Riscossione Sicilia, parla Fiumefreddo e l'Antimafia vuole approfondire

Le dichiarazioni in Commissione dell'avvocato catanese Antonio Fiumefreddo, sentito in merito al 'sistema Montante', hanno suscitato l'interesse della presidenza dell'Antimafia Ars che sta valutando di aprire una nuova indagine

L'audizione in Commissione Antimafia regionale del penalista catanese Antonio Fiumefreddo, ascoltato il 18 gennaio scorso in merito all'indagine sul cosiddetto 'sistema Montante', potrebbe accendere un faro su un altro settore attualmente al centro degli interessi della magistratura inquirente: il sistema di riscossione siciliano. Un meccanismo, nè è sicuro il legale, in cui i "grandi patrimoni, molti dei quali di natura criminale" da sempre "sono misteriosamente sfuggiti al controllo dell'esattoria regionale", come ha spiegato a CataniaToday.

Proprio per questo motivo, per far chiarezza su quelle "aree opache" - come le definisce Fiumefreddo - il presidente della Commissione, Claudio Fava, sta valutando in queste ore la possibilità di aprire un focus d'indagine, in base alla competenza che ha l'organismo parlamentare nell'ambito dell' anti-corruzione. L'avvocato ha infatti descritto un quadro corposo di episodi, ai quali lui stesso ha assistito nel periodo in cui è stato al vertice di Riscossione Sicilia s.p.a., che hanno "messo in luce il condizionamento della riscossione ad interessi illeciti". Motivo per il quale, dopo aver cercato di denunciare questi fatti ed essersi "scontrato contro un muro di omertà", Fiumefreddo sarebbe stato messo alla porta dal governo regionale.

"Ascoltato in Commissione Antimafia - ha spiegato Fiumefreddo - ho esposto alcuni episodi vissuti nei quasi due anni in cui sono stato prima presidente e poi amministratore di Riscossione. Sto parlando di numerosi casi attraverso i quali è stato possibile toccare con mano un fortissimo condizionamento di alcuni poteri opachi che avevano piegato negli anni la riscossione ad interessi illeciti". "Se da un lato si lasciava che la povera gente pagasse in modo rigoroso, venendo spesso sommersa dalle cartelle - chiarisce meglio il professionista - dall'altro i grandi patrimoni illeciti, fino a quel momento, non sono stati mai aggrediti". 

"Patrimoni che, come dimostrano almeno 35 anni di attività delle procure, sono evidentemente infiltrati dagli interessi di Cosa Nostra: i settori, a titolo esemplificativo, sono quelli della grande distribuzione di carni e pesce o del movimentamento della terra"."Faccio un altro esempio - continua ancora - Quando come capo di Riscossione ho preteso che i grandi produttori di petrolio pagassero le tasse in modo appropriato, ho chiesto di avere una mappa delle piattaforme off-shore ma, dalla Regione, mi è stato detto che non esisteva un documento del genere: il che ovviamente non è credibile".

"Ho anche parlato dell'assurdità del fatto che non si capisce da chi vengano controllate, attualmente, intere aree demaniali siciliane - aggiunge in fine - Esistono infatti insediamenti inquientati dal punto di vista del capitale e, per fare chiarezza, ho dovuto chiedere una convenzione con la Guardia di Finanza perché non ho avuto alcuna collaborazione dalla Regione". "Qui si da per scontato una cosa - conclude Fiumefreddo - cioè che le esattorie 'cattive' siano finite con i cugini Salvo. Loro però avevano ben 23 soci che, nel tempo, sono ancora attivi ed hanno ricoperto importanti incarichi. A prescindere dal colore dei governi. Esiste insomma un potere parallelo e criminale trasversale, che opera attraverso alcuni politici, alcune logge, ma in cui la politica è ancillare e obbedisce in modo fortemente inquietante ad altri tipi di interessi".

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