Teatri in crisi: pochi soldi e tanti tagli mettono in ginocchio la cultura

I maggiori problemi del settore riguardano i ritardi nella gestione dei finanziamenti Europei destinati alle iniziative culturali nell'isola. Molti pagamenti sono, infatti, fermi al 2010

La crisi economica e i tagli stanno colpendo in modo disastroso la cultura teatrale a Catania e in provincia. La Regione ha messo in bilancio solo trentamila euro per i teatri cittadini, a fronte dei sei milioni dello scorso anno.  Una cifra bassissima, che allarma amministratori e sindacati alle prese con problemi di cassa. Abbiamo parlato con alcuni operatori del settore per capire come i tagli stanno influenzando gli spettacoli teatrali 2012-2013.

I tagli alla cultura, effettuati dal nostro Governo, sono deplorevoli. Da tempo, ormai, il panorama teatrale si trova a vivere una situazione di coma profondo – dichiara Mara Di Maura attrice e direttore della Sala Teatro Ridotto a Cibali  - In una simile situazione produrre spettacoli di qualità diventa sempre più difficile. Ricordo che il teatro è un lavoro e la professionalità, quindi, deve essere retribuita. In un paese civile dovrebbe esistere un fondo da destinare allo spettacolo e alle arti in generale. Le compagnie teatrali etnee, invece, sono abbandonate a se stesse e, in questo modo rischiano di chiudere i battenti. Se la cultura e l’arte sono considerate un bene comune è giusto che siano sovvenzionate in modo disciplinato, purtroppo troppo spesso i finanziamenti vengono dati in base a conoscenze e raccomandazioni”.

Una situazione amara che però non demoralizza le compagnie teatrali etnee. La provincia di Catania è, infatti, un laboratorio ricchissimo di idee culturali. L’annuario degli spettacoli comprende una varietà di titoli, molti dei quali ben rappresentati, da fare invidia a una metropoli.

Per fortuna il teatro non è morto e mai morirà – continua Mara Di Maura - non vorrei sembrare ottimista ma parlando con il pubblico, con i cittadini, posso garantire che, sebbene la crisi economica è palpabile, la gente ha ancora voglia di andare a teatro e, ancor di più di andare ad assistere a uno spettacolo ben fatto. Chi produce spettacoli s’ingegna come può – Continua Mara - sono convinta che la povertà dei mezzi non coincida con scarsa qualità ma può, altresì, stimolare lo sviluppo di idee nuove, di quelle idee che altrimenti non avrebbero modo di germogliare. Lo stesso Grotovsky parlava di un teatro povero con al centro l’attore e le sue potenzialità interpretative”.

I maggiori problemi del settore riguardano i ritardi nella gestione dei finanziamenti Europei (POR) destinati alle iniziative culturali nell’isola. Molti pagamenti sono, infatti, fermi al 2010 e, tra gli operatori del settore sono nati dubbi in merito alle modalità di gestione. L’attuale condizione economica dei teatri catanesi sta mettendo a rischio un intero settore e in generale il turismo culturale del territorio. Diversa invece la situazione nel resto dell’Europa e del mondo, dove  il settore in crescita è proprio quello del Turismo culturale.

“I tagli hanno colpito, notevolmente, il mio teatro – afferma  Gianni Salvo,  direttore del Piccolo Teatro - è grave il ritardo con il quale la Regione assegna i contributi annuali, impedendo così una programmazione razionale e consapevole. Le assegnazioni per il 2012 sono state fatte alla fine di settembre, cioè alla fine della programmazione annuale”.

Tra i direttori teatrali c’è anche chi dissenta, e ritiene che la cultura è una potente macchina economica che potrebbe benissimo vivere senza finanziamenti. L’idea di base, infatti, è che la qualità e la professionalità vanno sempre premiate, in questo caso dalla vendita dei biglietti e dal conseguente parere favorevole del pubblico. 

"Esistono Teatri che non vivono di finanziamenti pubblici, tuttavia la loro sopravvivenza non è considerata a rischio. Sono quelle realtà virtuose che hanno avuto la forza di fare della cultura un sistema di impresa – dichiara Marco Tringali, Teatro degli Specchi -  Al momento pare che senza finanziamenti sia una vera impresa fare cultura. Permettetemi di dissentire, io mi associo al coro di voci, il cui numero non è nemmeno così esiguo, che non credono che la promozione culturale possa dipendere esclusivamente dal riconoscimento di un contributo, tristemente legato in alcuni casi, all´adozione di squallide ed antimeritocratiche dinamiche. Sarebbe sufficiente soddisfare le attese del proprio pubblico fino a crearne, con ambizione e coraggio, di nuove senza mai deludere le aspettative in visione di un orizzonte quanto più vasto e accattivante - continua Tringali - Rispetto ai finanziamenti da anni auspico un ridimensionamento o una razionalizzazione dei fondi che riconosca alle varie realtà, possibilità in termini strutturali e non di rimborso. Sarebbe opportuno riconsiderare l´aiuto o il contributo pubblico in relazione alla concessione di spazi, attrezzature, supporto logistico e tecnico, eventuale utile da rinvestire nelle programmazioni presenti e future dovrebbe essere il pubblico a veicolarlo, solo se convinto dalla bontà di un´idea, o dall´efficacia di un operazione culturale. Ben diverso è il caso di strutture o enti pubblici la cui esistenza dipende dall´erogazione di fondi deliberati o già stanziati".
 

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