismiche. Le operazioni di “sostituzione” edilizia e, quindi, di demolizione e ricostruzione, non interesserebbero di certo gli edifici di pregio storico-architettonico – specifica – parliamo delle zone che hanno subito uno sviluppo 'selvaggio'. Oggi ci sono edifici di 10 o 12 piani in corso Italia, via Gabriele D'Annunzio e viale Vittorio Veneto, noi immaginiamo di poter fare edifici anche più alti, magari concedendo dei premi di cubatura per incentivare gli investitori. Gli edifici alti costruiti con le tecniche esistenti e secondo la nostra normativa antisismica, che è tra le più avanzate del mondo – ribadisce – resisterebbero meglio di un edificio di media altezza non costruito secondo criteri antisismici. Possiamo benissimo fare edifici alti anche oltre i cento metri in assoluta sicurezza e soprattutto ad alta efficienza energetica, liberando spazi a terra”.

Altra area della città che potrebbe essere oggetto di interventi in questo senso è sicuramente la zona sud di Catania, da piazza Alcalà al Faro per esempio ci sono intere aree private abbandonate a se stesse che versano in assoluto degrado. “Si tratta di una zona ad alto potenziale data la posizione strategica. Naturalmente qui e per tutta la zona della Plaja non si può parlare di sviluppo verticale e di grattacieli per i vincoli che derivano dalla vicinanza all'aeroporto. Però questo non impedisce di realizzare progetti di ampio respiro: si può ipotizzare la costruzione di un centro direzionale, ma anche edilizia residenziale e ricettiva. Si potrebbe quindi chiedere agli investitori la realizzazione di opere di urbanizzazione a beneficio del Comune, come un grande parco urbano. Tutto questo – ha concluso – avrebbe ricadute positive anche sui quartieri popolari che insistono in quella zona”.

L'impatto economico e il mercato potenziale

Quando si parla di nuove costruzioni, vengono in mente la crisi del mercato immobiliare e le tante speculazioni che hanno contraddistinto il nostro territorio. È lecito dunque chiedersi se esista una domanda in tal senso: “Lavorando quotidianamente ci stiamo rendendo conto che si prospetta un mercato in crescita – precisa - esiste una richiesta diffusa che però non trova offerta: ci sono tante persone e famiglie che negli anni scorsi sono andati via da Catania per andare nei paesi dell'hinterland, ma oggi si rendono conto che passare due ore al giorno del proprio tempo in macchina per andare e tornare diventa insostenibile, molti vorrebbero tornare in città però chiedono un edificio che gli garantisca una qualità della vita come quella della villetta fuori città. Abbiamo fatto studi su casi reali in varie parti della città per edifici che vanno dai 45 agli oltre 100 metri realizzabili. Edifici realizzati con con tecnologie costruttive avanzate, che sono già la normalità nel resto del mondo: strutture in acciaio con solai tecnici e sistemi a secco, con grandi luci e possibilità di avere piante libere che possono essere riutilizzate nel tempo in modo molto agile adeguando le nuove funzioni. Oggi puoi fare un ufficio o un appartamento, domani un B&b. Quello che abbiamo proposto è un edificio di 101 metri, e oltre 100 metri si entra nell'olimpo dei grattacieli, e come sappiamo in Sicilia non ne esistono e un primato per Catania. Noi lo abbiamo immaginato anche con una piscina in quota, quindi immaginatevi una piscina a 100 metri di altezza da cui poter godere una vista meravigliosa di Catania. Naturalmente l'edificio avrebbe degli spazi dedicati al pubblico, parti di città portate in quota, cose che sono già state realizzate altrove. Catania può avere una 'skyline', sarebbe un cambio di passo e servirebbe a far capire che non abbiamo nulla di meno rispetto alle altre città”.

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