Inps chiede 75 mila euro ad ex pilota Windjet ma perde la causa

Una sentenza del giudice del lavoro di Catania mette la parola fine alla storia del contenzioso tra un ex pilota Windjet e l'Inps che aveva disposto nei suoi confronti, la decadenza dall'indennità di cassa integrazione e la restituzione delle somme percepite come ammortizzatore sociale

Una sentenza del giudice del lavoro di Catania mette la parola fine alla storia del contenzioso tra un ex pilota Windjet e l'Inps che aveva disposto nei suoi confronti, la decadenza dall'indennità di cassa integrazione e la restituzione delle somme percepite come ammortizzatore sociale. Il tribunale ha dichiarato illegittimo il provvedimento poiché la breve attività svolta all'estero - contestata dall'Istituto di previdenza - rientrava a pieno titolo nel periodo di addestramento indispensabile al mantenimento della licenza di volo.

Era l'agosto del 2012 quando la compagnia aerea catanese aveva di fatto chiuso i battenti cessando le attività di trasporto aereo. Da quel momento il pilota originario di San Giovanni La Punta ha iniziato a percepire l'integrazione salariale straordinaria prevista. Nel 2013 prende contatti con la compagnia Turkish Airlines che avrebbe potuto garantirgli un futuro lavorativo e infatti è stato in seguito assunto il 15 aprile 2013 con contratto a tempo determinato che prevedeva un periodo di addestramento iniziale concluso il quale avrebbe potuto svolgere l'attività minima necessaria al mantenimento dell'abilitazione al volo, il cosiddetto 'trial period' indispensabile per i piloti. Nel mese di maggio del 2013 ha ottenuto quindi il rinnovo della licenza di volo e ancor prima di ultimare l'addestramento, ha chiesto spontaneamente la sospensione dei benefici della cassa integrazione. La presunta sovrapposizione di attività lavorativa svolta all'estero nel periodo aprile-maggio gli è costata anche un procedimento penale per il reato di truffa, prontamente archiviato già all'esito delle indagini dalla Procura della Repubblica.

“Il caso – ha spiegato l'avvocato Ursula Raniolo che assiste il lavoratore - trae origine da una più ampia indagine avviata contro alcuni piloti Alitalia che percepivano la cassa integrazione benché lavorassero regolarmente all'estero per altre compagnie aeree. Il caso del pilota catanese però presentava alcune sostanziali poiché aveva omesso di comunicare la nuova assunzione all’Inps solo in una primissima fase del nuovo rapporto (appena 37 giorni) che, per espressa clausola contrattuale, era deputato all’addestramento del pilota e al rinnovo delle licenze di volo indispensabili all’assunzione definitiva da parte di Turkish airlines. Terminato il periodo di addestramento – ha continuato - il pilota ha comunicato tempestivamente all’istituto previdenziale la nuova assunzione. Ciò nonostante, il breve periodo di sovrapposizione tra l’indennità previdenziale e gli emolumenti salariali del nuovo rapporto di lavoro ha portato l'Inps a richiedere indietro l'ingente somma di 75mila euro percepita nell’anno precedente come ammortizzatore sociale, una richiesta che era in contraddizione con una circolare dell'istituto stesso con la quale si chiarisce che lo svolgimento dell’attività lavorativa minima necessaria a mantenere l’abilitazione al volo non comporta per i piloti la decadenza dal relativo trattamento”.

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