Mafia e criminalità, Riccardo Pellegrino: "Chi sbaglia vada fuori dalla città"

In un'intervista rilasciata alla nostra testata, Pellegrino ha parlato delle vicende giudiziarie che vedono coinvolto lui ed i suoi familiari e anche della condanna a nove anni del fratello Gaetano per associazione mafiosa

Il consigliere comunale Riccardo Pellegrino è stato intervistato ieri in diretta dalla nostra redazione. Il giovane ex forzista è oggi candidato sindaco della lista "Un cuore per Catania", realtà civica che corre in modo indipendente per le elezioni amministrative del prossimo 10 giugno. Durante il colloquio con i giornalisti ed i lettori di CataniaToday, Pellegrino ha parlato delle vicende giudiziarie che vedono coinvolto lui ed i suoi familiari e - per la prima volta con un quotidiano - anche della condanna a nove anni del fratello Gaetano, detto "u funciutu", per associazione a delinquere di stampo mafioso. Decisione stabilita solo due giorni fa dal Tribunale di Catania, al termine del processo di primo grado nato dall'inchiesta "Ippocampo". Una lunga indagine, culminata con l'arresto del boss Nuccio, che ha messo alla sbarra il vertice del clan Mazzei.  

Le elezioni regionali

Per quanto riguarda le prime polemiche sulla sua candidabilità durante le elezioni regionali dello scorso novembre - si parlava di lui come "impresentabile", proprio per l'indicazione delle sue parentele all'interno di un report redatto dalla commissione Antimafia regionale, presieduta all'epoca da Nello Musumeci - Pellegrino spiega come l'esito di quegli approfondimenti non abbia mai portato a conseguenze rilevanti. "Sono stato oggetto di un'indagine da parte della commissione Antimafia regionale, insieme ad altri consiglieri del Comune di Catania - chiarisce il candidato a CataniaToday - Ma alla fine non è stato trovato nulla di rilevante sul mio conto, nonostante gli attacchi e le calunnie".

La condanna del fratello Gaetano

Anche la condanna per mafia del fratello non sembra turbare troppo il consigliere, che argomenta: "Come dice la Costituzione, il reato è personale. Non si può dare una colpa a chi non ha commesso l'atto e, come si è visto, io non c'entro nulla sulla vicenda". "Si tratta tuttavia di un giudizio di primo grado dovremmo aspettare il terzo grado". "Ringrazio in ogni caso la magistratura che ha fatto indagini approfondite su di me, non trovando nulla di rilevante, solo voci di popolo". "Non penso sia il caso di fare un passo indietro - chiarisce - è giusto così perché io sono estraneo ai fatti contestati a mio fratello. Ho parlato con il pubblico ministero e non ho nulla da nascondere e nulla da temere, rispetto invece a molti altri politici che dentro gli armadi hanno scheletri enormi. Lo dice uno che conosce i territori - attacca - soprattutto nei quartieri popolari". 

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Le indagini per corruzione elettorale

Pellegrino è stato coinvolto insieme al padre in un'indagine che lo vede accusato di corruzione elettorale. Secondo la Procura il consigliere avrebbe "comprato" pacchetti di voti pagando cinquanta euro a persona, in occasione delle scorse elezioni regionali, in cui era candidato a con Forza Italia a sostegno di Nello Musumeci. "Ho dato tramite i miei legali un'occhiata agli atti - risponde il candidato - è un altro polverone che si concluderà con un nulla di fatto. Ho piena fiducia nella magistratura, perché ho la coscienza pulita. Quello che è stato detto sul mio conto non è veritiero, ma attendiamo i risvolti dell'eventuale procedimento per poter parlare meglio dei fatti". 

La criminalità nei quartieri e "l'assenza dello Stato"

Pellegrino ha parlato inoltre del problema della criminilità nelle periferie e nei quartieri del centro storico, spiegando come spesso ci si rivolga alle cosche per "assenza dello Stato". "La maggior parte dei quartieri sono stati lasciati a loro stessi, non ci sono spazi per i ragazzi per fare sport, per fare aggregazione - argomenta Pellegrino - Come si fa a spazzare il fenomeno della criminalità in questi posti? C'è stata una scarsa volontà della politica di fare qualcosa, molti giovani disoccupati finiscono nell'illegalità perché criminalità e disoccupazione vanno a braccetto. Sono strade sbagliate, sia chiaro, che poi portano ad essere rinchiusi nelle case circondariali. E sono tanti oggi in questa condizione". "Perché lo Stato e l'amministrazione non danno possibilità a questi giovani?", si chiede il candidato. 

"Rivolgersi alla criminalità non è una soluzione, ma il problema è anche chi alimenta questo sistema - aggiunge Pellegrino - Penso ad esempio alla droga. Chi viene ad acquistarla - spiega - non è la gente del posto, ma chi viene da fuori". "Su questo si dovrebbe essere molto rigidi - aggiunge - soprattutto dal punto di vista penale, perché sono loro che in quel momento stanno alimentando la criminalità".

E, sul fatto che quanto affermato potrebbe suonare incoerente con la storia giudiziaria del fratello, Pellegrino spiega: "Chi sbaglia paga, se mio fratello sarà condanno dovrà chiaramente pagare. Io sarei molto rigido, se a sbagliare fosse qualcuno della mia famiglia, a maggior ragione non lo farei tornare nemmeno in città, lo manderei fuori". In fine, sulle difficoltà dei quartieri conclude: "Ho scritto una lettera alla Prefettura e alla Questura, per segnalere alcuni dei problemi principali, sto aspettando una risposta, che spero arrivi presto". 

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