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Ecco come e dove vivono gli studenti universitari fuori sede

Un giro tra gli studenti universitari per capire come funziona la logica degli alloggi in città. Tra case dello studente e affitti, prevalentemente "in nero", mantenere un figlio all'Università è sempre più difficile

Dorotea Lo Greco25 ottobre 2011

La parola crisi ricorre troppo spesso nel nostro vocabolario quotidiano. Ma quali sono i settori più colpiti e, soprattutto, le categorie sotto mira? Agli studenti, forse, il primato e - di riflesso-  alle famiglie che devono mantenerli agli studi. La spesa più ardua da affrontare, l'alloggio per i fuori sede. Ed è proprio per questo motivo che intervengono gli enti regionali e non, in  soccorso alle famiglie.

Ecco le cifre pubblicate dall’ERSU di Catania, Ente regionale per il diritto allo studio, per l’anno accademico 2011/2012: 710 i posti letto assegnati,1949 gli studenti che hanno presentato la domanda, 630 quelli esclusi per mancanza di requisiti, 1319 gli ammessi in graduatoria finale (in mancanza dell’assegnazione del posto letto, gli studenti avranno diritto ad un altro genere di contributo).

Per capire meglio qual è il meccanismo, quali sono le procedure che segue l’ente per assegnare i tanto ambiti alloggi, abbiamo parlato con il Dott. Alberti, responsabile dell’area operativa 1, che tratta proprio la gestione del bando di concorso. “La normativa è certamente complessa, si dice che deve essere cambiata, ma è così dal 2001. La logica che segue all’assegnazione del posto letto piuttosto che a quella della borsa di studio, è la stessa e i criteri sono essenzialmente due. Il primo è il reddito: si fa, quindi, riferimento all’ISEE, meccanismo codificato e standardizzato in tutta Italia, anche se è possibile introdurre requisiti aggiuntivi più favorevoli per lo studente come, ad esempio, la presenza di altri dello stesso nucleo familiare che sono studenti universitari o fratelli o sorelle dello studente con reddito o patrimonio". "Il secondo criterio- continua Alberti -è quello del merito. Il concetto di 'meritevole' si basa sulla valutazione dell’intera carriera universitaria (a partire dall’anno di prima iscrizione assoluta) e svolta nel più breve tempo possibile, relativamente alla durata legale del corso, con la tolleranza di un semestre aggiuntivo (se il corso è di 3 anni,si valuta fino a 3 anni e mezzo)".

Questo significa che aggirare la norma diventa poco probabile, come rassicura il responsabile dell’ERSU, aggiungendo e precisando che all’attività di controllo si dà importanza prioritaria, visto che l’ente consulta i registri universitari - nella ricostruzione delle carriere - e ha delle precise convenzioni col Ministero delle Finanze, relativamente alla situazione economica dei nuclei familiari.  “Non c’è alcuna discrezionalità, il principio che seguiamo è quello della trasparenza: ogni studente concorre con i colleghi dello stesso anno e, quindi, a pari condizioni”, conclude il dott. Alberti.


E dal lato degli studenti? Che differenze ci sono tra chi vive negli alloggi universitari o, comunque, beneficia di contributi e chi, invece, vive in affitto in case private?

Marco Naccarato, 21 anni, studente della facoltà di Giurisprudenza di Catania, vive nella Casa dello studente della Cittadella. Si dice soddisfatto del sistema Ersu e della sua organizzazione. “ La cosa che a me piace è che ogni anno cercano di migliorare qualcosa rendendo i servizi offerti piu accessibili e facilmente reperibili. Personalmente elogerei il direttore della casa dello studente, dott. Reale, sempre disponibile e attivo nel migliorare la gestione e il funzionamento della casa”, chiarisce lo studente, precisando i pro e i contro. “Per quanto riguarda il risparmio, abitare nella casa dello studente ha i suoi vantaggi non pagando alcun affitto chiaramente. I pro sono senza dubbio la possibilità di fare tante conoscenze, di studiare in delle ampie e silenziose aule studio e la particolare rapidità di recepire e risolvere problemi di manutenzione vari. Anche la pulizia è buona. Sinceramente pensandoci non trovo contro”, conclude Marco, aggiungendo che, essendo assegnatario della borsa di studio (usufruendo, quindi, del tesserino mensa gratuito), non spende nulla,salvo per gli spostamenti in città.

Anche Angelo Margarone, 21 anni, studente della facoltà di Lettere, sostiene che l’Ersu sia di grandissimo aiuto per chi ha il desiderio di studiare, permettendo a chi vuole impegnarsi di poter sostenere più facilmente le spese universitarie. “Io ho beneficiato sia al primo anno che al secondo, della borsa di studio e mi ha veramente aiutato evitandomi di dover lavorare e di gravare troppo sui miei genitori. Credo che il sistema non sia però perfetto per due motivi principali: non c'è molta puntualità nella consegna delle rate relative alla borsa di studio e nel rimborso delle tasse universitarie e, poi, i posti-letto offerti agli studenti non sono molti” prosegue Angelo, concludendo che grazie ai sussidi può permettersi di comprare qualche libro originale in più, pagare il posto letto, le spese di abitazione.

E tutti gli altri? Quelli della “classe media” e che non sono proprio in regola con le materie, come se la passano?

F.D. 23 anni, studentessa di Scienze Politiche, vive nel centro storico, paga 100 euro al mese per una camera doppia abbastanza piccola. In una casa con altre 4 persone, non in buonissime condizioni, nella quale non ci sono riscaldamenti e trascurata dal padrone di casa che non ha fatto loro il contratto. Vivere a Catania le costa più di 200 euro al mese e si ritiene soddisfatta, dato che i prezzi delle case in quella zona sono più alti (in genere, 150euro per le doppie e 200/220 per le singole).

E.L.,studentessa di Lingue, vive in Piazza Borgo, paga 200 euro al mese per una singola, ogni due mesi con le altre 2 coinquiline, paga solo la luce, esclusa l’acqua e il condominio, dei quali si  fa carico il padrone di casa, che non gli ha fatto il contratto, ma col quale hanno stipulato una specie di accordo secondo cui si prevede che le spese rimarranno tali fino a quando non si lascerà la casa. “La mia casa è in condizioni discrete, mi sento fortunata perché sono arrivata a Catania 4 anni fa. Adesso la situazione è diversa: ci sono case vecchie, le bollette sono tutte a carico degli affittuari e i prezzi si sono alzati. Ad Enna, invece, a parità di prezzo trovi case nuove e con posto macchina o moto incluso”.

E su 3 studenti intervistati, almeno uno al quale il proprietario di casa ha fatto il contratto c’è Giuseppe Cinquemani, 25 anni, studente di Economia e Commercio. Vive in zona Stazione, viale Libertà e, insieme con gli altri 6 coinquilini, paga l'affitto di una casa 600 euro al mese, più le spese di condominio, acqua, metano e spazzatura (400 euro l’anno). “Tra spesa, tasse, trasporti per tornare a casa, servono dai 70 ai 100 euro a settimana. Diventa sempre più difficile per una famiglia mantenere i figli all’Università”, conclude Giuseppe.

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