Lavoro: nuove opportunità di carriera nel settore della cultura

Fare formazione editoriale e creare figure professionali qualificate in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel management di settore. Sono questi gli obiettivi della prima Accademia delle Editorie made in Catania

Apre a Catania la prima Accademia delle Editorie, una ventata di aria fresca e "pulita" per i tanti giovani che vogliono intraprende un lavoro nel settore umanistico. La "scuola" nasce dalla pluriennale esperienza di Villaggio Maori Edizioni e del Festival DeScritto, tra i suoi obiettivi la creazione di figure professionali qualificate in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel management di settore.

Abbiamo intervistato il “preside” della prima accademia siciliana dedicata al mondo della scrittura, Salvatore La Porta.

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Attualmente in Sicilia ed in particolare a Catania quali sono le prospettive per i tanti ragazzi che "escono" dalle facoltà umanistiche?
In realtà le prospettive lavorative sono pessime: per molti anni si è pensato di poter formare gente che poi fosse destinata ad insegnare nei licei e all'università. E che a loro volta avrebbero formato gente destinata a insegnare negli stessi posti. È ovvio che prima o poi il sistema sarebbe imploso. L'alternativa sarebbe fare cultura, invece che insegnarla: libri, giornali, eventi ed editoria, insomma. Ma per fare questo serve una formazione seria e contatti con le aziende del nord. L'idea dell'Accademia nasce da questo presupposto”.

Com'è la situazione dell'editoria a Catania?
Non buona. Quasi tutte le case editrici sono "a pagamento": cioè chiedono un contributo economico ai propri autori per la pubblicazione delle loro stesse opere. Noi del Villaggio lo riteniamo un comportamento scorretto verso l'autore e verso il lettore. In questo modo si stampano cose pessime, in gran quantità, abbattendo il mercato locale. Questi editori guadagnano direttamente sul contributo versato dagli autori: sono tipografie mascherate da marchi editoriali”.

Cosa vuole essere l'Accademia delle Editorie in un mercato del lavoro in crisi come quello locale?
“Una "via di fuga", un portale verso una realtà più sana come quelle di Milano e Roma che, nonostante la crisi, rimangono i mercati editoriali più vivi d'Italia (insieme a Torino) e dove fare uno stage ha ancora un senso”.

A poche settimane di "vita" avete già avuto qualche riscontro?
Ci sono le prime richieste d'informazioni, qualche liceo che vuole incontrarci per spiegare il nostro progetto ai ragazzi. Vedremo: per quest'anno non credo che potremo gestire più di 20/25 iscritti. È un progetto valido: speriamo che la città sappia approfittarne”.
 

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