Dissesto economico: cos'è e quali sono le conseguenze per i cittadini

Il professor Maurizio Caserta, docente di Economia delle Istituzioni, ci aiuta a capire cosa cambierà concretamente per i cittadini catanesi dopo la dichiarazione del dissesto economico-finanziario

La Corte dei Conti, questa mattina, ha inviato una relazione all'amministrazione in cui ha rilevato le condizioni per dichiarare il dissesto economico-finanziaro per il Comune di Catania. Una decisione prevista da molti che aleggiava come uno spettro all'interno dei corridoi di Palazzo degli Elefanti, già da qualche anno. Ad annunciarlo, in conferenza stampa, sono stati il sindaco Salvo Pogliese ed il vicesindaco, assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi che, durante la sua esperienza alla guida della giunta di Giarre, ha gestito quest'ultimo ente nelle medesime condizioni. Ma cosa cambia, concretamente, nella vita amministrativa della città e per le tasche dei contribuenti catanesi? A spiegarlo a CataniaToday è il professor Maurizio Caserta, docente di Economia delle Istituzioni all'Università di Catania ed esperto di contabilità pubblica.

Cosa vuol dire la parola 'dissesto' professore? Quando si verifica concretamente? 

"In un paragone che certamente deve tenere conto delle dovute differenze, possiamo fare riferimento al fallimento di un'impresa. Quando avviene questo? Quando un'azienda non è piu in grado di adempiere ai suoi debiti. Anche una pubblica amministrazione può 'fallire' a causa dei debiti contratti nel tempo, utilizzando molte virgolette, e quindi trovarsi nell'incapacità di assolvere alle proprie funzioni fondamentali ovvero erogare servizi al cittadino. La differenza con un'impresa privata è che questa può chiudere, mentre le pubbliche amministrazioni non possono. In questo caso è evidentente che l'ordinamento giuridico e lo Stato intervengono per cercare di limitare i danni. L'obiettivo del dissesto, insomma, è questo:  far sì che un ente sia messo su un binario virtuoso visto che, fino a quel momento, non lo è stato". 

Parliamo di un meccanismo che è frutto di errori quindi. Chi ha sbagliato? 

"E' evidente che non stiamo parlando di una catastrofe naturale, il dissesto è il risultato di cattiva gestione, di incompetenza, di errori, a volte anche di malafede e di comportamenti non leciti. Non possiamo ritenere che sia il risultato della malasorte. Non siamo stati più sfortunati ma solo più incompetenti. La responsabilità è diffusa, certamente non imputabile soltanto agli ultimi amministratori. C'è da dire che la situazione è generalizzata a livello nazionale ed il contesto è difficile, perché le risorse per i Comuni sono sempre meno. Le domande dal territorio sono anche cresciute e si è venuto a creare una specie di corto circuito che ha reso sempre più difficile per i Comuni erogare servizi. La differenza però è che alcuni hanno utilizzato bene le risorse a disposizione, altri no". 

A quando risale, secondo lei, l'origine di questa situazione?

"Già quando il sindaco era Raffaele Stancanelli si era posto il problema, tanto che l'amministrazione aveva fatto un piano di riequilibrio, che è il passo precedente al dissesto. Una manovra dove si tenta di contenere le spese, ridurre gli sprechi, al fine di poter ritornare ad un equilibrio finanziario accettabile. Ma la cosa va indietro almeno al 2007-2008. Per alcuni ancora più indietro agli anni precedenti. Le responsabilità sono diffuse, come dicevo prima, non si può addebitare a una singola persona l'atto che ha portato a questo esito ma è un malcostume che viene fuori in tutta la sua forza". "Credo che se c'è una riflessione politica da fare questa riguarda l'esistenza di un problema strutturale: le amministrazioni non ce la fanno più. Un processo che le alleggerisca, trasferendo ad altri alcune funzioni, non farebbe male. Il dibattito dovrebbe spostarsi dunque su questo: come facciamo ad aiutare gli enti che non riescono più?". 

Quali saranno gli effetti per i cittadini, almeno quelli più percepibili? 

"La legge prevede che si formi una commissione di liquidatori, che prenderanno quella che chiameremmo la bad company, cioè tutti i debiti, e proveranno a utilizzare l'attivo del Comune per fronteggiarli. E' evidente che non si potrà continuare come prima, l'amministrazione avrà l'esigenza di raccogliere il maggior livello possibile di risorse, anche se è quasi impossibile peggiorare l'aggravio sui cittadini. Ma una serie di servizi potrebbero essere sospesi e molte delle cose che si facevano prima non potranno più essere svolte. Si sentirà quindi sulla città una riduzione considerevole delle attività del Comune. Ecco questo è l'effetto più grosso: dovendo ridimensionare la sua spesa, una serie di attività economica legate al Comune non potranno più essere svolte, alcuni servizi non potranno essere erogati, sicuramente non nella stessa misura. Gli effetti, insomma, si sentiranno certamente".

Dopo il ricorso cosa può succedere?

"Se è possibile fare ricorso si può prevedere una riforma del provvedimento. Ma mi pare improbabile che questo accadrà. Il ricorso spesso si fa per acquistare un po' di tempo, una scelta legittima, ma la situazione è conclamata da tempo e mi sembra strano che un organo superiore cancelli la decisione della Corte dei Conti regionale. Se la cancellasse avremmo parlato del nulla, ma ci sono tutti gli elementi per pensare che l'annullamento non ci sarà". 

Lei pensa che il vicesindaco, ed assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi sia in grado di gestire la situazione? 

"Certamente è una persona di competenze spiccate, non so però come un singolo uomo possa risolvere il problema. Non è soltanto una questione di politiche di bilancio, la situazione è purtroppo più grossa e se riguarda da una parte le scelte amministrative, dall'altra fa leva sulla capacità di leggere il contesto in generale".

Brutalmente: come se ne esce? Come faremo a risollevarci dal dissesto? 

"Si può provare ad uscirne modificando in parte il modo di fare politica. Il piano di riequilibrio del 2012, che Bianco sposò, prevedeva tutte le cose che si fanno con i debiti: ridurre le spese e magari vendere qualcosa. Quello che anche le famiglie fanno per provare a fare cassa. L'eccessivo aumento della spesa è un problema che hanno tutte le amministrazioni. Spesso la spesa però viene usata per mantenere concentrati di potere quando non addirittura a compiere illeciti: si dovrebbe quindi riqualificare la spesa e pensare a una riforma che affidi alcuni servizi agli enti del terzo settore. E' possibile spostare alcune voci di spesa e alleggerire i Comuni, dare cioè la possibilità di destinare funzioni ad altri soggetti. Non esternalizzare, ma affidare funzioni in tutto o in parte ad altri. Mettendo in piedi, contemporaneamente, una lotta agli sprechi, soprattutto se derivanti da comportamenti illeciti". 

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Commenti (4)

  • Era ora...adesso è lo sanno anche i catanesi...

  • Certamente Catania paga la Mala gestione di diversi amministratori che non hanno saputo risparmiare, anzi hanno badato solo a creare una falsa immagine ad una città che aveva imboccato strada del tracollo finanziario. Chissa, forse il nodo del tondo Gioieni é stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.....tanti milioni di Euro sprecati.

  • Avatar anonimo di Guido
    Guido

    La soluzione "brutale", data in buonafede, senz'altro, fa ridere perché Catania fallisce per colpa del 95% dei catanesi, ogni giorno, ogni anno.  

  • Che schifo.

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