Giovanni Marzagalli: 22 anni e tre Globi D'Oro nel salotto di casa

John Real in arte Giovanni Marzagalli, 22 anni diplomato al liceo Vaccarini di Catania, è, attualmente, il più giovane regista d'Europa che, con il film "Native" ha vinto tre Globi D'Oro

John Real e l'attrice protagonista del film Native, Giovanna Mandalari

John Real in arte Giovanni Marzagalli, 22 anni diplomato al liceo Vaccarini di Catania, è, attualmente, il più giovane regista d'Europa che, con il film “Native” ha vinto tre Globi D'Oro.

La trama del lungometraggio che, sembra voglia diventare il thriller-horror più rappresentativo del made in Italy, riprende un’antica tradizione sicula: le “native” o conosciute nel folklore popolare come “donne di fuora” sono personaggi leggendari dai poteri paranormali che, di notte riescono a uscire dal loro corpo per vendicarsi dei torti subiti e tormentare le loro vittime.

Abbiamo intervistato Jhon e cercato di capire cose si nasconde dietro un  “genio” siciliano.

In quali paesi Etnei è stato girato il film?
Nicolosi, Pedara e Randazzo sono i comuni protagonisti di questa pellicola. Molte delle persone che, vedono il film non riconoscono i luoghi siciliani, questo perché solitamente si immaginano la Sicilia con una forte luce gialla, tutto molto arido e un albero di fico d'india qua e là. Ma, la Sicilia non è solo questo, l'Etna è un’attrazione cinematografica che nasconde paesaggi fantastici e giochi di colore stupendi. Ed è questo aspetto che, voglio raccontare della Sicilia, un aspetto nuovo e poco valorizzato”.

Com'è nata l'idea di Native?
Conoscevo già la leggenda delle "donne di fuora" o "donne della notte" e mi era stato, da poco, proposto la realizzazione di un film che, si avvicinasse al genere horror.  Solitamente, passeggio molto sull'Etna, in cerca di idee o d'ispirazione, ed è proprio così che è nato il film “Native”. E’, una delle cose che mi venne subito in mente fu il titolo: "Native". Il titolo della pellicola non è il vero nome di queste donne, ma avevo intenzione di raccontare una storia cinematografica che puntasse molto a intrattenere il pubblico e tenerlo sulle spine e, la parola Native mi ha subito affascinato”.

Raccontami della tua passione per il cinema?

Certe passioni sono inspiegabili. Mi ricordo una mattina della mia infanzia: rimasto a casa per un’influenza ho visto un film di Michael Mann, “L'ultimo dei Mohicani”, alla fine del film ero, realmente, commosso e dissi a mia madre che volevo fare questo, volevo raccontare storie e far emozionare la gente.  All’età di 7 anni ho cominciato a giocare al regista, dirigendo i miei amici nel cortile di casa, ricordi bellissimi. Oggi mi rendo conto che, le mie giornate sono sempre state piene di cinema. Non è vero che la fatica non si sente quando lavoro e passione coincidono, sicuramente, si è più forti nell' affrontare i problemi, ma dietro tanti sorrisi ci sono infiniti sacrifici”.

Quali sono i progetti per il futuro?
Adesso sto preparando un altro film come regista, una pellicola che sento particolarmente e spero sia accolta con tale importanza dal pubblico. Ho intenzione di ingrandire la "Fenice Films", azienda cinematografica, con altri progetti che ho già iniziato a Catania. Sto collaborando con un accademia per creare corsi di formazione cinematografici, mi piacerebbe nell'arco del prossimo anno avviare un progetto per produrre un film a Catania, credo thriller, ma sono aperto anche ad altri generi”.

Cosa significa vincere tre Globi D'Oro a soli 22 anni?
“E' una soddisfazione per chi lavora in questo settore, perché segna delle tappe e ti fa capire che, stai seguendo la strada giusta. Il fatto di aver raggiunto questo risultato alla mia età è un grande appagamento e crea in me un'infinita riconoscenza verso le persone che, hanno creduto nelle mie idee: i miei genitori e le mie sorelle prima di tutti”.

Il film è tutto siciliano, dal regista alla storia, dal produttore agli attori.  Cosa significa questo per la città di Catania?
"Significa davvero tanto. Per quanto io ami Catania e i catanesi, purtroppo questa città valorizza talenti che, spesso vengono da fuori. Io sono un regista catanese, il mio produttore Emanuele Leone lo è e tanti attori, come Andrea Galatà, Enrico Sortino, Egle Doria che, hanno fatto parte del cast Native sono di Catania. Conosco molti registi e produttori locali che, si danno da fare per raccontare storie e muoversi all'interno del territorio, ma l'occhio degli enti e degli eventi cinematografici del territorio non si concentra a valorizzare i catanesi. Credo che qui la concezione sia quella di "nati per vivere da secondi" e questo non lo posso accettare".

Vedi in futuro altri film made in Catania?
Si, sicuramente girerò altri film a Catania e sull'Etna. E' una città che porto nel cuore e voglio cercare di spingerla non solo a livello visivo, ma anche culturale. Sto collaborando con un'accademia che stimo molto: "L'Accademia Internazionale del Musical".  Il progetto è quello di proporre corsi cinematografici per aspiranti registi, come me.  Nel 2012 , vorrei realizzare ,con la mia produzione, la "Fenice Films", un lungometraggio interamente prodotto a Catania, spero di trovare presto le condizioni giuste”.


Quali sono le difficoltà incontrare nel territorio per la messa in scena del film?
Ho collaborato spesso con la Film Commission di Catania e mi sono sempre trovato benissimo. Purtroppo il periodo delle riprese di "Native" è stato un po' particolare e l'ente non ha potuto seguire il progetto con costanza. Le difficoltà più grandi che riguardano il territorio etneo le ho trovate nella collaborazione con i comuni che, definirei inesistente. Torno a ripetere che l'Etna e i paesini etnei sono davvero unici e credo che, serva più disponibilità da parte di tutti per incentivare e aiutare le produzioni che, desiderano girare in queste location”.
 

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